Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Si canta e si balla

Sembra che il problema centrale sia quello di salvare i nostri mari da pericoli inesistenti (le trivelle). Dell'economia, tranne il governo, non si occupa nessuno. Nessuna proposta seria da mille deputati, tutti a criticare.

di GIUSEPPE TURANI |

Come al solito questo è il paese più bizzarro del mondo. Il Fondo monetario internazionale ha appena abbassato le stime di crescita relative a quest’anno e al prossimo. E esiste qualche possibilità che le cose vadano ancora peggio. Ma tutte le intelligenze politiche nazionali (si fa per dire…) sono impegnate intorno all’inutile referendum di domenica sulle finte trivelle (finte perché non si accenna minimamente a alcuna trivella).

Un’attività del tutto inutile. Eppure politici di rango e distinte (in altri momenti) signore sono lì che si battono come leoni e leonesse a favore del referendum più sbagliato che si possa immaginare.

Tutti, quelli a favore, a sperare che si raggiunga il famoso quorum, cioè il 51 per cento degli aventi diritto. Quorum che  non sarà raggiunto: in un paese dall’astensione politica altissima, è molto difficile immaginare che domenica più di metà di quelli che hanno diritto vadano al seggio a deporre la scheda. Se ne staranno a casa o faranno altro.

Ma l’importante non è questo. Se per avventura i favorevoli al si nel referendum dovessero anche raggiungere il quorum e la maggioranza di sì, per l’Italia ci sarebbe un piccolo danno (allo scadere delle concessioni fine delle estrazioni) e basta.

Non è in gioco alcun destino del paese. Non migliorerà niente.

Ma di questo si discute e si battaglia.

Questo sarebbe il momento di un riunirsi della politica intorno al governo per vedere che cosa si può fare. Ma tutto passa in seconda linea di fronte alla necessità (per alcuni) di liquidare comunque il governo. Con quali prospettive non si sa. Si va al voto? E chi vince? Il pregiudicato genovese?

Ci sarebbe quasi da augurarselo. Così finalmente nel giro di quattro giorni arriva la Troika e si comincerà a fare sul serio.

E finirà il coro insopportabile di quelli che “Renzi non ha fatto questo, Renzi non ha fatto quest’altro…”.

Renzi sta facendo miracoli con la non-maggioranza di cui dispone. E comunque i più solerti critici dovrebbero spiegare quali sono le grandi proposte di rilancio dell’economia di circa mille parlamentari bocciate dal governo. Nemmeno una. Per la semplice ragione che non esistono.

Dopo di che, va detto che la situazione non è facile. A meno di un colpo di fortuna le previsioni sull’economia internazionale sono al ribasso. Non muore nessuno, si va avanti. Ma con molta flemma. In questo quadro l’Italia rischia di non fare nemmeno l’1 per ceto di crescita quest’anno e di vedere molto compromessi i suoi obiettivi di finanza pubblica, con conseguenze imprevedibili.

Ma noi continuiamo a discutere di finte trivelle e il maggior responsabile di questo pasticcio (Michele Emiliano, governatore pugliese) annuncia che da lunedì darà battaglia a Renzi per mandarlo via. Una guasconata priva di senso (come il referendum) ma che serve a tenere il governatore in prima pagina e a far perdere tempo a tutti. Intanto, il paese va dove vuole. Che cosa gliene importa a questi?

Pensano di cacciare via Renzi e poi di andare al governo (magari insieme ai meravigliosi ragazzi del pregiudicato genovese) e, tutti insieme, distribuire soldi pubblici che non ci sono. O, forse, di uscire dall’euro e mettersi finalmente a stampare soldi con una Banca d’Italia militarizzata?