Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Tempesta in arrivo

Non si può escludere una recessione in autunno.

di Giuseppe Turani |

A pochi mesi dalla sua uscita dalla Bce Mario Draghi è diventato più diplomatico di un consumato politico. Prima fa uscire la notizia che non esiste alcun pericolo recessione in Europa, tutto tranquillo, tutto bene. Poi lascia i tassi di interesse invariati e, quasi verso sera, annuncia che la banca centrale ha già predisposto nuovi interventi di stimolo all’economia.

Ma esiste o no un pericolo di recessione? Esiste, anche se per ora sembra limitato al comparto manifatturiero tedesco.

Limitato è un modo elegante per dire che la recessione potrebbe scoppiarci in testa da un momento all’altro. Il comparto manifatturiero tedesco è il vero motore dell’economia europea (vero, amici del Nord Est?). Se qualcosa non gira da quelle parti, significa che tutti non stiamo tanto bene.

Da dove nasce questa crisi tedesca? Direi dalla situazione mondiale. Trump minaccia dazi tutti i giorni, ne ha già applicati alla Cina e altri ne vorrebbe applicare. E in lite con il presidente della Federal Reserve da lui stesso nominato pochi mesi fa, sta sfondando il bilancio americano (e prima o poi la Fed dovrà usare le maniere forti), la Cina rallenta.

Tutto stava andando bene, questa è la storia. Ma il ciclone Trump, che aveva promesso una crescita del 5 per cento contro una reale della metà, vorrebbe di più e si agita in tutte le direzioni nel tentativo di smuovere maggiormente un’economia che sta già dando il massimo.

Il risultato, come capita sempre in questi casi, è esattamente il contrario: il mondo degli affari non ama gli elefanti nelle cristallerie.

I segnali tedeschi riguardano anche noi che già siamo a crescita zero. Se davvero la manifattura tedesca dovese cedere, due minuti dopo qui sarà recessione. E con gli impegni finanziari che abbiamo, ci sarà da mettersi le mani nei capelli. Ma non basterà. Forse non basterà nemmeno Draghi, questa volta.

(Da QN del 26 luglio 2019)