Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Un Movimento di sbandati

La base è in fuga e chiede scelte coerenti, radicali, ma che isolerebbero ancora di più Di Maio e i suoi amici.

di Giuseppe Turani |

Se Di Maio vuole evitare la dissoluzione del suo Movimento deve affrontare una serie di questioni molto complicate:

1- Richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini per i fatti della nave Diciotti. Può negarla, e salvare Salvini e il governo. Ma al prezzo di una rivolta interna piuttosto grave e di cui in Abruzzo si è già avvertita la portata: metà degli elettori se ne sono andati, da 40 al 20 per cento. Può approvarla e mandare Salvini sotto processo, ma significherebbe crisi certa del governo e un salto nel buio. Difficile, se non impossibile, scegliere.

2- Tav. La base stellata chiede che venga presa la decisione secca di bloccare i lavori della Tav. Ma Salvini e tutto il mondo imprenditoriale sono invece a favore. Inoltre, ci sarebbero complicazioni con la Francia e la Ue, molti soldi da restituire. Più un’ira del Nord forse devastante per il Movimento. Movimento che però è un covo di No Tav senza se e senza ma. Quasi impossibile anche fare finta di dire sì.

3- Venezuela. Il mondo intero sta ridendo. Tutti hanno riconosciuto che Maduro se ne deve andare, dopo elezioni sotto il controllo internazionale. Salvini riceve una delegazione degli oppositori del dittatore venezuelano. Solo il Movimento per ignoranza e tigna oggi difende ancora Maduro, ma sembra una posizione da ubriachi più che da politici. Serve invertire la rotta. Ma come si fa, dopo tutte le parole spese a favore di uno dei peggiori dittatori di quell’area?

4- Macron. Ancora un anno fa, Di Maio era convinto che Macron fosse l’interlocutore possibile in Europa. Adesso è diventato il diavolo, satana, il nemico da battere. Difficile capire il perché di questa guerra alla Francia, paese amico, confinante, potenza nucleare, cuore forte d’Europa. È come andare a una festa e cominciare picchiando l’orchestra invece di corteggiare le ragazze.

5- Aggressione a Bankitalia. Salvini, saggiamente, si sfila e dice: ci pensino Conte e Tria. Sulla breccia rimane quindi il solo Di Maio, che rischia di trovarsi contro la Bce e tutta l’Europa. A che pro? Per mettere uno scioperato di Pomigliano in Bankitalia, in quel covo di plurilaureati dell’Mit? Lo mandano a prendere il caffè, e forse gli danno anche la mancia.

Si scopre, cioè, quello che si era sempre pensato. Al di là di quattro cosette (reddito di cittadinanza e poco altro) nel Movimento non esiste una linea o una visione politica. Tutto va avanti u po’ per caso, mischiando il marketing (sbagliato, spesso) con quella che dovrebbe essere la politica.

Il risultato si condensa in scelte che fanno pensare a un automobilista che viaggi con un tasso alcolico ben oltre i limiti consentiti.