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Una strada per Bettino

Craxi merita una bella strada milanese. 

di Giuseppe Turani |

Il sindaco Beppe Sala, uno dei migliori che Milano abbia mai avuto, propone di intitolare una strada a Bettino Craxi, e in città ci sono polemiche. Dico subito che sono d’accordo con Sala e che mi auguro che si trovi una bella strada, l’ex segretario del Psi merita. È stato uno degli uomini politici milanesi di maggior successo.

Questa volta farò un’eccezione e lascerò andare un po’ di ricordi personali.

Il mio primo contatto con Craxi è indiretto. A quell’epoca ero un giovane socialista della Federazione di Pavia, corrente di sinistra, ovviamente. I miei amici della stessa corrente erano già stati espulsi tutti, e così ero finito in segreteria provinciale. Ma non poteva durare. Infatti, arriva quasi subito anche per me la notifica di espulsione per indegnità politica (mai saputo che cosa diavolo fosse…). Quasi per puro caso ne parlo con il mio amico Emanuele Tortoreto, dell’ufficio studi del Psi di Milano, con il quale collaboravo. Emanuele si arrabbia moltissimo: “Vado subito da Craxi, questi di Pavia sono pazzi”.

E Craxi, da quello che poi mi hanno riferito, ha fatto una sola telefonata a Pavia: “Piantatela di rompere i coglioni al Turani”. Espulsione rientrata.

Qualche anno dopo ho un incontro più ravvicinato. Eravamo a una festa di Natale in casa di una signora (Craxi frequentava solo un paio di salotti a Milano, era molto selettivo). A un certo punto lui mi vede e mi porta in una specie di nicchia. E mi espone il suo problema: ci sono una valanga di nomine bancarie in arrivo, chi mi consiglieresti?

Bettino, gli dico, intanto escluderei tutti i tuoi, i banchieri socialisti, è robetta, con anche qualche ladruncolo. I miei preferiti non te li dico nemmeno perché è tutta gente di area liberal, laica, addirittura ex partito d’azione, amici di Visentini.

Risposta: e credi che non lo sappia? Per questo voglio il tuo parere.

Nella nicchia dove eravamo c’era un tavolino al centro, con un vassoio pieno di profiterole. Mentre si parlava, Bettino ne mangiava delle quantità che sarebbero state eccessive per chiunque. Sapendo che era malato di diabete, cerco di fermarlo: “Non rompere i coglioni”, è la secca risposta.

Più tardi ne parlo con la padrona di casa: “Non si riesce a fermarlo?”. Risposta: non ti preoccupare, domani mattina alle otto entra al San Raffaele e lì lo ripuliscono. È una cosa standard: lui esagera, non si controlla, poi i medici lo rimettono in piedi.

Non rivedrò più Bettino. Accade quello che tutti sanno e lui scappa a Hammamet, dove naturalmente esagera di nuovo e sta malissimo.

La mia opinione è che l’Italia, nei suoi confronti, si sia comportata molto male. Potevano inventarsi un trucco per lasciarlo rientrare a curarsi o mandargli una squadra medica specializzata. In fondo era stato un presidente del Consiglio e non certo dei peggiori. Anzi, molte delle sue idee vengono ripescate oggi, anche da quelli che lo hanno aggredito durante tutta la sua vita politica.

Aveva pochi voti, per non sparire doveva fare il duro (cosa che gli veniva benissimo), e un po’ sgarbato lo era anche di carattere. Me ne sono accorto qualche mese dopo, quando mi capita di scrivere un articolo un po’ critico nei suoi confronti. Alza il telefono, chiama la mia fidanzata di allora e dice poche parole: “O me o lui”. Ovviamente, sono finito fuori dal salotto io.

Ma, nonostante questo incidente, rimango dell’idea che a Bettino vada intitolata una bella strada milanese. Pochi hanno meritato come lui.