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Un governo da delegittimare

Sta portando l'Italia alla rovina ma i media non hanno il coraggio di denunciarne la pericolosità. 

di Ernesto Trotta |

Ma perché Salvini sembra così imbattibile? Perché è così difficile vedere la gigantesca montagna di balle che sta spudoratamente raccontando al Paese? Perché sembra che, qualunque cosa faccia, anche le figuracce, le gaffe, il suo consenso cresca?

Davvero grande parte dei cittadini italiani è così rimbambita da non vedere ciò che a molti altri invece sembra così evidente? (Per non parlare della desolante pochezza di Di Maio e compagni, sui quali però forse alcune remore stanno cedendo!)

Bisogna trovare delle risposte a queste domande, è urgente, ne va della nostra vita democratica, della nostra economia, della nostra capacità di convivenza civile.

Non ci voglio girare intorno: la responsabilità maggiore è in capo ai media, ai giornali, di carta ed online, alle televisioni, a tutto il circo mediatico che non se la sente, non vuole, non può, non riesce a troncare nettamente i ponti con questa nefasta maggioranza di governo.

Tutti i media, anche quelli tendenzialmente non favorevoli al governo, continuano a trattare questa classe dirigente appunto come una classe dirigente, contestabile casomai, ma una classe dirigente con una certa autorità.

Invece di seguire l’unica strada possibile, quella della delegittimazione per manifesta incompetenza, per falso ideologico, per palese raggiro degli elettori e cittadini.

Possibile che ci sia solo un sito web (indovinate quale!) dove si dice, pane al pane, che questi signori stanno offendendo, ferendo, rovinando l’Italia e non solo governando con un programma politico inaccettabile? Possibile che non si veda la eccezionale singolarità e pericolosità della situazione?

Si dirà: hanno vinto le elezioni, hanno il diritto di governare! Vero, innegabile! Ma non per questo tutti noi, e soprattutto i media, dobbiamo "lasciarli" governare e fare danni senza parlare chiaramente, senza denunciare in modo inconfutabile tutto il disastro che stanno producendo. Chiedo mica un colpo di stato, chiedo solo chiarezza nell’esposizione di quanto accade, senza infingimenti e mezze parole.

Attenzione, perché ci son molti modi per criticare senza ferire, per lavarsi la coscienza senza esporsi troppo, lasciandosi vie di fuga aperte.

La più classica è criticare, anche in modo incisivo, l’azione di governo, ma subito dopo aggiungere che "anche prima non è che fosse meglio …", oppure "… ma anche gli altri, però, …".

Ecco fatto! Critichi e non ti impegni, critichi e relativizzi, critichi e disinneschi. Il messaggio passa così: "tanto è tutto un gran casino, non sai con chi prendertela!".

I nostri esimi e baldi giornalisti, commentatori, editorialisti, mezzibusti e maître à penser tengono tutti famiglia e sai mai che questi (Salvini, più che altro, perché il suo socio è dato per spacciato) governino ancora per un bel po’ e che quindi gli tocchi conviverci a lungo … Mica siamo in America, dove un giornalista (giornali, tv, non importa) è normale che si schieri, dichiari apertamente da che parte sta, vincente o perdente che sia. Mica siamo come quei pericolosi calvinisti anglosassoni, noi. Qui, "Franza o Spagna, purché se magna!".

È triste, ma temo che sia esattamente così.

E questo atteggiamento contagia perfino l’opposizione politica, il PD, per essere chiari, dal quale non si sentono arrivare voci di critica, di condanna, di preoccupazione forti e potenti come ci si potrebbe aspettare. Anzi, si approfitta per discutere sui titoli dei giornali, opportunamente tendenziosi e provocanti (mi riferisco ad esempio alla lettera di Renzi a Repubblica, che il giornale ha presentato come un atto di accusa, un’attribuzione di colpa, piuttosto che come una riflessione opportuna, giusta o sbagliata che fosse), titoli fatti apposta per seminare zizzania e sviare l’attenzione dal disastro che questi sciagurati stanno combinando…