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Fine anno

Letterina per Babbo Natale, con molti sogni e qualche speranza.

di Ernesto Trotta |

Il momento è ora.
Poche settimane e tutto dovrà essere deciso, in un senso o nell’altro. Il tempo è maturo, come mai prima di adesso.
Conte pare davvero allo stremo delle forze. Chi gli ha consigliato l’improvvida mossa di presentare la “bozza” di Piano, unita all’accentramento dei Servizi, il tutto palesemente sopra le righe della ragionevolezza ed altrettanto sotto gli standard della decenza democratica, chiunque esso sia, non gli ha fatto un assist: gli ha passato la palla per un autogol alla Comunardo Niccolai (per chi se lo ricorda …).
 
Matteo Renzi non è tipo da lasciarsi scappare l’occasione, come ha dimostrato l’altro agosto con Salvini; aspettava solo il passo falso, la stecca sonora, che puntualmente è arrivata. E nel momento migliore per sfruttarla, per una serie di motivi:
deve partire, in fretta e bene, il piano di vaccinazione nazionale: c’è impazienza, c’è aspettativa, c’è soprattutto poca voglia di baloccarsi in moine e salamelecchi;
l’opinione pubblica è davvero esasperata per le indecisioni, i tentennamenti, le continue marce avanti e indietro su chiusure e aperture e per la gestione della pandemia;
a Bruxelles attendono, non senza ansia, il Piano per l’uso dei fondi europei e la relativa struttura di governance;
tutto il mondo economico freme nell’attesa che si possa ripartire, almeno a progettare gli strumenti e le attività della ricostruzione;
la destra è divisa ed incerta sul da farsi, Salvini ha perso ormai tutto lo smalto, è mal sopportato dai suoi e Meloni, che sembra sulla cresta dell’onda, è in realtà molto isolata: l’isola è grandicella, non c’è che dire, ma sempre isola è, tanto che neppure Berlusconi si lascia tentare dallo sbarcarci. Da lì non si va da nessuna parte;
la sconfitta dell’orco di Washington priva le destre sovraniste e populiste di un importante sostegno internazionale: con l’amministrazione Biden l’aria sarà tutta diversa;
nel PD serpeggia l’insofferenza, la base borbotta, chiede maggiore risolutezza, i pasdaran della trattativa ad oltranza con i cinquestelle fanno fatica a rendere credibile un ulteriore cessione di credito ad un Premier che non ne ha più. Soprattutto la posizione netta di Renzi offre loro la possibilità di sembrare un po’ più accomodanti, secondo il collaudato schema del “poliziotto buono e quello cattivo”: ed è l’unico schema di gioco che possa funzionare, non certo quello della demonizzazione di Renzi;
i cinquestelle infine sono sempre più allo sbando, senza leader, divisi molto peggio che il PD, una base che evapora, senza idee, solo posizioni assurde e fuori tempo come il NO al MES, che si aggiunge ad altri NO (TRIV, TAP, TAV, …) che sono già stati costretti a rimangiarsi. Tutti i deputati, e sono tanti, hanno finalmente capito che al prossimo giro solo una minuscola manciata di loro si salverà e quindi sono terrorizzati di andare a casa con ben due anni di anticipo. Hanno bisogno di tempo per sistemarsi in qualche maniera.
L’esperimento (copyright: Jacopo Iacoboni) è finito ed è fallito miseramente.
Quindi, il momento è ora. E non si torna indietro allegramente.
 
Conte ha davanti poche alternative:
traccheggia, prende tempo; la cosa gli viene bene di solito, ma è evidente che il tempo non c’è e soprattutto nessuno glielo vuol dare; quindi, si passa alle opzioni successive, ovvero:
prende il coraggio a due mani, mette in un angolo il suo angelo custode, e si adatta a fare quello che gli chiedono sia Renzi che il PD, ma anche ciò che resta dei cinquestelle. D’altronde ha già fatto il Premier portavoce di Salvini e Di Maio…, può farlo anche di Zingaretti e Renzi (e per Di Maio un posto lo si troverà).
si immola in un voto parlamentare che lo sfiducia platealmente, uscendo di scena nell’indifferenza generale, col solo Travaglio e la sua corte dei miracoli a piangere la perdita di un così raffinato statista.
Quale opzione sceglierà, è difficile prevederlo, e quindi non lo prevedo. Non sembrano però esserci altre possibilità, il voto anticipato essendo meno probabile di un anticipato solleone.
Fosse così, entro gennaio ci potremmo ritrovare con un Governo in ogni caso diverso: un Conte-tre o un Draghi-uno: ovviamente non c’è paragone sull’autorevolezza e la rappresentatività dei soggetti, però servirà comunque avere uomini giusti nei punti chiave.
Piccolo dettaglio: che maggioranza avrebbero governi siffatti? La stessa di adesso, più o meno. Qualche pasdaran cinquestelle potrebbe essere facilmente sostituito da “responsabili” di varia provenienza, centristi, forzitalisti, leghisti pentiti, e poi si potrebbe spianare la strada a Draghi per il Quirinale, dove arriverebbe trionfalmente, dopo aver lasciato il governo ad un esponente PD fino alle elezioni del 2023.
 
Va be’, ho scritto la mia letterina a Babbo Natale. Speriamo che non sia ammalato e soprattutto che abbia voglia di dedicare un po’ di attenzione ad un Paese di sciamannati come il nostro.
Auguri a tutti!
 
Ernesto Trotta
Torino