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Interventi

Chi boicotta Immuni?

Comportamento irresponsabile. La pandemia si combatte anche con il contact tracing. 

di Ernesto Trotta |

A causa dell’app Immuni ho litigato di brutto con parenti e persone care, dell’app Immuni ho promosso in ogni modo l’utilizzazione, sull’app Immuni ho confidato per un efficace tracciamento dei contagi ed un razionale contenimento del virus, …, dell’app Immuni ora leggo e sento notizie che mi fanno letteralmente salire il sangue agli occhi e prudere le mani.

Ho sempre creduto, povero illuso! che il problema maggiore fosse convincere gli italiani, in verità sempre molto ritrosi e sospettosi verso qualsiasi cosa provenga dallo Stato (timeo Danaos et dona ferentes …) a fidarsi e scaricare l’app sul proprio smartphone (in Italia ce ne sono 40 milioni di adatti). In effetti quasi nove milioni di persone l’hanno fatto: ne servirebbero il triplo, ma comunque è sempre un bel numero.

Dall’inizio era chiaro che il funzionamento dell’app dipendeva a) da quante persone l’avrebbero scaricata, b) dalla capacità del Sistema Sanitario Nazionale (ma di gestione Regionale) di utilizzarla per il tracciamento dei contagi.

Ricordo brevemente che l’app registra (anonimamente) i contatti ravvicinati e prolungati (dieci minuti a meno di due metri, più o meno) tra due persone che hanno l’app sul cellulare. Qualora uno di questi risultasse positivo, l’ASL di competenza dovrebbe caricare i dati dell’app su un database, che provvede a segnalare a tutti i suoi contatti degli ultimi 14 giorni il potenziale rischio di contagio.

Semplice, chiaro, facile! E invece no!

I numeri prelevati dal sito ufficiale Immuni al 14 ottobre dicono che sono partite solo 10.060 notifiche con 567 utenti positivi: numeri irrisori rispetto ai 350.000 contagiati ufficiali!

Quindi pare proprio che in molti, troppi casi, le autorità sanitarie locali (alcune, tante, tutte?) siano completamente incapaci di alimentare il database dei contagi per cui, se uno munito di app viene scoperto positivo, nessuno si pregia di inserire i suoi dati nel sistema informatico per far partire (automaticamente!) le segnalazioni ai suoi contatti.

Diciamolo chiaro: è un comportamento irresponsabile, fortemente insensibile all’interesse comune, mi verrebbe da dire criminale, perché mette in pericolo persone ignare che invece potrebbero essere informate del potenziale rischio di contagio e provvedere a controllarsi e, eventualmente, isolarsi per non contagiare altri ancora. Si chiama “contact tracing”: in tutto il mondo si impegnano per farlo in modo efficiente… Qui pare proprio di no!

Siamo alle solite: ignoranza, ignavia, menefreghismo, disorganizzazione, burocrazia, cos’altro dire? E capita anche in Regioni all’apparenza molto impegnate ed efficienti nella lotta al Covid, come il Veneto di Luca Zaia.

D’altronde come stupirsi, se già a giugno, appena l’app fu rilasciata, ebbi modo di denunciare espliciti tentativi di boicottaggio, tra cui la presa di posizione nientemeno che del capo degli esperti nominati dalla Giunta Regionale del Piemonte (non un no-mask qualsiasi!), il quale esplicitamente invitò i cittadini a NON scaricarla, asserendo con irresponsabile prosopopea che essa non era “adatta al Piemonte”? Disse proprio così!

Non risulta che sia stato inchiodato alle sue parole, di una gravità inaudita, costringendolo a rettificare, anzi a ritrattare, visto che nessuna spiegazione razionale poteva essere fornita ad un’affermazione così palesemente assurda. Salvo che non volesse dire che la Sanità in Piemonte, governata dalla Giunta che lo ha nominato, è in uno stato talmente disperato, di tale abbandono, di tale sfascio, da non essere capace neppure di inserire un dato in un computer. Cosa peraltro offensiva per le migliaia di operatori che si fanno il mazzo negli ospedali e che avrebbero il diritto di ricevere direttive chiare e stringenti sul “contact tracing”.

Non so se sono riuscito a dare l’idea della follia dietro tutto questo: tempo, risorse e soldi per l’elaborazione dell’app, per la sua realizzazione, per la selezione tra le diverse opzioni, per la sua diffusione, per la comunicazione sui media, tutto inutile, vanificato dall’ignavia di autorità sanitarie regionali che non hanno capito (o non vogliono capire) a cosa serva davvero Immuni.

Mi viene in mente una vecchia storiella, secondo la quale, al momento dell’invenzione della bussola, tanti secoli fa, qualche navigato nocchiero avrebbe storto il muso dicendo: “Adesso non basta più timonare, devo pure guardare questo coso qui…!”.

In realtà c’è poco da scherzare: qui abbiamo il virus che si diffonde a vista d’occhio e l’unico modo per contenerlo è tracciarlo, inseguirlo, meglio, prevenirlo. Ma alcuni (tanti, tutti?) dirigenti sanitari non vedono aldilà del proprio naso e non capiscono che dobbiamo usare TUTTE le risorse possibili per venirne a capo. Ognuno dovrebbe fare la sua parte. Ma qui l’unico che fa diligentemente la sua parte è il virus, che non si pone problemi inutili: cerca di sopravvivere e prosperare, e al momento ci riesce alla grande!