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Dove volano gli asini

L'Italia sospesa fra il disastro e l'impossibile ritorno agli anni Cinquanta.

di Giuseppe Turani |

Dalla padella alla brace. Si oscilla fra il nulla della Casaleggio & C. e il nulla di Salvini & C. D’altra parte non poteva essere altrimenti. La Casaleggio, che per un certo tempo si è immaginata padrona dell’Italia, è in realtà una modesta società informatica (e nemmeno tanto brava), con qualche rudimento di marketing. La banda Salvini è guidata da un bullo padano, divoratore di Nutella (e si vede), con la consulenza economica di due sgangherati esperti (Bagnai e Borghi), giustamente considerati macchiette.

E così abbiamo le loro indicazioni. Per i 5 stelle, ormai in via di disfacimento (hanno ballato una sola estate) la Casaleggio propone un ritorno del glorioso Dibba. Se Di Maio di politica (e dello Stato) capisce zero, Dibba è un filo sotto. E infatti rilancia vecchie sciocchezze: la lotta ai poteri forti e non si sa bene a chi altro. Mulini a vento.

Salvini è più pericoloso. Pericoloso perché l’Italia che ha in mente (autarchica e agricola) è una roba che ci siamo lasciati tutti alle spalle già dagli anni ’50, con la Vespa e la 600. E anche lui quanto a sciocchezze non si fa mancare niente. Ricatta persino il suo stesso governo: o mi date un taglio di 10 miliardi delle imposte o me ne vado. Povero Salvini. Forse Bagnai e Borghi non glielo hanno spiegato, ma l’Italia è un’economia che muove ogni anno 1700 miliardi: che cosa vuole che succeda con un taglio di 10 miliardi? Due ferramenta di Treviso allargano il negozio?

La semplice verità è che siamo nelle mani di due idioti. Non sanno quasi niente, ma decidono su tutto. Campioni mondiali di balle.

L’Europa ci proibisce, devono cambiare le regole. Chiediamo un tavolo per discutere. Ma perché gli altri 27 paesi (irritatissimi con noi) dovrebbero accettare di fare un dibattito che sembra interessare solo a noi? Cioè al più sgangherato e pericolante paese europeo? Siamo come quei ripetenti già spediti dietro la lavagna a ripassare le tabelline, che però vogliono spiegare al professore quanto fa 3 per 4.

Come la mitica sottosegretaria all’economia, tale Laura Castelli, che annuncia la riduzione di un’imposta inesistente. La lotta ai poteri forti, evidentemente, le ha dato alla testa.

Ma non è la sola. Lunedì tutto lo stato maggiore ministeriale a 5 stelle va a Taranto in pompa magna. Oggetto della trasferta: la riconversione del centro siderurgico. Il sospetto è che se ne voglia avviare la chiusura. Un colpo mortale per Taranto e per l’Italia.

Ma coerente: i 5 stelle (seguaci del balordo comico genovese) odiano l’industria, sognano un’Italia fatta di coltivatori di broccoli, semplice, con una Banca d’Italia che stampa nottetempo i soldi che serviranno la mattina dopo, e allegre piante di peperoni che spuntano fra i binari del tram.

Siamo nelle mani di due idioti. Accusano ogni dieci minuti l’Europa perché l’Italia non cresce. Peccato che tutti gli altri 27 paesi crescano. Le regole sono le stesse. L’Europa è la stessa. Persino un asino capirebbe che siamo noi a avere qualche problema (ricordate le riforme proposte da quello sciagurato di Renzi e che avete bocciato?), ma non loro due.

Loro volano alto. E non dite più che gli asini non volano. Di Maio e Salvini sono la prova che vi sbagliate.