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Primo Piano

Renzi e l'Ingegnere

"Non voterei la fiducia a questo governo"

di Ernesto Trotta |

“Salvini era accaldato, troppi mojitos”, “Ha confuso il Viminale con il Quirinale”, “Non si possono fare errori così marchiani”, “Fortunatamente non è andata come voleva lui”.

E subito dopo: “Io ero per le elezioni, senza dubbio”. Cioè esattamente quello che chiedeva il Salvini con i troppi mojitos.

“Ci sono state pressioni di ogni genere da parte dell’Europa, del Vaticano, per la formazione di una maggioranza che non ci isolasse in Europa”.

Subito prima: “Io non voterei la fiducia a questo Governo”.

Queste folgoranti e lineari affermazioni (ed altre perle su cui sorvoliamo) sono stata prodotte giorni fa dal preclaro ing. Carlo De Benedetti, guru dell’informazione italiana “indipendente” e denotano la lucidità e la chiarezza di idee del nostro establishment informativo. Prepariamoci dunque a mesi di continuo logoramento da parte sia dell’ingegnere che di Urbano Cairo, con tutti i loro media.

Non c’è pace tra gli ulivi …!

Questo Governo, malauguratamente segnato dallo stigma di Matteo Renzi fin dal suo concepimento, non potrà contare sulla benevolenza dei media; sarà braccato e marcato stretto con critiche e rimbrotti di ogni genere, dal fondamentale vestito di Teresa Bellanova, una dei maggiori esperti di lavoro agricolo, alla dubbia e precaria professionalità di Luigi Di Maio, improbabile capo della diplomazia.

Tutto insieme, senza distinzioni, tanto tutto fa brodo.

È la triste sorte del riformismo italiano, condannato a svilupparsi solo attraverso percorsi contorti e mai lineari.

Prima Alfano e Verdini, poi Di Maio e Bonafede, domani chissà.

Ciononostante, avanti si va. A strattoni, a spintoni, incespicando, tra ruzzoloni e rincorse, “scarpe rotte e pur bisogna andar”.

Abbiamo alternative? Le elezioni sono davvero un’alternativa? Per carità, in democrazia si vota, è il popolo che decide, ma in questo frangente, in questa confusa temperie storica, con tutti i sistemi democratici occidentali sotto attacco da parte del sovranismo (nazionalismo), ha senso chiedere il parere agli elettori ogni volta che qualcuno inceppa il sistema? Siamo o no una democrazia rappresentativa? Esiste o no la delega agli eletti? Oppure li teniamo in così poca considerazione da cacciarli via non appena sospettiamo che gli umori possano essere cambiati? E a cosa serve un Presidente della Repubblica, con le sue prerogative, se deve pedissequamente eseguire gli ordini di un Salvini qualsiasi, che vuole incassare il momentaneo dividendo elettorale?

Tante domande, mi rendo conto, tanti dubbi, ma non abbiamo il dovere di difendere le ultime democrazie di stampo liberale rimaste sulla faccia della terra? L’Europa occidentale, nemmeno tutta intera, ha il dovere di resistere nella difesa di un sistema istituzionale che sta subendo colpi mortali in America, in Brasile, in Oriente, in Turchia, in Europa orientale ed anche nel Regno Unito. È un dovere al quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci. Quindi, gambe in spalla e via andare.

Ancora una volta dovremo subire frizzi e lazzi degli spiritosoni di turno e moniti e ramanzine da parte degli immancabili ed infallibili soloni.

Non bisogna perdere la rotta: non sarà facile, avremo contro sia il vento che un incessante fuoco di artiglieria.

L’importante sarebbe non avere anche a bordo qualcuno che sabota il sartiame e confonde le scotte.

Su questo, viste le esperienze pregresse, non metterei la mano sul fuoco, neanche quello di un cerino.

Però, malgrado tutto, buon vento a tutto l’equipaggio!

Ernesto Trotta

Torino