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L'egemonia della destra

Esiste anche perché la sinistra è confusa e poco convincente.

di Ernesto Trotta |

C’è chi giustamente constata l’abissale pochezza culturale, politica, progettuale della destra (non solo quella italiana, ma qui parliamo della nostra …), in confronto alla pur decadente ma ancora intellegibile progettualità della sinistra.
Noi di sinistra ci lamentiamo, spesso e a ragione, della mancanza di respiro riformista, della carenza di coraggio nell’affrontare le evidenti necessità di cambiamento che si appalesano in quasi tutti i settori della società, della difficoltà a rapportarci con larghi strati della popolazione, ma dall’altra parte, a destra, il livello è terribilmente basso, imbarazzante, anche se camuffato sotto roboanti e vuote declamazioni di sovranismo e populismo, che però non contengono alcuna proposta concreta che non sia il solito “liberi tutti”, “ognuno per sé” e “vinca il più forte”.
Siamo giustamente spaventati da questa destra pericolosa, prepotente, presuntuosa, anarcoide, che alla prova dei fatti non riesce a produrre alcunché di positivo per le società che governa (i casi di Trump e Bolsonaro sono di palmare evidenza, ma anche qui non si scherza, se pensiamo ai guasti del recente governo gialloverde…), ma comunque ottiene credito e seguito tra i media, nei social, presso una buona parte della cittadinanza. Un’occhiata al governo della RAI aiuta a convincersi, ce ne fosse mai bisogno…
In parallelo, noi della sopravvissuta sinistra (o centrosinistra) non riusciamo a renderci credibili e neanche un po’ desiderabili presso un’opinione pubblica che pare disgustata da tutto e da tutti e preda di un galoppante qualunquismo.
Che diavolo succede?
Succede che oggi, in tutta evidenza, la destra ha instaurato un’egemonia culturale indiscutibile, un pensiero unico dominante e funzionale alla sua stessa esistenza, pur se improbabile e sgangherato, ma purtroppo concreto e reale.
Per tutta la seconda metà del secolo scorso si è spesso discusso dell’egemonia culturale della sinistra, che oggettivamente aveva pervaso le società occidentali anche dove non governava, mentre la destra si dimostrava del tutto incapace e disinteressata a costruire una sua parvenza di egemonia.
Intellettuali, maître a penser, opinionisti, coscientemente o meno, rifuggivano (forse superficialmente) dal pensiero reazionario e conservatore e accettavano di buon grado le analisi, le opere, le realizzazioni culturali di intellettuali che facevano riferimento alla sinistra. Televisioni (pre-berlusconiane, dopo cambiò tutto…), giornali più o meno schierati, industria cinematografica, mondo dell’arte, erano monopolizzati da intellettuali (spesso anche solo auto-dichiarati) di sinistra. La destra intanto governava il Paese, fregandosene bellamente, convinta che poteva lasciare all’opposizione il contentino di guidare un’élite più colta, ma in fin dei conti abbastanza ininfluente sulle scelte di fondo.
Con Berlusconi cambiò tutto: il Cavaliere si propose come paladino di quella destra, rispolverò il più frusto anticomunismo (anche senza comunisti, mediaticamente andava bene lo stesso…), sdoganò i missini, aggregò i separazionisti della Lega, tutto faceva brodo contro lo spauracchio, da lui inventato, del comunismo, che nel frattempo era pure sparito dalla Storia.
Cominciò un processo che non si è più fermato fino ad oggi, passato attraverso il movimento cinque stelle, la nuova Lega, i nuovi destrorsi smaccatamente postfascisti, processo che ha relegato in una soffitta ammuffita la vecchia e nostalgica cultura di sinistra anni Sessanta-Settanta ed ha aperto le porte al nuovo pensiero populista, neoliberista, individualista in senso deteriore, via via sempre più politicamente scorretto, sempre meno timoroso di essere un po’ razzista, un po’ volgare, un po’ trucido, … ma popolare.
La sto schematizzando per non risultare noioso, ché tanto è vita vissuta da tutti noi.
Ai giorni nostri nulla è più scorretto, nulla è impresentabile, tutto è stato sdoganato, e chi vorrebbe parlare di principi, di valori, di libertà, uguaglianza e solidarietà pare terribilmente fuori moda, vecchio, ammuffito, privo di smalto ed attrattività. I social hanno contribuito non poco, con il loro schematismo, il loro linguaggio approssimativo, violento, sarcastico, privo di ogni profondità e capita così che la povertà culturale, la rozzezza, la pochezza della destra sono diventate egemoni, relegando in un angolo una sinistra che non è stata capace di reggere l’urto, di ammodernarsi, di rendersi appetibile, “simpatica” in senso etimologico, di farsi capire ed apprezzare, insomma.
C’è poco da scherzare. Senza ristabilire questo contatto tra le cosiddette élite e il resto del mondo non si va da nessuna parte; si sopravvive, si campicchia, ma si resta sotto scacco. C’è urgente bisogno di gente nuova, di intellettuali nuovi, di linguaggi nuovi, di una nuova capacità di entrare in sintonia (“simpatia”) con il mondo.
Ristabilire un’egemonia richiede anche una buona dosa di modestia, di coraggio, di capacità di analisi degli errori compiuti. Richiede di saper proporre un cambiamento vero, un nuovo modello di rapporto sociale, richiede anche la capacità di liberarsi da ogni nostalgia, da ogni gretto attaccamento a privilegi, veri o presunti, e di accettare le sfide che il futuro ci mette davanti. Non è guardando indietro ad un presunto bel tempo che fu, che poi tanto bello non era, che riusciremo a riprendere la guida del progresso sociale. Bisogna guardare avanti senza paura, con spirito da pionieri, se vogliamo riagguantare la leadership.
Devono capirlo tutti a sinistra o giù di lì: partiti, sindacati, associazioni civiche, intellettuali, artisti, media manager, opinionisti. Essere di sinistra oggi vuol dire scommettere sul futuro, non sulla difesa di un passato che è passato per sempre.
In una molto sbeffeggiata, ma in realtà azzeccatissima, metafora di qualche anno fa, Matteo Renzi invitava a smetterla di cercare la fessura del gettone su un iPhone: invece qualcuno la sta ancora cercando, mentre qualcun altro però non è ancora riuscito a utilizzarlo a fondo, quell’iPhone.
Chi ci riuscirà avrà trovato la chiave per cambiare il mondo in senso progressista e di sinistra, altrimenti il mondo continuerà pure a cambiare, ma in peggio.
 
 
Ernesto Trotta
Torino