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Un nemico chiamato Renzi

Si è messo fuori dai giochi, ma dà più fastidio di prima.

di Giuseppe Turani |

I più teneri lo descrivono come una sorta di Buffalo Bill a fine carriera, che si riduce a sparare ai birilli nei circhi equestri. Eppure, il fuoco incrociato contro Matteo Renzi non finisce. Anzi. Non si è messo in gara per il congresso, non ha sponsorizzato alcun contendente. Va in giro a presentare il suo libro, ma dà un fastidio del diavolo. Il perché è presto detto: gli altri (anche se uno di loro vincerà il congresso, inevitabilmente) sono leader freddi. Lui invece è caldo, è rock, si sarebbe detto una volta. E l’aria intorno a lui dice che, se volesse, si riprenderebbe il partito domani mattina. Ma non farà.

Probabilmente si starà interrogando se ne varrebbe comunque la pena. Lo ha già conquistato due volte, ma la battaglia interna contro di lui è stata tale da mandare in frantumi i suoi sogni.

Irrita, allora, che tanto lui quanto Maria Elena Boschi non abbiano ancora lasciato ufficialmente la politica: li abbiamo distrutti, che cosa vogliono ancora?

In più, c’è un dettaglio non irrilevante. Per una buona parte del gruppo dirigente del Pd il futuro prossimo si chiama 5 stelle: spaccare l’attuale maggioranza e inserirsi nel gioco. Il famoso governo grillini-Pd.

Ma con Renzi in giro questo gioco appare impossibile. Giustamente il ragazzo di Rignano considera di allievi di Grillo una banda pericolosa e del tutto inattendibile. Non sono, insomma, la Dc di Aldo Moro, ma un’accozzaglia di bugiardi e ignoranti. Gente, per usare una vecchia espressione, capaci di nulla ma pronti a tutto.

Allora Renzi va distrutto perché la politica torni a essere quella di una volta, con Di Maio e qualcuno del Pd che fanno accordi in transatlantico: un ministero dell’Agricoltura a te, un sottosegretario agli interni a me.

La decrescita infelice della politica.