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Interventi

Scherzare con il fuoco

Le ricerche sul Dna, Fin dove si spinge la scienza.

di Ernesto Trotta |

Il Nobel per la chimica alle due scienziate che hanno scoperto come fare “taglia e incolla” sul DNA riporta in primo piano vecchi e mai risolti interrogativi sui rapporti tra scienza ed etica.
L’etica deve porre limiti alla scienza? Ci sono ricerche e sperimentazioni proibite o da proibire assolutamente? Bisogna che gli Stati intervengano con leggi e decreti?
Certo, pensare che un giorno non lontano potremmo (e forse già possiamo) “aggiustare”, modellare, manipolare, il DNA degli esseri viventi (mica solo umani…) secondo la volontà e le esigenze di qualcuno fa pensare, mette paura, pretende riflessioni approfondite, una presa di coscienza il più diffusa possibile delle conseguenze di qualsiasi scelta. Non è roba da liquidare così, su due piedi.
 
Spesso la scienza, ma anche la tecnologia, si sono trovate di fronte a scoperte, oppure invenzioni, con un forte potenziale di impatto sulla società umana, sull’organizzazione sociale, sui rapporti interpersonali ed internazionali, sul costume.
Le armi, in particolare quelle da fuoco, le macchine in generale, oppure la fisica atomica, la chimica e la biologia, l’informatica, persino la neurologia, sono tutte realizzazioni o scoperte potenzialmente pericolose per le società e spesso per l’esistenza stessa di tutto il genere umano.
Ed è innegabile che danni ne sono stati fatti, eccome. Basti pensare alle bombe atomiche, che hanno cambiato per sempre le relazioni tra le cosiddette grandi potenze, costrette alla sola deterrenza, coscienti che andare oltre questa potrebbe segnare la fine di tutta la civiltà (almeno però hanno relegato fuori delle strategie i grandi conflitti…).
 
Ebbene, tutte le volte ci poniamo il problema del possibile limite da porre alla attività di ricerca e sviluppo di nuovi concetti, nuove tecniche, nuove metodiche, per cercare di impedirne un utilizzo distorto, fuori controllo e potenzialmente distruttivo. In qualche caso sono in effetti stati posti limiti legislativi e regolamentari alle attività.
Ci chiediamo con una certa dose di angoscia: “È lecito pensare di clonare un essere umano? Crearne uno in laboratorio dopo averne progettato le caratteristiche?”.
Il solo pensiero fa venire i brividi, non c’è dubbio.
“Ma sarebbe anche lecito sperare di debellare malattie perniciosissime, intervenendo sulle cause genetiche, regalando vita e salute a persone che altrimenti non avrebbero speranze di vita?”
Questo aspetto mette meno i brividi, e la tecnologia è la stessa.
 
E già, perché come per tutte le attività umane, difficilmente il problema è nello strumento, ma piuttosto nel fine per il quale esso viene utilizzato. Un fucile serve tanto a difendersi da minacce esterne quanto ad apportare minacce. Col coltello si taglia una bistecca ma volendo anche la gola di qualcuno. Con l’eparina si fluidifica il sangue ma si può anche uccidere. Così, lavorando sul DNA, si possono creare vegetali più resistenti e più nutrienti, fondamentali dove si muore di carestia, siccità e fame, ma si potrebbe anche creare qualche specie di Frankenstein o favorire l’eugenetica.
Il problema è aperto da tempo e a mio parere lo resterà ancora per molto. Ciò non toglie che si possano fare alcune considerazioni di carattere più logico che etico.
 
