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Il governo delle confusioni

L'Italia è l'unico grande paese in recessione. Non per sfortuna ma perchè è stata impostata una politica economica sbagliata. 

di Giuseppe Turani |

Questa sarebbe la settimana dei conti. Cioè del nuovo Documento di economia e finanza per il 2020. In realtà l’Ocse ha già spiegato che per sistemare queste benedetti conti italiani c’è una strada maestra: ritirare quota 100 e ritirare il reddito di cittadinanza. Tutto il resto sono arzigogoli quasi senza senso.

E qui bisogna capirsi. I funzionari dell’Ocse non sono agenti della Spectre o di Soros. Sono persone che hanno studiato nelle migliori università del pianeta, risultando tra i primi. E si occupano di quella trentina di paesi che sono la parte più avanzata del pianeta. Lo fanno con cura meticolosa, con alle spalle una lunga esperienza e non è colpa loro se nell’area dell’Ocse l’Italia risultata essere l’unico paese in recessione.

Nessuno brilla in questi tempi. Quindi Salvini e Di Maio, quando trattano l’Ocse con sufficienza sbagliano perché sul pianeta in realtà non esiste gruppo di consulenti più qualificato. D’altra parte, l’Ocse, che è un’organizzazione semi ufficiale, ha impiegato molti mesi - gli altri esperti a dire il vero lo avevano detto da subito - a raggiungere la conclusione che quota 100 e reddito di cittadinanza sono due cretinate per la semplice ragione che gli stimoli all’economia ottenuti finanziando la domanda, e non gli investimenti, sono modestissimi, non arrivano neanche allo 0,4 per cento.

Il problema è che Salvini e Di Maio non possono rinunciare ai loro due cavalli di battaglia e quindi ci sarà un Def labirintico con promesse che, come quelle del Def precedente, non si avvereranno.

In questo quadro un po’ mesto e di confusione, ci sono solo due buone notizie. La prima è che il professor Tria si è finalmente stufato di questi due saltimbanchi. La seconda è che il Presidente Mattarella si appresta a nominare Mario Draghi senatore a vita non appena lascerà la Bce. Questa nomina ha un doppio significato: un grande grazie per averci salvato nei momenti più duri della crisi e una possibilità di impegno diretto se i conti italiani, come prevedibile, finiranno per sfasciarsi un’altra volta.

Insomma, grazie, caro Draghi, e si tenga pronto: il paese potrebbe avere bisogno di lei.