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La causa e l'effetto

Crisi di governo: perché no?

di Ernesto Trotta |

Esclama con fare pensoso il Saggio Commentatore: “Ma in questa situazione, tra morti e pandemia, crisi economica e sociale, è da irresponsabili parlare di crisi di governo!”
Il coro (non è “greco”, ma è come se lo fosse) ripete: “Irresponsabile, irresponsabile, …”.
Il “colto pubblico e l’inclita guarnigione” annuiscono con gravità.
E come potrebbe essere altrimenti? Come si può non essere d’accordo?
 
Sono giorni che va in scena questo copione, ripetuto, più o meno uguale, in ogni dove mediatico.
Eppure, eppure, con un minimo (solo un minimo, mica tanto) di onestà intellettuale e di rispetto della più elementare logica, ci si dovrebbe chiedere: “Ma perché si parla di crisi di governo? Da dove nasce questa così bizzarra possibilità?”
Non pare una domanda fuori luogo, che ne dite?
E invece pare proprio che lo sia, fuori luogo, perché altrimenti crollerebbe tutto il castello mediatico accuratamente costruito ed alimentato da pletore di commentatori professionisti, semi-professionisti, dilettanti allo sbaraglio.
È evidente il tentativo, che riesce quasi sempre, di depistare l’attenzione sugli effetti, per non parlare delle cause. Anche se gli effetti sono solo possibili sviluppi, mentre le cause sono invece più che certe, essendo già avvenute.
E allora, chi si chiede da dove venga questa fibrillazione? Nasce dalla smania di protagonismo, dalla sete di potere, dalle bizze di un “certo” tipo di politici, oppure nasce dalla smania di protagonismo, dalla sete di potere, dalle bizze di un “altro” tipo di politici?
Qui non c’è l’uovo o la gallina: qualcuno ha fatto la prima mossa, qualcuno ha messo sul tavolo una proposta, che pareva ultimativa, di gestione del Recovery Fund (o come diavolo si chiama) e perfino dei Servizi Segreti. Questo sarebbe un innegabile dato di partenza. O no?
E quindi, se uno a caso (e chi sarà mai?) reagisce alla proposta (universalmente giudicata inaccettabile, tant’è che ora pare non sia mai esistita, forse è stato un sogno), chiedendo che sia ritirata, riscritta, ridiscussa, finalmente concordata e non imposta, visto che si parla del futuro del Paese e non dei prossimi mondiali di ping-pong, qual è la reazione, se uno ha un tale ardire, che si fa?
Semplice: si prende un possibile scenario conseguente, uno a caso, ma è meglio prenderne uno brutto e scomodo, la crisi di governo, per esempio, e si parla solo di quello, cosicché pare che sia quello il problema e non ciò che lo ha causato. Oplà!
 
La cosa è talmente banale che non varrebbe il tempo impiegato a leggere (bontà vostra!) queste poche righe, ma invece è esattamente questo, e da giorni, il tenore di quasi tutti i commenti disponibili su un’ampia gamma di media.
Ciò detto, inutile perdere altro tempo con queste righe. Purtroppo, è tutto qui.
 
 
Ernesto Trotta
Torino