Quando la scienza, nel suo progredire, raggiunge certe conoscenze, apre determinati spiragli, ci si chiede se chiudere lo spiraglio o proseguire. È sempre successo e succederà ancora.
Negli anni Trenta del secolo scorso l’evoluzione scientifica arrivò al punto di appurare che nella materia è contenuta una quantità incredibile di energia. Gli scienziati in ogni parte del mondo si resero conto che per quella strada si poteva arrivare a costruire ordigni esplosivi di inaudita potenza. Sarebbe servito dire: “Stop! Non si prosegue nello studio della fisica atomica!”? Sarebbe stato realistico? In più si avvicinava la guerra … Sappiamo come andarono le cose, e non potevano andare altrimenti.
Quando si apre uno spiraglio, da qualche parte c’è sempre qualcuno che ci si infila. E non sempre è quello animato delle migliori intenzioni. Gli si può quindi lasciare il monopolio di quella branca della conoscenza e delle sue pur terribili conseguenze? La mia risposta è decisamente NO.
Quando qualcosa può succedere, prima o poi succede: inutile cercare di fermare un fiume che scorre. Puoi deviarlo, puoi imbragarlo, puoi sbarrarlo per controllarne la portata, ma non puoi fermarlo. A nessun costo. Quindi il problema è tutto politico: regolamentare, controllare, concordare indirizzi, vigilare su possibili deviazioni pericolose.
Le azioni radicali sono inutili, oltre che materialmente impossibili da realizzare. Il mondo, la conoscenza, va avanti e gli si pongono problemi sempre nuovi, anche se scomodi. La politica deve gestire questi stress, deve essere in grado di mettere paletti ma non per limitare il progredire delle conoscenze, ma solo per tenerne sotto controllo possibili sviluppi non desiderabili.
Il fuoco ha fatto progredire la specie umana, ma ancora oggi, se ci sfugge di mano, fa disastri.
Capisco che è difficile, che è anche rischioso, perché qualcosa può sempre andare storto, ma dopotutto in oltre settant’anni l’arsenale atomico è stato tenuto sottochiave, e anche con significative riduzioni della sua entità. Si può fare.
Così dovrà essere per l’intelligenza artificiale e la robotica, ché anch’esse pongono problemi mica da ridere, e così pure per la genetica.
Insomma, ogni giorno aumenta la complessità del mondo, aumentano le conoscenze, e aumentano pure i rischi. Deve aumentare di pari passo anche la responsabilità degli umani. Non c’è alternativa.
No, in realtà l’alternativa c’è: il collasso delle civiltà e l’estinzione della specie. E prima o poi succederà.
 
Ernesto Trotta
Torino

Il Nobel per la chimica alle due scienziate che hanno scoperto come fare “taglia e incolla” sul DNA riporta in primo piano vecchi e mai risolti interrogativi sui rapporti tra scienza ed etica.

L’etica deve porre limiti alla scienza? Ci sono ricerche e sperimentazioni proibite o da proibire assolutamente? Bisogna che gli Stati intervengano con leggi e decreti?

Certo, pensare che un giorno non lontano potremmo (e forse già possiamo) “aggiustare”, modellare, manipolare, il DNA degli esseri viventi (mica solo umani…) secondo la volontà e le esigenze di qualcuno fa pensare, mette paura, pretende riflessioni approfondite, una presa di coscienza il più diffusa possibile delle conseguenze di qualsiasi scelta. Non è roba da liquidare così, su due piedi.

Spesso la scienza, ma anche la tecnologia, si sono trovate di fronte a scoperte, oppure invenzioni, con un forte potenziale di impatto sulla società umana, sull’organizzazione sociale, sui rapporti interpersonali ed internazionali, sul costume.

Le armi, in particolare quelle da fuoco, le macchine in generale, oppure la fisica atomica, la chimica e la biologia, l’informatica, persino la neurologia, sono tutte realizzazioni o scoperte potenzialmente pericolose per le società e spesso per l’esistenza stessa di tutto il genere umano.

Ed è innegabile che danni ne sono stati fatti, eccome. Basti pensare alle bombe atomiche, che hanno cambiato per sempre le relazioni tra le cosiddette grandi potenze, costrette alla sola deterrenza, coscienti che andare oltre questa potrebbe segnare la fine di tutta la civiltà (almeno però hanno relegato fuori delle strategie i grandi conflitti…).

Ebbene, tutte le volte ci poniamo il problema del possibile limite da porre alla attività di ricerca e sviluppo di nuovi concetti, nuove tecniche, nuove metodiche, per cercare di impedirne un utilizzo distorto, fuori controllo e potenzialmente distruttivo. In qualche caso sono in effetti stati posti limiti legislativi e regolamentari alle attività.

