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Elogio dei barconi

L'Africa e l'immigrazione sono il nostro colpo di fortuna. Non una disgrazia.

di Giuseppe Turani |

L’immigrazione, i barconi, le barchette, le navi, Carola sono tutti argomenti che dividono gli italiani e che in questo momento premiano la destra più razzista. Anzi, una destra talmente fuori di testa che così non l’abbiamo mai avuta.

È possibile fare un po’ di ordine?

Tutti sanno, o dovrebbero sapere (solo Di Maio è esentato e scusato) dove si trova l’Africa: è in fondo al Mediterraneo, dall’altra parte. Di fatto rappresenta la sponda Sud del nostro mare. Se l’Africa fosse al polo Nord tutto sarebbe più semplice, ma non è così. È nostra vicina di casa, nostra dirimpettaia. Le belle signore (anche di sinistra, purtroppo) che sui social strepitano contro i negher se ne dovrebbero fare una ragione. Altrimenti rischiano l’esaurimento nervoso per una cosa che è fuori dal loro controllo. L’Africa non l’abbiamo messa lì (così scomoda) noi. Ci è arrivata da sola.

L’Africa oggi ha circa un miliardo e mezzo di persone e tende verso i 2,5 miliardi molto rapidamente: infatti ha tassi elevati di aumento della popolazione.

Benessere e condizioni di vita sono molto, ma molto inferiori, a quelli europei e anche a quelli italiani. Non solo, ci sono poche occasioni. Se sei un giovane nero e abiti a Lagos, puoi essere intelligente quanto vuoi, ma non vai molto lontano. Anzi, molto probabilmente non vai da nessuna parte.

Se invece attraversi l’Africa, il deserto, sali su un barcone (con i soldi che i parenti hanno raccolto per te), sbarchi in Italia e poi scappi a Rotterdam o Amburgo, hai qualche possibilità. Puoi laurearti in ingegneria in un’università di standard internazionale, puoi andare a lavorare alla Volkswagen o magari addirittura in America da Google.

Se non sei così bravo, puoi sempre sperare di lavorare in agricoltura o nelle case.

In sostanza: qui c’è il mondo, là c’è molto poco. Chi oggi non capisce questo è perché dormiva. Il famoso “miracolo economico” italiano degli anni Cinquanta, che ci ha proiettati fra i paesi più industrializzati del mondo è stato fatto da poveri contadini meridionali che si sono trasferiti al Nord a milioni. In condizioni spaventose: niente alloggi, niente scuole, niente ospedali. Spesso sullo stesso letto dormivano in tre: a turni di otto ore.

Diciamo che quel miracolo, fortuna e vanto del nostro paese, è stato fatto dai nostri negher domestici: pugliesi, calabresi, napoletani, siciliani.

Oggi la storia si ripete, ma in dimensioni continentali. Per un giovane africano la scelta è semplice: qui c’è un futuro, a casa sua non c’è. La scelta vale un’attraversata del deserto e l’imbarco su un barcone. In più in Africa ci sono molte zone di guerra, che sono un ovvio incentivo a andarsene.

Contro tutto ciò, la politica di Salvini è elementare, rozza, come è lui: si chiudono i porti e non li si lasciano entrare. Ci si barrica in casa. Magari anche armati e pronti a sparare (si va, inevitabilmente, in quella direzione…).

L’unica alternativa, che preserva la purezza delle valli bergamasche, è” aiutiamoli a casa loro”. E qui si tocca un tasto spinoso. L’Europa è un’area di circa mezzo miliardo di persone. In Africa sono tre volte tanto e puntano a diventare 5 volte tanto. Con cosa li aiutiamo? Con i pacchi della San Vincenzo?

Inoltre, l’Africa è un continente verticale: come si scende, ogni cento chilometri cambia tutto, dalla fauna alla flora. Non è l’immensa area euroasiatica, stabile da Rotterdam a Pechino.

In più c’è il clima. Oggi si è soliti dire che il Texas, una delle zone più ricche del mondo, non esisterebbe senza l’aria condizionata. Figurarsi l’Africa. Ma aria condizionata, frigoriferi, impianti per l’acqua, illuminazione, trasporti sono tutte cose che fai se hai l’energia. E per l’Africa ce ne vogliono delle quantità immense.

Io avevo calcolato 300-400 centrali nucleari di buona stazza. Sono stato sgridato. Benissimo.  Però questa energia va trovata.

Insomma, aiutiamoli a casa loro è un bellissimo slogan, ma forse è poco più di uno slogan.

Inoltre, l’Italia perde popolazione: diminuirà di almeno10 milioni nei prossimi 40 anni. Di questo le delicate signore anti-negher non vogliono nemmeno sentir parlare. Ma il rischio di uno spopolamento del Sud è reale: si scappa prima da dove c’è poco. E quindi da Sud a Nord. In Puglia e in Campania, per non parlare della Calabria c’è la possibilità di un ritorno alle origini: animali selvatici e pochissimi abitanti.

In più, ma questo ogni demografo lo sa, quando una popolazione cala, rimangono i vecchi e i bambini, cioè i soggetti meno autosufficienti e più costosi. Un vero disastro. Calano spaventosamente i contributi per il welfare.

Se si tiene a mente questo fatto, allora si scopre che l’esistenza dell’Africa, con le caratteristiche che abbiamo detto, è un colpo di fortuna per l’Italia: l’importazione (e mi scuso per la parola) di 10 milioni di negher (ovviamente mi scuso per il termine, ma è per provocare) nei prossimi 40 anni può impedire il nostro collasso come comunità civile.

In conclusione, o impariamo a governare i flussi di immigrazione (10 milioni in 40 anni) o come comunità (ex culla del mondo moderno) siamo finiti.

Ma allora i porti chiusi di Salvini che cosa c’entrano? Niente. Sono le cose che fa uno che non ha mai capito niente nella sua vita e che pensa che l’esistenza della Nutella risolva tutti i suoi problemi.