Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Italia isolata in Europa

Il giornale Le Soir definisce "sopra il livello dell'abiezione" il comportamento italiano nella vicenda nella nave Diciotti e sul bilancio europeo, che comunque sarà approvato dagli altri paesi.

di Fabio Colasanti |

Le Soir è il più grosso giornale francofono del Belgio.   Il suo editoriale di sabato/domenica è durissimo sull'Italia, definita una minaccia per l'Europa.   L'articolo scrive che il doppio ricatto su 150 poveretti su di una nave e sul versamento dei contributi al bilancio dell'Unione europea lascia increduli per la maniera in cui "supera il livello dell'abiezione".

La riunione convocata dalla Commissione europea questa settimana per trovare una soluzione informale al problema degli sbarchi ha visto la partecipazione di solo 12 paesi su 28 (l'Unione europea non ha competenze in questo campo).   I paesi partecipanti sono stati quelli che più si sono finora impegnati nell'accoglienza dei profughi.   Quasi tutti questi paesi hanno accolto, in proporzione alla loro popolazione, più profughi di quanti ne abbia accolti l'Italia.   La riunione non solo non ha dato risultati concreti, ma ha fatto apparire esplicitamente una grossa seccatura nei confronti del nostro governo.

NON IN ITALIA IL 90 PER CENTO DEGLI IMMIGRATI
In Italia, la propaganda populista (purtroppo non solo della Lega e dei 5S) ha fatto credere all'esistenza di una grossa ingiustizia nei confronti dell'Italia.   Ma la realtà è ben diversa e, al di fuori dei nostri confini, è anche ben conosciuta: quasi il novanta per cento dei profughi arrivati in Europa nel corso degli ultimi tre anni (o nel corso dei primi sei mesi del 2018) è andato in altri paesi europei.   Questo è più o meno quello che ci si potrebbe aspettare in base alle popolazioni rispettive (12 per cento Italia, 88 per cento altri paesi).   La generosità di paesi come la Svezia, la Germania, l'Austria e qualche altro piccolo paese ha compensato la chiusura di altri paesi, soprattutto Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.  

Oltre a tutto, gli arrivi in Italia dall'inizio dell'anno sono stati inferiori alle ventimila unità (dati del nostro ministero degli interni al 24 agosto).   In molti altri paesi (Spagna, Germania, Grecia, Malta ed altri) gli arrivi in cifra assoluta o in percentuale della popolazione sono stati più alti che da noi.

Per di più, è evidente che i casi di cui si discute nella stampa (dall'Aquarius al caso della nave U. Diciotti) sono stati creati essenzialmente per motivi elettorali.   Non sono il risultato di una politica di chiusura totale delle nostre coste.   Dal primo giugno, giorno in cui Matteo Salvini ha preso possesso del suo ufficio nel palazzo del Viminale, al 24 agosto, secondo i dati del nostro ministero degli interni, sono sbarcate in Italia 6 096 persone.   Gli interventi di altri stati per prendere qualche piccolo gruppo di profughi, interventi non imposti da alcun obbligo legale europeo e quindi completamente volontari, sono visti sempre di più come un aiuto alla campagna elettorale della Lega.   Nel caso della nave Diciotti non c'è stato praticamente nessun intervento europeo.   C'è stato un intelligentissimo spot pubblicitario dell'Albania, candidata all'ingresso nell'Unione europea, e un intervento della chiesa cattolica che è immaginabile abbia utilizzato l'occasione della visita del papa in Irlanda per chiedere un gesto simbolico a quel paese.   Ma Spagna e Francia, paesi che avevano finora mostrato una certa apertura si sono guardati bene dal partecipare.   Dubito che Matteo Salvini riproverà a bloccare altri sbarchi.   Potrebbe cacciarsi in un vicolo cieco dal quale non lo farebbe uscire nessuno.

L'INUTILITA' DEL NON VOTO AL BILANCIO EUROPEO
Ma grossi danni alla nostra posizione sono stati già fatti.   Per fortuna, si è chiusa la pagina dell'idiozia del non versare i nostri contributi al bilancio dell'Unione europea.   Ma il governo sembra aver annunciato il rifiuto di votare il bilancio dell'Unione europea per il 2019 e di non voler ratificare l'accordo commerciale con il Canada (CETA).   Il rifiuto di votare il bilancio 2019 non lo bloccherà visto che questo viene approvato alla maggioranza qualificata, è solo una maniera di mostrare un certo malumore.   La non ratifica del CETA (che è già in vigore e che sta aiutando le nostre esportazioni) sarà invece un forte colpo di zappa sui nostri piedi e piacerà solo alla Coldiretti.   Questa misura farà male a tanti e non ci creerà nuovi amici (tra l'altro il Canada è, a livello internazionale, uno dei paesi più aperti all'accoglienza dei profughi).

Nell'Unione europea bisogna saper creare delle alleanze per poter ottenere dei risultati.   Anche per le tante materie già competenza dell'Unione europea e per le quali serve solo il voto alla maggioranza qualificata è necessario il voto di un gruppo di paesi che rappresentino il 65 per cento della popolazione dell'Unione europea.   Noi non stiamo creando molte alleanze.   Anzi, se finora il gruppo di Visegrád sembrava essere il gruppo dei paesi difficili, adesso l'Italia lo ha sostituito come maggior fonte di preoccupazione.

Per costruire alleanze bisogna sapere come funziona l'Unione europea e capire le posizioni degli altri.   Stasera Luigi Di Maio si è lanciato in una sparata contro i commissari europei, contro questi "burocrati europei".    Da sempre, la Commissione si è mostrata molto comprensiva nei confronti delle richieste italiane, soprattutto nel campo dell'immigrazione.   La Commissione europea in questo campo è stata il migliore alleato che l'Italia abbia avuto (insieme alla Germania).   I problemi sono venuti dal fatto che la Commissione non ha nessuna competenza sul diritto di soggiorno di cittadini di paesi terzi sul territorio dei paesi membri e che ogni decisione in questo campo dipende dalla buona volontà di ogni governo.   Come già ricordato, alcuni paesi hanno fatto tanto – più di noi – ed altri non hanno fatto nulla.   Ma è forse pretendere troppo che Luigi Di Maio abbia anche una semplice infarinatura di cose comunitarie.

L'editoriale di Le Soir vede le azioni del governo italiano come il risultato di una competizione elettorale tra Lega e 5S a chi fa maggior uso di demagogia nella prospettiva di nuove elezioni a breve termine.   Afferma che sembrano entrambi seguire il principio dello "Après nous le déluge".   Purtroppo, scrive il giornale, il diluvio sembra essere sempre più probabile.

Lega e 5S stanno creando una situazione in cui saremo costretti ad uscire dall'euro e dall'Unione europea.   Forse stanno solo cercando di costruire un capro espiatorio sul quale riversare l'impossibilità di realizzare le promesse che hanno fatto.   È possibile, e anche probabile, che non si rendano conto della china pericolosa sulla quale stanno scivolando.   Le Soir ha perfettamente ragione.