Ci chiediamo con una certa dose di angoscia: “È lecito pensare di clonare un essere umano? Crearne uno in laboratorio dopo averne progettato le caratteristiche?”.

Il solo pensiero fa venire i brividi, non c’è dubbio.

“Ma sarebbe anche lecito sperare di debellare malattie perniciosissime, intervenendo sulle cause genetiche, regalando vita e salute a persone che altrimenti non avrebbero speranze di vita?”

Questo aspetto mette meno i brividi, e la tecnologia è la stessa.

E già, perché come per tutte le attività umane, difficilmente il problema è nello strumento, ma piuttosto nel fine per il quale esso viene utilizzato. Un fucile serve tanto a difendersi da minacce esterne quanto ad apportare minacce. Col coltello si taglia una bistecca ma volendo anche la gola di qualcuno. Con l’eparina si fluidifica il sangue ma si può anche uccidere. Così, lavorando sul DNA, si possono creare vegetali più resistenti e più nutrienti, fondamentali dove si muore di carestia, siccità e fame, ma si potrebbe anche creare qualche specie di Frankenstein o favorire l’eugenetica.

Il problema è aperto da tempo e a mio parere lo resterà ancora per molto. Ciò non toglie che si possano fare alcune considerazioni di carattere più logico che etico.

Quando la scienza, nel suo progredire, raggiunge certe conoscenze, apre determinati spiragli, ci si chiede se chiudere lo spiraglio o proseguire. È sempre successo e succederà ancora.

Negli anni Trenta del secolo scorso l’evoluzione scientifica arrivò al punto di appurare che nella materia è contenuta una quantità incredibile di energia. Gli scienziati in ogni parte del mondo si resero conto che per quella strada si poteva arrivare a costruire ordigni esplosivi di inaudita potenza. Sarebbe servito dire: “Stop! Non si prosegue nello studio della fisica atomica!”? Sarebbe stato realistico? In più si avvicinava la guerra … Sappiamo come andarono le cose, e non potevano andare altrimenti.

Quando si apre uno spiraglio, da qualche parte c’è sempre qualcuno che ci si infila. E non sempre è quello animato delle migliori intenzioni. Gli si può quindi lasciare il monopolio di quella branca della conoscenza e delle sue pur terribili conseguenze? La mia risposta è decisamente NO.

Quando qualcosa può succedere, prima o poi succede: inutile cercare di fermare un fiume che scorre. Puoi deviarlo, puoi imbragarlo, puoi sbarrarlo per controllarne la portata, ma non puoi fermarlo. A nessun costo. Quindi il problema è tutto politico: regolamentare, controllare, concordare indirizzi, vigilare su possibili deviazioni pericolose.

Le azioni radicali sono inutili, oltre che materialmente impossibili da realizzare. Il mondo, la conoscenza, va avanti e gli si pongono problemi sempre nuovi, anche se scomodi. La politica deve gestire questi stress, deve essere in grado di mettere paletti ma non per limitare il progredire delle conoscenze, ma solo per tenerne sotto controllo possibili sviluppi non desiderabili.

Il fuoco ha fatto progredire la specie umana, ma ancora oggi, se ci sfugge di mano, fa disastri.

Capisco che è difficile, che è anche rischioso, perché qualcosa può sempre andare storto, ma dopotutto in oltre settant’anni l’arsenale atomico è stato tenuto sottochiave, e anche con significative riduzioni della sua entità. Si può fare.

Così dovrà essere per l’intelligenza artificiale e la robotica, ché anch’esse pongono problemi mica da ridere, e così pure per la genetica.

Insomma, ogni giorno aumenta la complessità del mondo, aumentano le conoscenze, e aumentano pure i rischi. Deve aumentare di pari passo anche la responsabilità degli umani. Non c’è alternativa.

No, in realtà l’alternativa c’è: il collasso delle civiltà e l’estinzione della specie. E prima o poi succederà.

Ernesto Trotta

Torino