Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Il dittatore un po' ciula

Salvini rimane un soggetto estraneo allo Stato, che lo rifiuterà.

di Giuseppe Turani |

Domenica densa di eventi politici, forse decisivi, anche se un po’ sospesi fra il comico e l’avanspettacolo. Si comincia con il campione mondiale delle scemenze, cioè Di Maio. Dimenticandosi di essere il titolare non di uno, ma di ben due ministeri, Lavoro e Economia, frivoleggia: via la Coca cola dalle scuole, al suo posto salutari aranciate. Mi dicono che le bevande gasate sarebbero già state abolite da anni, ma non importa. Quello che conta è che il nostro vicepresidente abbia cura dei bimbi persino in questi particolari. Seguiranno istruzioni per il grembiulino, la merendina, il sonnellino. Ma questo non ha proprio un cazzo da fare, testa vuota.

Ma se appena ieri ha dovuto accettare di pagare quasi 8 miliardi (mai ci piegheremo alla Ue) per evitare la procedura di infrazione. Perché non va da Tria e non si fa spiegare che cosa sta succedendo? Alle merendine penseranno le mamme, lo hanno sempre fatto e persino lui è diventato grande (non tanto sveglio, ma questa non è colpa della mamma e nemmeno delle merendine).

Ma poi c’è la storia grossa: la caccia al coglionazzo più grande di tutti, il mittico Matteo Salvini. E la faccenda è abbastanza semplice. Con la sua stupida politica di chiusura dei porti (solo per 40 persone, tutti gli altri passano) ha ormai stufato chiunque. Mezzo governo (la metà grillina) lo ha già mandato pubblicamente a quel paese. La Germania è furibonda. L’Europa, come nomini Salvini, tutti scoprono che devono andare di corsa al cesso. Lui vede i sondaggi che lo danno al 40 per cento, e si bea, giù due etti di Nutella e un quarto di bue arrosto.

Non ha ancora capito (o forse sì) che quel 40 per cento è fragile, fragilissimo. Se non crede a noi, che siamo semplici imbrattacarte venduti a Soros, chieda a Matteo Renzi, è un suo collega. E da quelle vette, il 40 per cento, è già passato.

In realtà, Salvini, che è un politico pessimo, ha dimenticato di fare una cosa: e cioè di conquistare lo Stato.

Molti anni fa un amico che girava per ministeri, sotto Natale vede un signore piccolo, un po’ curvo, che circola per le stanze del ministero dell’Industria e regala alle segretarie (“Per lei Maria, per lei Giovanna…”) scatole di cioccolatini Peyrano. Chiede chi sia quel tipo curioso. Ma non lo conosce? È il professor Vittorio Valletta. Per decenni capo indiscusso della Fiat, la più grande azienda italiana. Che però a Natale si prendeva il fastidio di trasferirsi a Roma da Torino per portare scatole di cioccolatini alle segretarie del ministero. Valletta, così chiudo con gli aneddoti, è lo stesso che sequestrato dai partigiani in armi nel suo ufficio a Mirafiori, nel processo a Venezia dirà: ma quale sequestro, stavamo difendendo in armi la fabbrica dai tedeschi, io e i miei valorosi uomini (parte dei quali licenziati il giorno dopo).

Ecco, Salvini non ha di queste trovate. Al ministero non va mai, quasi non lo conoscono. La burocrazia dello Stato lo sopporta, ma in realtà lo detesta. Persino la polizia, se potesse, gli farebbe una multa al giorno per disturbo della quiete pubblica.

Salvini, nonostante si bei e si gonfi per il suo immaginario 40 per cento, rimane un soggetto estraneo allo Stato. Rimane un padano, un po’ sbruffone, calato a Roma con l’aria del conquistatore, ma che tutti sperano di infilare prima o poi in un cassonetto della signora Raggi.

Ma non è finita. Lui continua nella sua guerra personale alle Ong, che gli faranno vedere i sorci verdi. Carola è un’adorabile zingara del mondo moderno e del mare, cittadina d’Europa, si proclama. È molto seccata con lui. Non ha niente da fare, lo perseguiterà nei tribunali. E non è detto che i grillini questa volta lo salvino. Inoltre, al suo posto io mi guarderei le spalle: da una che poco più che maggiorenne guidava navi al Polo Nord c’è da aspettarsi di tutto. Lo stesso decreto sicurezza bis di Salvini (sulla base del quale ha rotto le scatole a tutti) non è detto che passi e che venga trasformato in legge, potrebbe decadere. E Salvini potrebbe fare la figura del ciula anche davanti ai suoi fan.

A tutto questo aggiungiamo che sta sulle scatole a Mattarella, all’Europa, all’Onu, a ogni organizzazione umanitaria, a mezzo Parlamento, a tutti i magistrati d’Italia. E forse anche ai parcheggiatori abusivi e ai dipendenti della Rai.

Insomma, forse alle prossime elezioni prenderà davvero il 40 per cento (anche se non credo proprio), ma resta un uomo isolato, estraneo allo Stato e, anzi, in conflitto con esso.

La sua espulsione, al di là dei voti che prenderà, sarà questione di settimane.

Se mai arriverà a palazzo Chigi, sarà solo per uscirne di corsa, rifiutato.