Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Una bambina inquietante

Greta non è la soluzione, ma solo una parte del problema.

di Giuseppe Turani |

Lo stato comatoso della sinistra italiana e delle sue anime belle è testimoniato da quello che sta accadendo intorno a Greta. Proibito criticarla, sta salvando il mondo. Di fatto, è una santa, una madonna, una nuova Giovanna d’Arco.

Naturalmente, non è vero niente. Delle cose di cui le parla, poco e male, ci si è resi conto quando lei non era ancora nata. E infatti gli standard antinquinamento delle auto sono stati elevati, e continuano a essere elevati. L’aria delle metropoli è monitorata di continuo e, quando si superano i limiti di sicurezza, vengono presi provvedimenti drastici come il blocco totale della circolazione. Tutto questo è cominciato, ripeto, prima della nascita di Greta.

Tutto questo non basta. Ci sono purtroppo problemi politici. Essere meno inquinanti costa un sacco di soldi. Allora Trump, che ha promesso all’America una certa crescita e che oggi ne ha meno della metà, darebbe fuoco anche ai mobili della Casa Bianca pur di vedere il Pil salire verso l’alto. La Cina è il grande mistero. Purtroppo, è sistemata su un immenso giacimento di carbone (di pessima qualità, peraltro) e quindi la tentazione di bruciarlo è forte.

La Vecchia Europa arranca, lentamente. Ma non basta.

Liberarsi dall’inquinamento, insomma, non è così facile. Ci sono interi sistemi industriali (dai quali dipende il nostro benessere) da riconvertire e da sistemare a livelli più costosi.

In questo quadro di difficoltà, si inserisce l’operazione di marketing Greta con il suo corteo di stupidaggini. Già fa impressione che una bambina di 16 anni pretenda di sapere quello che serve sull’inquinamento. Ma poi c’è il fatto che fa cose balorde.

Qualcuno ricorderà il suo comizio romano. L’energia elettrica per gli altoparlanti era fornita da dei giovani disgraziati che pedalavano su biciclette collegate a dei rotori. Avremo giovani ciclisti condannati a pedalare fuori dalle discoteche e fuori dalle fabbriche? E quanti ciclisti serviranno per una fabbrica di mille operai? Mille? Due mila? Tutto il giorno a pedalare? E chi li pagherà?

Poi decide che va a New York in barca a vela, per non inquinare. Torniamo alle navi a vela? Ai tempi di Sir Francis Drake e del Corsaro Verde?

Il mondo di Greta, cioè, è un mondo immaginario, impossibile, stupido. Questo rappresenta. E per questo andrebbe censurata e rimproverata, rimandata a scuola.

La sfida di oggi è tenere insieme il nostro livello di benessere con meno inquinamento. Non quello di tornare nell’Ottocento (quando si temeva, seriamente, che Londra sarebbe affondata sotto la merda dei cavalli che trainavano le carrozze, ogni epoca ha i suoi guai).

Rimarrebbe da capire perché, soprattutto a sinistra, Greta raccolga così tanti consensi. Ma, forse, esiste una spiegazione. Anzi due:

1- Sappiamo che stiamo consumando troppo, e Greta è un modo per sentirci in colpa.

2- In questo momento i progressisti non hanno simboli, miti, eroi. Non esiste alcuna nuova frontiera. E allora Greta ne fa le veci.

Ma è solo una bambina che predica il niente. Per di più con questa faccia priva di espressioni e quindi inquietante.

È essa stessa un prodotto di marketing di quel mondo che le piace così poco.