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La Milano di Pisapia

Dietro la stupidaggini dell'assessore che sfregia una macchina, c'è una città che invece ha recuperato uno stile di vita solidale e civile. 

di Giuseppe Turani |

In un paese dove gli scandali non mancano di sicuro, è esplosa la vicenda dell’assessore milanese che, trovata un’auto in divieto di sosta, l’ha spennellata con vernice bianca. Subito le tifoserie nazionali. Ha fatto bene, ha fatto male.

Diciamolo subito perché non ci siano equivoci: ha fatto male. Una delle regole-base (forse la più importante) di una decente democrazia è che i cittadini rinunciano alla violenza e a farsi giustizia in proprio e delegano tutto ciò allo Stato. Non è materia di discussione, è un dogma. Altrimenti può accadere di tutto. Il cane del mio vicino abbaia troppo? Esco e gli tiro il collo. E se invece di un cane è un bambino che fa troppo  rumore? Gli tiro il collo?

La signora assessore doveva, come credo che abbia fatto dopo, chiamare i vigili urbani e segnalare la cosa. Dicono che la stessa signora ha provveduto, pentita, a ripulire l’auto incriminata.

Meglio tardi che mai.

Ma poiché il mondo è pieno di furbi, ci sono anche quelli che subito si sono messi a tuonare: ecco i radical chic della giunta Pisapia. Posso dire idioti?

Sull’operato della giunta Pisapia si possono avere idee diverse. Ma due cose non sono contestabili. In città il populismo pentastellato non conta niente perché l’amministrazione è stata cristallina nei suoi provvedimenti. Al punto che anche Cantone (capo dell’anticorruzione) ha parlato di ritrovata capitale morale. Sembra poco, ma non è vero. Oggi il comune di Milano, con oltre 30 mila dipendenti, è probabilmente la più grande azienda lombarda e gestisce risorse immani. Essere riusciti a non finire in mezzo a scandali e ruberie non è cosa di poco conto.

Ma c’è un secondo aspetto che voglio ricordare di Milano (che non è la città dell’assessore che sfregia le auto altrui). Quando c’è stata una bruttissima manifestazione di black bloc che ha insudiciato (eufemismo) tutto il centro cittadino, il sindaco Pisapia si è rivolto alla popolazione e ha detto semplicemente: “Prendete secchio e scopa e andiamo a pulire”. Sono accordi in più di venti mila. Non c’è stato bisogno di altro. Un semplice civile e cortese invito. E hanno pulito tutto.

Quindi tutta la polemica nata intorno alla signora assessore un po’innervosita è inutile. Milano è una città in cui non si fanno quelle cose. Certo non è perfetta, ma è  abbastanza civile.

Ancora: quando, mesi fa, in stazione Centrale è arrivato e si è accampato un folto gruppo di siriani, nel giro di venti minuti i milanesi (senza nessun appello o invito) sono arrivati lì con cibo, coperte, vestiti, medicine, giocattoli. Il Comune ha impiegato un po’ di più a organizzarsi, per ovvie ragioni, ma nel giro di un’ora in stazione Centrale, a disposizione dei siriani c’era un centro medico volante provvisto di tutto. I miei amici Informatici senza Frontiere (li chiamo amici perché ogni tanto li incontro di notte in Rete) sono corsi in Centrale e, senza alcun invito o sollecitazione, e in pochi minuti hanno impiantato un collegamento internet via wi-fi  perché i siriani potessero mettersi in contatto con chi è rimasto a casa e con i parenti sparsi nei vari paesi europei. Gli Informatici senza Frontiere non sappiamo nemmeno chi siano e come si chiamino: sappiamo che, ad esempio, dopo il lavoro vanno volontariamente, e gratis, a sistemare i sistemi informatici di ospedali, scuole, ecc.

E non sto a citare tutte le altre iniziative di volontariato.

Ecco, la Milano di Pisapia è questa che ho appena raccontato.

La signora assessore della vernice bianca è un’eccezione, uno sbaglio, un atto di nervosismo, ma la città è quella che vi ho appena descritto. Ogni tanto, certo, volendo strafare magari si sbaglia, come quando hanno cercato di far mangiare il tofu ai bambini delle scuole elementari (invece di gorgonzola, taleggio, ecc.). Giustamente gettato nella spazzatura. La cretinata non si è più ripetuta.

Ma anche in questo caso c’è un buon esempio da citare, e viene dal preside di una scuola media dell’hinterland (di cui purtroppo  non ho segnato il nome). Un giorno questo preside manda una lettera molto civile ai genitori dei suoi alunni, dove dice: qui abbiamo molti studenti nordafricani. Per favorire la conoscenza e l’integrazione, giovedì la mensa preparerà una cena che rispetta le loro tradizioni (couscous in questo caso). Ma aggiungeva: se qualcuno di voi ritiene che suo figlio non debba fare questa esperienza di cucina esotica, basta che ci avvisi e giovedì gli sarà servito un pasto milanese tradizionale, come al solito.

Non servono commenti.

Ripeto: questa è la Milano di Pisapia, questa è la Milano che ci piace. E allora possiamo sopportare anche qualche cazzata.