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Il monolite spezzato

I socialdemocratici tedeschi dicono "basta" al rigore. La Germania non è più un blocco compatto.

di Giuseppe Turani |

Per ora l’unica cosa sicura è che i socialdemocratici tedeschi si sono svegliati da un lungo sonno e hanno cominciato a protestare contro la politica del rigore, imposta a tutta l’Europa proprio dalla Germania. Sul perché di questo risveglio (a parlare è stato il presidente del partito e vice-cancelliere, Sigmar Gabriel) ci si interroga, ma finora sembra che ci siano solo due risposte valide.

La prima ha a che fare, naturalmente, con  la politica. I socialdemocratici tedeschi non sono andati tanto bene di recente nelle prove elettorali e allora devono aver pensato che fosse necessario distinguersi dalla signora Merkel. E sono partiti all’attacco sparando sul bersaglio grosso: cioè sulla politica di austerità, peraltro da essi stessi condivisa fino all’altro ieri.

E’ assai difficile che possano cambiare qualcosa in questo momento: i rapporti di forza non sono certo a loro favore, e poi sono anche un po’ in discesa come voti. Però, se non altro, stanno imparando a alzare la voce e quindi a rompere il monolite tedesco che finora ha bloccato l’Europa.

Sarà difficile, insomma, vedere nei prossimi mesi una Germania favorevole a un aumento della spesa pubblica e schierata su politiche keynesiane. Anzi, probabilmente Schauble, se potesse, manderebbe al rogo i testi del grande economista di Bloomsbury.

Ma, questioni elettorali e politiche a parte, a smuovere i socialdemocratici tedeschi può essere stato anche qualcosa di molto più concreto e immediato: e cioè la consapevolezza che l’Europa si sta fermando. Lo dicono i numeri: ormai una crescita del 2 per cento del Pil appare come un sogno. E, quel che è più grave, anche l’inflazione non vuole decidersi a salire.

Affermare che l’Europa è in recessione sarebbe oggi sbagliato, dire però che sta viaggiando su ghiaccio molto sottile e che potrebbe trovarsi in guai seri da un giorno all’altro è molto realistico.

Il presidente della Bce, Mario Draghi, praticamente lo dice ogni volta che ha occasione di parlare in pubblico. Anche oggi ha affermato che i tassi resteranno a zero, o anche meno, per un altro paio d’anni. E anche lui ha scagliato una freccia avvelenata contro Berlino.

Chiunque vede che l’Europa va troppo piano e che questo crea problemi (con i giovani, con gli immigrati, con i nuovi poveri). Solo la Germania, fino a ieri, è sembrata non vedere tutto ciò, chiusa nel suo straordinario benessere che le ha permesso (con qualche problema) di accogliere più di un milione di siriani.

Adesso anche in Germania si comincia a sentire il rumore della crisi. Ai socialdemocratici tedeschi va dato atto di questo: e cioè di essere  stati i primi a lanciare l’allarme. E’ ora di rispolverare Keynes, cioè di spendere un po’ di soldi.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 22 aprile 2016)