Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Primo Piano

Hay Carmela

Salvini, l'antifascismo, la guerra di Spagna, quella sera a casa di Tina Anselmi, i migranti. (Clive Owen e Nicole Kidman)

di Giuseppe Turani |

Molti amici di cui ho stima si stanno sbracciando a scrivere che il Pd ha perso le elezioni perché non ha avuto una linea dura, tipo Salvini, sulle immigrazioni: il popolo non ama i migranti, e quindi è inutile insistere. Se il Pd non cambia linea, vincerà sempre Salvini. E i voti presi dalla Lega contrastando ferocemente l’immigrazione serviranno per fare anche altre cazzate. Quindi, spostarsi verso il contrasto ai migranti, prima lo si fa meglio è.

Trovo questo ragionamento ai limiti della demenza senile. Solo dei razzisti inconsapevoli (o salviniani naturali) lo possono fare.

Certo, oggi a non essere per i porti chiusi, essere favorevoli al non arresto di Carola o del comandante Tommy e dei salvataggi in mare costa un prezzo.

Esattamente come durante il fascismo costava un prezzo cercare di rimanere antifascisti. Un’intera generazione di politici, anche di prima qualità, non si arrese e scelse la strada dell’esilio. Pertini muratore a Nizza, Saragat commerciante di vini a Vienna, Don Sturzo esule a New York. Altri furono semplicemente ammazzati, anche brutalmente dal fascismo (fratelli Rosselli). Altri, finché fu possibile, scelsero di battersi comunque: e li ritroviamo tutti nella guerra di Spagna, a fianco della Repubblica. Sconfitti, si disperdono nei quattro angoli della terra: Messico, Russia, America. Fondano associazioni, partiti, giornali, costruiscono alleanze con le classi dirigenti occidentali. Cercano di smuovere quelli rimasti in Italia. Poi, si va in montagna, a fare i partigiani.

Questa è la storia della sinistra italiana, e non solo della sinistra. Quando il Cln Alta Italia si riunisce nella casa milanese di Tina Anselmi e emana l’ordine per la fucilazione immediata di Mussolini e l’insurrezione generale, ci sono tutti, democristiani e monarchici compresi.

Nessuno di questi ha mai detto: be’, gli ebrei stanno un po’ sulle palle ai fascisti, allineiamoci, in fondo non sono così simpatici. No, gli antifascisti veri, quelli che ci hanno trasmesso qualcosa, sono andati in galera, ma non hanno mai fatto sconti sugli ebrei: li hanno sempre difesi e aiutati a fuggire, quando era possibile.

Oggi non sono più quei tempi e nessuno è chiamato a scelte così nette.

Questo però non giustifica la confusione. I migranti esistono, l’Africa esiste con il suo carico di problemi e di speranze. La risposta non può essere la stessa di Salvini: chiudiamo i porti ermeticamente, tutti fuori dalle balle. La risposta deve essere più meditata, più sensata, più articolata: prendiamo quelli che riusciamo a prendere, diamo loro un’istruzione, facciamoli diventare parte di noi.

Ma forse non sono riuscito a spiegarmi bene. E allora consiglio a tutti la visione del film “Hemingway e Gelhorne”, la scena dove loro, due americani fuggiti in Spagna a fianco dei repubblicani, scendono in strada e vedono sfilare la Brigata Lincoln: volontari americani accorsi a dare una mano e a morire. Gente qualunque che a proprie spese ha attraversato l’oceano per battersi a favore della Repubblica spagnola, che sfilano per le strade di Madrid cantando “Hay Carmela”. Poi prendono il tram e vanno al fronte, pochi chilometri più in la, a combattere e a morire.

E noi dovremmo chinare la testa davanti a Salvini?