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Uno come Salvini

In un paese normale il capo della Lega dovrebbe sparire dalla politica.

di Ernesto Trotta |

Fossimo normali, uno come Matteo Salvini, dopo le ultime performance sulle spiagge romagnole, nelle piazze italiane ed infine in Parlamento (al Ministero pare non si sia mai visto!), sparirebbe per sempre dalla vita pubblica e nessuno lo rimpiangerebbe, nemmeno i suoi sodali.

Fossimo normali, il primo ed il secondo partito in Parlamento, a fronte di una situazione non proprio tranquilla e rilassante per il Paese, non farebbero fatica a trovare pochi ed importanti punti di contatto e a trasferirli in un programma di governo, con obbiettivi verificabili ed eventualmente estensibili nel tempo.

Fossimo normali, sarebbe chiaro che, finita in rissa una fallimentare esperienza di governo, egemonizzato da una destra populista e sovranista, si dovrebbe o cambiare radicalmente strada o ritornare a chiedere cosa ne pensa il corpo elettorale. E, trovandoci in una democrazia parlamentare, entrambe le cose non sarebbero considerate per niente scandalose.

Fossimo normali, i politici esprimerebbero chiaramente le loro legittime intenzioni, schierandosi per la continuazione della legislatura oppure per la sua interruzione immediata.

Fossimo normali, ci conteremmo alla luce del sole in Parlamento (e non su Twitter) e vedremmo con tutta evidenza se esiste o meno una maggioranza di governo che possa attuare un programma per il bene del Paese.

Fossimo normali, ci ritroveremmo con una sana dialettica tra un Partito di sinistra progressista ed un Partito di destra conservatrice, pur articolati al loro interno, ma con il comune obbiettivo di conquistare il potere e realizzare un programma.

Fossimo normali, i mezzi di informazione, almeno quelli che si ritengono un baluardo (watch dog) della democrazia, racconterebbero ciò che succede, esprimerebbero le loro opinioni e non si presterebbero alle manovre di un protagonista contro un altro, cercando sponde oblique e violentando un’opinione pubblica già sufficientemente confusa di fronte ad un quadro politico del tutto inedito.

Fossimo normali.

Ma vi pare normale un Paese dove tutti giocano contro tutti, dove le intenzioni dei protagonisti sono sempre oscure e, se uno cerca di dire la verità, visto l’andazzo nessuno ovviamente gli crede, perché pensa a chissà quali trame segrete, dove, oltre che commissari tecnici della nazionale, tutti, ma proprio tutti, sono contemporaneamente segretari di partito, alti strateghi, consiglieri e consigliori, Mazzarini e Talleyrand?

No, non siamo affatto normali e si vede come ci siamo ridotti, in uno stato di confusione perenne, di perenne crisi di nervi, di perenne scontento e sconforto.

Mai come in questi giorni ho sentito tanta gente (forse sono quelli normali …) dire: voglio emigrare, andate tutti a cagare! (in certe circostanze anche i più educati diventano volgarotti).

Ma bisogna avere molta pazienza, una dose quasi infinita, per cercare di rilassarsi e guardare con freddezza cosa avviene.

E secondo me, che non sono né freddo né rilassato, avviene che:

  • Salvini ha cercato di monopolizzare la destra, che in Italia è tanta roba, con vari gradi di becerume, ci è riuscito per un po’ e poi non ha avuto né idee né lucidità per finalizzare (come dicono i commentatori di calcio); non è un fuoriclasse, manco lontano parente;
  • il M5S, nato da un singolare ed avveniristico esperimento di ingegneria sociale, ha ottenuto il massimo che potesse aspettarsi, senza mai fare alcuna scelta politica che non fosse quella di sostenere qualsiasi cosa assecondasse il popolo incazzato. Dopodiché, arrivato al potere, ha scoperto che il popolo incazzato non sa governare e aspetta solo miracoli e prebende; loro non sono sant’Antonio e quindi hanno inevitabilmente battuto il naso contro la dura realtà. Ora, se vogliono ancora esistere, devono scegliere: chi andrà da una parte e chi dall’altra. Destra o sinistra, alla faccia delle sparate di Casaleggio. Per chi vuole ed è capace, le porte del centrosinistra devono rimanere aperte. Gli altri corrano pure dietro alle scie chimiche.
  • Il PD, che teoricamente sarebbe adatto, essendo nato proprio con quella vocazione, per uno scenario ordinato e moderno di centrosinistra contro centrodestra, che raccoglie una classe dirigente tecnicamente capace, esperta, ragionevole e pragmatica, il PD si è perso (si sta perdendo) dentro i consueti vizi della sinistra. Il demone della distinzione capziosa, della gelosia e dell’invidia, della diffidenza, e poi dell’infantile e perversa pratica di misurarsi il grado di sinistrosità (curioso sostantivo, opportunamente ambivalente), della paura delle responsabilità, il vizio di consolarsi pensando al dopodomani e trascurando gli obblighi dell’oggi e del domani, di credere che esistano solo soluzioni ottimali e che, in mancanza di quelle, tanto vale aspettare il sol dell’avvenire, e via così.

Come si spiega altrimenti la rassegnazione di tanti nel Partito ad accettare un’onorevole sconfitta, al 25-30%, pur di non tentare in ogni modo una svolta coraggiosa, un’impennata di orgoglio e di creatività?

Ecco, altri attori non ce n’è, malgrado la presenza di sigle, siglette, cespugli, aiole, pozzanghere.

Ovviamente non sappiamo come finirà: tra qualche giorno si dovrà pur approdare da qualche parte. Esistono cale e ridossi, anche piuttosto riparati, oppure scogli aguzzi battuti dai marosi.

Qualsiasi navigante, anche poco esperto, saprebbe dove dirigere la prua. Il rischio è che si arrivi troppo vicini agli scogli per evitarli.

Per restare nella marineria, a differenza del Titanic, noi l’iceberg l’abbiamo visto da tempo, si avvicina sempre più, è grosso e minaccioso, torreggia sulla nave, sappiamo che non ci salveremo, eppure continuiamo su quella rotta, discettando sul ruolo della sinistra nel mondo, mentre arguti ed acuti commentatori aizzano le opposte tifoserie, convinti loro di avere già la scialuppa sotto il culo.

Temo non sia così. O si vira, subito, o lo schianto sarà inevitabile e buon naufragio a tutti.

Ernesto Trotta

Torino