Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Mattarella nella Silicon Valley

Incontrerà gli italiani che lavorano là, sono  tanti e bravissimi.

di Giuseppe Turani |

Il governo Conte bis, nato quasi per sbaglio, arranca, ma finora non ha deluso. Non ha ottenuto risultati esplosivi (e come avrebbe potuto?), ma nemmeno ha fatto sbagli clamorosi. Soprattutto si sente, in positivo, l’assenza di Salvini. E si comincia a capire come il capo della Lega sia stato nei suoi 14 mesi di governo un generatore automatico di odio e rancore sociale. Adesso continua a fare le stesse cose, ma almeno non può più usare la tribuna del ministero dell’Interno, dove hanno sistemato (sgarbo infinito al Truce) un bravo prefetto donna, silenziosissima e efficiente.

Salvini però non demorde. A riprova del fatto che non aveva niente da dire, c’è il fatto che continua a dire le stesse cose. Anzi una sola: fermare a ogni costo i migranti. Un buon paese, per lui, è un paese in cui non entra nessuno (e in questo trova l’applauso persino fra alcune belle signore di sinistra). Inutile spiegargli che la civiltà moderna è fatta soprattutto di intelligenze, di talenti, di abilità. E queste possono venire da ovunque. Anche da gente che sbarca di notte dai barconi.

Salvini non ha ancora capito la differenza fra una società aperta e una chiusa. Non è mai andato all’estero, nemmeno per una partita di calcio. E quindi pensa che il mondo sia quello del Ticinese o di Porta Cica.

Proprio in questi giorni, invece, il presidente Mattarella (un vecchio politico?) va in visita alla Silicon Valley in California. Saggiamente eviterà i campus delle big e andrà invece a cercare e a conoscere gli italiani che hanno fatto grande la Silicon. Spero molto che riesca a abbracciare il mio amico Faggin, un veneto che ha inventato di fatto il microprocessore, da cui poi è derivato anche il telefonino che Salvini ostenta in ogni occasione.

La storia è nota. Gli scienziati dell’Intel (un gigante del settore) avevano già messo a punto il microprocessore, ma non riuscivano fisicamente a farlo. Faggin, un simpatico signore, modesto, ma 110 e dieci e lode in fisica a Padova, arriva dall’Italia e dice: “Datemi una stanza, ci penso io”.

Ha successo e comincia l’era dell’informatica.

Più tardi si mette in proprio. Si presenta la Exxon e gli fa una società, piena di soldi: “Lei faccia quello che vuole, cerchi quello che vuole, paghiamo tutto noi, a noi interessa quello che potrà servire fra mezzo secolo”. Pochi mesi e Faggin se ne va.

“Troppo denaro, troppe concessioni, non veniva più una sola idea”, mi confesserà in un ristorante di San Francisco.

Ecco, Salvini, non le dico di imbucarsi sull’aereo di Mattarella (potrei finire all’inferno per una cosa del genere), ma vada a fare un giro da quelle parti: sono quasi tutti immigrati, simpatici e con delle teste meravigliose.

Scoprirà che Calderoli e lei non siete il massimo. Ma solo un po’ meno del minimo.