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Slegate Renzi

La maggioranza di governo ormai ha paura di se stessa. Per il Pd è un'occasione d'oro.

di Giuseppe Turani |

I 5 stelle sono finiti dente un tritacarne e non c’è niente che possa consentire loro di sfuggire. Se tentano di scrollarsi di dosso Salvini, vanno a elezioni (e finiscono massacrati). Se tentano un aggancio con il Pd, si sfascia il Pd medesimo e tutto quello che possono fare è andare al bar a farsi un gelato insieme.

Sono nel tritacarne e possono solo essere tritati. Anche se stanno riscoprendo vecchie astuzie da prima repubblica. Sulla Tav, dove per dieci anni hanno eccitato gli animi, hanno già perso perché si farà. Allora fanno i furbini: decida il parlamento, che è sovrano. Certo, è sovrano, ma Di Maio e i suoi sanno anche che in parlamento c’è una maggioranza pro-tav.

La tecnica è sempre quella delle bugie. Hanno perso su tutto, dalla Tap in avanti, ma scaricano sempre la cosa su altri o negano l’evidenza.

Anche la storia dei due mandati (e poi a casa, un’altra invenzione dell’idiota Grillo) finirà in soffitta, come è inevitabile. I grillini si esauriranno per mancanza di voti (sotto il 15 per cento sono già morti, e risorge persino il Pd del sonnolento Zingaretti), ma soprattutto per il loro ostinato, da veri talebani, rifiuto della modernità. Nella “Vita agra” di Bianciardi il protagonista immaginava macchine agricole inoperose sullo sfondo, ma solo perché impegnatissimo a fare sesso con la sua compagna. Nei 5 stelle non c’è nemmeno questa bella ventata anarchica a favore dell’amore. C’è niente, una sorta di convento triste, con tristi personaggi, che recitano lezioncine scadenti scritte da Casalino (impossibile immaginare di peggio).

Se i 5 stelle sono al termine della loro corsa, l’apparente vincitore di questa stagione non sta meglio. Salvini sembra avere in mano tutte le carte della partita, ma non è vero. Ha in mano molti due di picche. È arrivato in alto (nei sondaggi), ma la sua corte di affaristi da quattro soldi e chiacchieroni (tutta gente molto improbabile) lo mette in pericolo. Nessuno di loro è un Primo Greganti. Se un Pm li chiama in procura., cominciano a farsela addosso ancora prima di chiamare il taxi. E una volta là, confessano anche quello che non hanno mai fatto perché troppo stupidi.

La debolezza di Salvini si può notare in una circostanza curiosa. E’ l’uomo più forte del momento, quello che non deve chiedere mai. Ma diffida di tutti: di Conte, di Di Maio, del Pd, forse anche della sua fidanzata. E’ il padrone del gioco, ma sospetta un mondo di pistole e coltelli nascosti sotto il tavolo.

Il Pd, infine, è sempre più incomprensibile. Sta accadendo una sorta di miracolo: la maggioranza più forte di tutti i tempi (quella gialloverde) ha paura di se stessa. Il Pd potrebbe affondarvi il coltello come nel burro, scatenandogli contro il suo miglior tribuno (e cioè Matteo Renzi). Invece, proibisce all’ex presidente del consiglio di parlare in aula.

Poi Renzi lo abbiamo visto nella consueta diretta FB. Io non sono un fan totale del ragazzo fiorentino, ma devo togliermi tanto di capello: sta smontando Salvini pezzo dopo pezzo. Altri cinque interventi così e di Salvini non rimarrà più niente. Nemmeno in Siberia lo vorranno più.

Il Pd, quindi, non dovrebbe fare assolutamente niente. A parte dare via libera a Renzi e poi applaudire fino a spellarsi le mani. È un lavoro che può fare persino Zingaretti.