Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Le pecore calabresi

Solo dei cretini possono sognare un'Italia chiusa e isolata dal mondo. Siamo stati grandi perché siamo sempre stati aperti.

di Giuseppe Turani |

Questo paese sta andando fuori di testa, e dubito che possa essere riportato con i piedi per terra. Gentili e azzimate signore, ad esempio, chiedono con voce accorata e vibrante apprensione perché non sia possibile mandare le nostre navi nel Mediterraneo a bloccare quelle Ong, mettendosi di traverso. Dai loro comodi divanetti, mentre bevono sciroppo, invocano insomma guerre navali come quelle viste al cinema.

Qualche idiota del governo (Salvini?) propone di mettere le navi italiane nei porti per evitare gli sbarchi (nessuna nave Ong in vista, peraltro): con quasi otto mila chilometri di coste che cosa vuoi presidiare?

Salvini, mentre combatte la più inutile guerra degli ultimi venti secoli contro nessuno, convoca le parti sociali al Viminale per definire la legge di stabilità 2020. Persino il figurante Conte deve alzare un po’ la voce: e convoca un consiglio dei ministri per stabilire chi fa chi e che cosa. Siamo in pieno marasma istituzionale. Ma Salvini ha già pronta la risposta: lui è il vicepresidente vicario (carica inesistente) perché è più anziano dell’altro vicepresidente (lui 46 anni, l’altro 33).

Intanto, i rifiuti di Roma dovrebbero prendere la via della Svezia (in treno) oppure di qualche paese del terzo mondo (via nave). E tutto questo perché un demente genovese ha sentenziato che i termovalorizzatori non si devono fare e una massa di idioti, eletti al parlamento, lo segue come un branco di pecorelle. È lo stesso demente che aveva avviato la guerra contro i vaccini e che suggeriva una pallina di plastica invece dei detersivi per le lavatrici. Un idiota totale.

Altri apprendisti dementi, per non essere da meno, continuano a disegnare scenari da incubo. Arrivano 50 migranti? Sono l’avanguardia di 50 milioni, forse di un miliardo, smontiamo le caserme al Nord e facciamole al Sud, perbacco saremo pronti, oliate bene i fucili e alla domenica esercitatevi. Vanno bene anche pentole e badili, alla guerre come à la guerre. È l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende (non avendo la spada, va bene anche un buon coltello da cucina).

Tutto questo vagare di dementi ha un nome e un cognome: Matteo Salvini. Ha innescato una politica dell’odio e non riesce più a uscirne. Va su nei sondaggi fino a quando gli italiani pensano di essere sull’orlo di un’invasione. Se solo capissero che non esiste alcuna invasione, e che non è tecnicamente possibile, i suoi sondaggi crollerebbero come castelli di carte. E lui tornerebbe a essere lo scadente politico che è sempre stato, sostanzialmente inutile.

Non esiste un miliardo di africani pronto a trasferirsi qui con la forza: dovrebbero venire a nuoto. Esiste invece un miliardo e mezzo di africani che vorrebbero stare meglio.

E qui mi si consenta una piccola parentesi quasi colta: se all’epoca i primi uomini in uscita dall’Africa (Rift Valley) avessero trovato i porti chiusi, oggi in Europa ci sarebbero solo castori e bisonti. Per fortuna, Salvini non era nemmeno immaginato e la migrazione che ha popolato l’Europa di esseri senzienti e intelligenti (noi) si è potuta compiere con successo.

Poi, quegli antichi figli degli ominidi africani hanno dato il via a almeno due civiltà straordinarie quella greca e quella italiana. Se a Harvard nel lontano Massachusetts (l’università di Obama e di Natalie Portman) ancora oggi si studiano i poeti greci e il diritto romano, ci sarà un perché.

Salvini non lo sa, perché notoriamente non sa niente, ma per mille anni l’economia del mondo è stata semplicemente l’economia di Roma. Una città che adesso non riesce nemmeno a liberarsi della sua spazzatura, stretta nella morsa dell’idiozia grillina.

Con buona pace delle eleganti signore che fra un pasticcino e l’altro invocano cruenti battaglie navali nel Mediterraneo contro innocenti migranti ricchi solo della loro fame e armati solo di disperazione, serve tornare con i piedi per terra.

Non possiamo accogliere tutti, è ovvio. Ma non possiamo nemmeno respingere tutti e trasformarci in un maso chiuso. I calabresi di Crotone, secoli fa, non respinsero Pitagora. E fecero bene. Erano poveri contadini morti di fame, e massacrati dalle malattie, ma erano meglio di Salvini. Allevavano pecore e mangiavano radici, ma avevano più cervello di un leghista attuale o di un grillino.