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I tesori del vecchio Pd

E' pieno di gente di valore internazionale, ma gli italiani preferiscono fanzcazzisti e segretarie aziendali di Lecce.

di Giuseppe Turani |

Il governo che non c’è. Un solo esempio: Irene Tinagli.

“Mi sono formata in Economia delle Imprese e dell’Innovazione presso l’Università L. Bocconi (laurea), e la Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Master of Science e Dottorato), a cui si è aggiunto il Programma in Global Leadership della Harvard University (Kennedy School of Government).

Nel corso degli anni ho condotto numerosi studi e ricerche sul tema dell’innovazione, la creatività, la valorizzazione del capitale umano e lo sviluppo regionale e urbano, lavorando come consulente per governi regionali e nazionali in Europa, nonché per enti ed agenzie internazionali come le Nazioni Unite e la Commissione Europea. In Italia, negli anni tra il 2008 e il 2018, sono stata advisor del Ministro per i Beni Culturali, del Ministro dell’Istruzione e del Ministro della Giustizia.

Ho svolto e svolgo attività di advisory anche per imprese e associazioni imprenditoriali, per le quali conduco spesso workshop e seminari. Sono stata membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Poltrona Frau, del Comitato Scientifico di Rete Imprese Italia, e sono attualmente advisor per Opinno, un’impresa di consulenza e tecnologia con base a Madrid e San Francisco.

Sono stata editorialista del quotidiano La Stampa e ho pubblicato due libri sulla valorizzazione del talento e lo sviluppo di percorsi di crescita individuali e collettivi: Talento da Svendere (Einaudi, 2008) e Un Futuro a Colori (Rizzoli, 2014). Ai quali si è raggiunto La Grande Ignoranza (Rizzoli, 2019) sulla (mancata) valorizzazione del talento e dei saperi nella politica italiana e sul progressivo declino del ruolo della competenza nei percorsi di carriera politica.

Nel 2009 sono approdata all’Università di Madrid, dove ho insegnato corsi di Management e di Organizational Design. Ho interrotto la carriera accademica per dedicarmi al dibattito politico del mio paese e alle istituzioni, co-fondando il think tank Italia Futura, candidandomi alla Camera dei Deputati nel 2013 e ricoprendo il ruolo di deputata fino a marzo 2018, affrontando prevalentemente temi legati ad occupazione, lavoro e imprese.

Da sempre impegnata per i diritti civili e l’inclusione, sono membro del Comitato d’Onore di Equality, del Comitato Scientifico di Parks – Liberi e Uguali, e del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Internazionale per la Salute dei migranti. Anche nella mia attività di ricerca mi sono spesso occupata del ruolo della diversità e dell’inclusione sullo sviluppo economico e l’innovazione, elaborando il Tolerance Index utilizzato nel Global Creativity Index pubblicato da Richard Florida nel suo libro “The Flight of the Creative Class” e il Diversity Index utilizzato per confrontare città e regioni italiane nel report “L’Italia nell’Era Creativa” realizzato per il Creative Class Group.

Ho ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, incluso la Fulbright Scholarship, la Phi Kappa Phi Honor Society, la nomina a Young Global Leader del World Economic Forum e l’inclusione della lista dei “40under40” in Europa”.

D’accordo, Irene è mia amica e quindi magari sono un  po’ parziale, ma il punto non è questo. Il punto è che come Irene nel Pd (il vecchio, sgangherato, incomprensibile Pd) ci saranno almeno cento persone, se non di più. Non tutte avranno un curriculum così brillante, ma solo perché hanno fatto altro. La sola Tinagli comunque vale due volte l’intero governo gialloverde.

Ma in presenza di un simile patrimonio umano (difficile da trovare anche all’estero) gli italiani decidono di farsi rappresentare/governare da una banda di scappati di casa: la segretaria aziendale di Lecce, la commercialista abusiva di Torino, e altre figure del genere. Guidate da due noti fancazzisti mondiali.

E’ il popolo che decide. E non possiamo farci niente. Volevo solo ricordare che il vecchio Pd (al quale non  sono iscritto) è come una miniera: è pieno di tesori. Basta scavare. E trovare un po’ di coraggio.