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Il governo delle cianfrusaglie

Abbiamo di fronte mille giorni di semi-recessione, ma loro giocano con le stupidaggini.

di Giuseppe Turani |

Il governo più sgangherato da Giulio Cesare in avanti sembra essere tornato in sella, almeno in parte. Lo stesso premier figurativo (Conte) sta tentando di assumere il controllo delle operazioni per paura che si blocchi di nuovo tutto. Ma le cose sembrano procedere. Due gli assi portanti della fase 2:

1- Taglio delle imposte. Misura sacrosanta, ma verrà fatta a debito. Cioè le tasse che non paghiamo noi (forse) verranno fatte pagare a chi ci presta i soldi: francesi, tedeschi, americani, giapponesi. Su questo in due scemotti hanno trovato subito l’accordo. Loro tagliano, i terzi pagano i tagli.

2- Il lavoro. Bisogna trovare in fretta del lavoro da dare agli italiani (e degli stipendi, quindi). Qui è già più difficile. Ma perché i due difettano di fantasia: basterebbe fare una leggina per dire che chi ha tre dipendenti ne deve assumere altri due entro domenica. Da escludere, perché non ci arrivano, l’idea che l’occupazione sale solo se c’è crescita.

E qui crescita non c’è. Anzi, a conti fatti l’Italia ha davanti almeno mille giorni a crescita zero o quasi. Una lunga stagione nella quale si perderanno altre imprese e altri occupati.

Ma loro di questo non si interessano perché sono più portati per le cianfrusaglie, il bric-à-brac dell’inutile, il collezionismo degli scarti, dei rottami.

Il paese, unico in Europa, ha di fronte una lunga stagione di semi-recessione, ma loro giocano con la loro piccole ossessioni: il taglio delle tasse con in soldi altri, una pistola per tutti, lotta dura agli immigrati (che non esistono quasi più e che comunque a piccoli gruppi arrivano comunque).

Insomma, giocano con le quattro carabattole che sono rimaste nel loro archivio progetti, avanzi di una stagione che è stata fortunata (per la Lega) solo in voti e che ha già portato alla semi-distruzione dei 5 cosi. In attesa di fare giustizia anche di Salvini e dei suoi accoliti.