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Prima o poi finirà

Torneremo a uscire senza mascherina e a stringerci la mano. Ma non buttiamo via quello che abbiamo vissuto durante la pandemia.

di Ernesto Trotta |

Prima o poi finirà. Avremo il vaccino, arriveranno le terapie, torneremo a preoccuparci di malanni seri come il cancro, il diabete, le malattie cardiovascolari, e forse pure del mal di testa da troppo stress.

Prima o poi vedremo tutto questo al passato: ricorderemo, qualcuno avrà da piangere, qualcun altro potrà sorridere delle infinite precauzioni che ormai oggi ci sembrano normali: e mettiti la mascherina, e togliti le scarpe, e il gel, i guanti, e sterilizza qui, sterilizza là.

Insomma, se è passata la Spagnola, passerà anche questa e saremo sopraffatti da altri problemi; dopo la Spagnola i nostri nonni e i nostri padri si beccarono il fascismo, il nazismo e una guerra mondiale da sessanta e passa milioni di morti. Stavolta dovrebbe andare un po’ meglio… che ne dite?

Ma prima di allora ci sarà un momento particolare, un giorno in cui tutto questo cambierà, passerà dallo stato A allo stato B, come quando l’acqua passa da liquido a vapore.

Una mattina decideremo di uscire senza mascherina, daremo la mano al vicino incontrato nell’atrio, trascureremo il gel, abbracceremo un amico, un parente, forse gli daremo un bacio. Timidamente, con un po’ di paura, rapidamente, ché non si sa mai.

Poi semmai decideremo di programmare un week-end al mare, o chissà dove, qualcuno riaprirà Expedia o Trivago per cercare voli, alberghi, orari di treni, …, o riconsidererà la crociera in qualche posto esotico (a chi piace…), oppure si ritufferà nella sala del Regio, di nuovo improvvisamente strapiena di gente. Ci muoveremo circospetti, attenti, sospettosi, forse, oppure baldanzosi ed impazienti ci scrolleremo di dosso questi mesi, e saranno tanti, di paure, di fobie, di prudenza, di dolore, anche di terrore, e ripartiremo con le abitudini di prima.

Ma sarà mai tutto uguale? No, perché ci sarà un PRIMA, che prima non c’era, un prima ed un mentre, che dovremo cercare di custodire, di tenere da parte, di non buttare via.

Come, e questa mi pare la parte più utile e perfino formativa, non dovremmo buttare via il momento del passaggio, il momento del cambiamento, il momento in cui decideremo che possiamo fidarci a non mettere la mascherina, a dare la mano al vicino, abbracciare e baciare un amico o un parente. Non dovremmo dimenticarlo, non dovremmo farlo distrattamente, senza soffermarci almeno un attimo a notare: “Ecco, adesso si cambia!”. Non sarà facile: probabilmente saremo soprappensiero, avremo fretta di fare chissacché, sicuramente sarà una cosa importantissima, ma sarà anche un peccato non riflettere, non gustare il momento ed il senso del passaggio, come da liquido a vapore, appunto.

Un consiglio, certamente non richiesto: prepariamoci, assaporiamo, pregustiamo, ci aiuterà ad attraversare quest’ulteriore pezzo di deserto che abbiamo davanti, e che non sappiamo nemmeno quanto sia esteso. Non so come ci si senta ad uscire dal carcere dopo una lunga condanna; dicono sia un fortissimo stress psicologico, da fronteggiare con emozioni forti.

Mi vengono in mente due scene da film memorabili: “Joliet” Jake che esce dal penitenziario e trova Elwood con la fantastica Bluesmobile, pronta per accogliere “la banda”, salvare l’orfanotrofio e buttare al fiume i fascisti dell’Illinois (“The Blues Brothers”), e “Noodles” che, dopo dodici anni di carcere, trova l’amico Max ad attenderlo con un elegante carro funebre e annessa bara, nella quale si nasconde una spettacolare signorina tutta nuda, pronta a riportare l’ex-detenuto nel mondo degli uomini (“C’era una volta in America”).

Ecco, vorrei augurare ad ognuno di noi momenti così, quando sarà finita.