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Giù il sipario

La breve storia triste dei grillini.

di Ernesto Trotta |

Se ci sforzassimo di guardare con solo un po’ più di freddezza e distacco la situazione politica italiana, non potremmo fare a meno di notare l’evidente anomalia con cui ci troviamo a fare i conti.
Ci sono partiti di destra, di centrodestra, partiti di sinistra, di centrosinistra, qualche partito che si ostina a definirsi di centro, ammesso che si possa ancora, … e poi ci sono i Cinquestelle, l’anomalia.
 
Non mi metto a ripercorrere l’epopea del Movimento, ognuno ha avuto modo di vederla e molti di subirla, soprattutto a Roma e qui a Torino, dove abbiamo dovuto fare i conti con l’assoluta inadeguatezza di due sindache, arrivate a coprire quel ruolo senza il benché minimo requisito di capacità, di esperienza, di visione.
 
Fatto sta che da tempo siamo di fronte ad un’evidente caduta di interesse generale (l’onda è passata, la moda è cambiata, la novità è già stravecchia) per un Movimento nato per scommessa, come una sfida ad una politica invero un po’ stanca, ed andato molto aldilà delle intenzioni dei suoi promotori, Beppe Grillo (un mediocre comico al tramonto) e soprattutto Casaleggio padre (un visionario oltre il limite della megalomania).
 
Per anni hanno sfruttato l’onda dell’antipolitica (col favore di buona parte dei media), del populismo montante, del sovranismo incipiente, dello statalismo rientrante e dell’assistenzialismo compiacente.
Delle balle circa essere né di destra né di sinistra, ma “oltre” (cosa che evidentemente non ha alcun senso compiuto, ma fa comunque un certo effetto comunicativo), dell’”uno vale uno”, della democrazia diretta, della politica in streaming, dell’onestà onestà, del mondo bucolico della decrescita felice, della politica per dilettanti fatta solo per due mandati, ed altre baggianate simili.
 
Com’è come non è, hanno convinto milioni di cittadini, alcuni per dabbenaggine, altri per stanchezza, altri ancora in malafede, e sono arrivati al Governo: del Paese, delle città, non delle Regioni.
Hanno fatto danni che restano ancora da riparare, come l’esercito dei “navigators”, i decreti dignità, hanno favorito la deleteria Quota 100 e i decreti sicurezza.
Do per scontato e visto tutto questo, e arrivo al punto che mi preme: siamo entrati nella seconda, decisiva parte della legislatura e tutti i nodi, come si dice, arrivano al pettine.
 
I sondaggi, a cui sono attentissimi, danno quel che resta del Movimento a meno della metà di quanto prese nel 2018 e probabilmente abbondano; quasi tutti i loro sogni infantili si sono infranti sugli scogli della realtà, l’onestà onestà si è dimostrata quella di tutti gli altri (a livello dei peggiori), le divisioni interne sono altrettanto sanguinose e profonde di quelle degli altri partiti tradizionali; insomma non c’è più nulla che li distingua e che giustifichi l’esistenza di una proposta politica evidentemente vuota di contenuti e di significato. Amen.
 
Capisco che sia dura prenderne atto, ma credo che il processo sia già più che avviato: non passa giorno che non si registri una diaspora: chi verso la Lega, chi verso il PD, chi verso il misto in attesa di sviluppi, chi verso i verdi o addirittura Macron, chi è paradossalmente addirittura espulso per indisciplina. Un “otto settembre” continuo, inarrestabile, molto lungo solo perché purtroppo sono in tanti.
Nessuno che voglia fare il leader in tanto sfacelo, si aggiunga che hanno loro stessi tagliato il numero dei parlamentari, hanno ancora in vigore la regola dei due mandati, ormai passati per quasi tutti, ragion per cui hanno posto da soli le premesse al loro disfacimento. Persino il Premier da loro designato sta dando chiari segni di voler fare tutto da solo, per cui hanno dovuto addirittura affidarsi all’odiatissimo Renzi per mandargli un messaggio chiaro e forte. Cos’altro deve ancora succedere?
 
Deve calare la tela.
Ognuno per sé e dio per tutti.
 
“Qualcuno è andato per formarsi,
chi per seguire la ragione,
chi perché stanco di giocare,
bere il vino, sputtanarsi
ed è una morte un po’ peggiore”
(Francesco Guccini)
 
Ernesto Trotta
Torino