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Allo sbando nella rete

La scomparsa di Casaleggio lascia il m5s senza una guida e senza idee. Ormai rimangono solo gli  show del pregiudicato genovese, circondato da una quantità di guitti inadatti alla politica. Non c'è più la loro tele-guida.

di Giuseppe Turani |

Fra le molte cose dette da Gianroberto Casaleggio in questi anni, quasi tutte sbagliate o incomprensibili, una era certamente corretta: “Dietro Casaleggio non c’è nessuno, c’è solo Casaleggio”. La sua visione politica, da cui nasce il movimento 5 stelle (il pregiudicato genovese è solo la bandiera, l’uomo-immagine), si spiega in un solo modo: come il marinaio che parte sbagliando la rotta di cinque gradi e poi si trova in Canada invece che in Brasile. Casaleggio, grande esperto e appassionato della Rete, era convinto che tutto il mondo sarebbe stato riplasmato dalla Rete.

La democrazia rappresentativa, su cui si reggono tutti gli stati moderni e non da oggi, era finita: sarebbe stata sostituita dalla democrazia istantanea e diretta: tutti lì a votare  attraverso il computer e la Rete. Sarebbe finita anche la libertà di mandato degli eletti: se a parere del popolo (via Rete) un eletto cambiava posizione, poteva essere revocato all’istante dalla Rete. E così via.

Non occorre una grande cultura politica per capire che tutto ciò non aveva alcun senso. Chi si veniva a trovare al centro della Rete avrebbe avuto, in realtà, il controllo su tutto.

E è appunto quello che hanno fatto lui e il pregiudicato genovese. Invece di dare vita al movimento iper-democratico teorizzato da Casaleggio, alla fine hanno messo in piedi un movimento totalmente centralizzato, nel quale loro due (con uno staff anonimo e mai precisato, mai eletto da nessuno, nemmeno via Rete) controllavano ogni cosa.

E con aspetti francamente comici. I futuri deputati venivano scelti dalla Rete, attraverso clic di preferenza. Credo che nemmeno uno abbia avuto più di mille clic. L’attuale vice-presidente della camera, l’ambizioso Di Mario, ne ha avuti poco più di 150. Quindi non democrazia universale, allargata al massimo, ma conventicola. Peraltro dominata dal duo Casaleggio-pregiudicato.

Adesso ci si domanda che cosa accadrà al movimento. E’ possibile che in una prima fase ci sia una crescita di consensi: la morte improvvisa dei leader ha sempre questo effetto (è accaduto anche con Berlinguer).

Al di là del breve periodo, però, le conseguenze possono essere (saranno) catastrofiche. Il movimento già dava segni di grandi sbandamenti, di incapacità di governare le varie realtà locali e di fare proposte politiche nazionali dotate di senso (mai avuto, ad esempio, un solo economista di qualche valore, così per la politica estera). Alla prova dei fatti il movimento si è rivelato capace solo di grandi sceneggiate (salire sui tetti, inalberare striscioni, inutili appelli eversivi al presidente della Repubblica), ma non di fare politica, non di proporre percorsi di riforma. Solo slogan (tipo, l’onestà tornerà di moda, li processeremo tutti in pubblico e confischeremo i loro beni, riferito agli altri deputati). Sciocchezze da show.

Casaleggio, nel bene e nel male, aveva qualche idea politica in testa. Sbagliata, ma coerente: la grande società dominata dalla Rete e dalla democrazia istantanea, diretta.

Ma se ne è andato. Quello che rimane è una certa quantità di poveri guitti catapultati in parlamento dalla demagogia populista, guidati da un pregiudicato sempre più stanco e spaventato alla sola idea di dover davvero gestire qualcosa.

Prevedere uno sfascio a breve è difficile, e sarebbe sbagliato. Ma certo il movimento non sembra avere vita molto lunga. Già prima della scomparsa di Casaleggio aveva cominciato a navigare in acque insicure. Adesso per stare a galla dovrà aumentare gli show e quindi diventare sempre meno credibile.

Non conquisterà mai il potere, e si dissolverà in un tempo nemmeno lunghissimo.