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L'elefante cinese

Meglio trattare tutti insieme, come Ue, che da soli.

di Giuseppe Turani |

La partita con la Cina, insieme a quella con gli Stati Uniti, è certamente la partita economica più importante di questo secolo. L’idea che l’Italia vada a giocarsela da sola (per ora) è un po' come il Tortona Football club che decida di sfidare il vincitore del campionato mondiale dell’anno scorso. Un gran gesto di orgoglio o una grande scemenza. Emmanuel Macron, che oggi è l’uomo più positivo sull’Europa, propende per la seconda ipotesi, anche se lo dice con parole misurate, ma chiarissime su un punto-chiave: con la Cina bisogna trattare tutti insieme.

Difficile darli torto. Oggi la Cina è circa 20 volte l’Italia come popolazione e probabilmente è 100 volte avanti come tecnologia.

E l’Italia contro una potenza del genere, schiera Conte, Di Maio e Salvini? Il nostro immane debito pubblico e le nostre inefficienze storiche?

E infatti si ha l’impressione che a parte un po’di made in Italy (peraltro ben conosciuto e apprezzato da quelle parti) noi non si abbia alcuna merce di scambio, se non titoli del debito pubblico, che verrebbero denominati con una certa ironia “Panda bond”.

Per il resto, se si è ben capito, i cinesi si farebbero carico di sistemare alcuni nostri porti e poi di usarli (magari fanno anche la Tav…). In prospettiva, i cinesi vorranno di più (aziende, strutture tecnologiche): sanno che siamo un paese debole, indebitato, quasi una preda ideale.

Insomma, è la vecchia storia: questo affare con i cinesi è un po’come andare in barca con l’elefante. Solo che questo elefante è davvero grosso e rischia di buttare noi fuori dalla barca.

Quindi ha ragione Macron: si tratti, ma tutti insieme. Niente affaretti isolati, e certamente perdenti. Anche perché, contemporaneamente, bisogna tenere a bada l’altro gigante, quello americano, che appena sente la parola “cinese” si inalbera.

Si nota, ma giusto per i posteri, che tutto questo avviene senza alcun dibattito in parlamento, come ormai è d’uso.

E si nota anche l’appropriata reazione di Salvini alle sagge parole di Macron: ci ridia i nostri terroristi, piuttosto. Forse basterebbe presentare regolari domande di estradizione, ma è ovvio che con la Cina c’entrano niente.

(Da QN del 23 marzo 2018)