Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Il guerriero immaginario

Salvini combatte contro gente sfinita, con spadoni di cartapesta. Un duro da bar sport.

di Giuseppe Turani |

Preparatevi a dire addio al più fastidioso e insopportabile uomo politico di questi ultimi tempi, e cioè Matteo Salvini. La sua parabola sembra essere arrivata a un punto morto.

In teoria guida ancora il partito più forte della politica italiana, la Lega, in pratica è finito in un vicolo cieco che non ha vie d’uscita.

Quando ad agosto ha lasciato il governo, sperava di andare subito a elezioni. Ignorava, perché non è così bravo, che il presidente Mattarella, prima di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni, ha l’obbligo costituzionale di accertare se esistano altre maggioranze in Parlamento. In questo caso una maggioranza c’era (grillini-Pd), e quindi non è stato sciolto niente. E Salvini è rimasto con il suo mojito in mano, a tirare giù madonne.

Da allora non è cambiato niente, sta sempre lì. Non solo: si è andati un po’ a rivedere la sua attività di ministro e si è scoperto che è stato un pessimo ministro. Un vero pasticcione, per non dire un imbroglione.

I suoi famosi decreti sicurezza, ad esempio, sono di fatto inapplicabili e inapplicati. La magistratura ordinaria li ha fatti a pezzi perché sono in contrasto con le norme internazionali, che impongono di salvare chi si trova in mare in pericolo di vita: e per salvare si intende portare a terra, al sicuro. Tenere le navi a ballare sulle onde per giorni e giorni è quindi una cosa illegittima: tutti vanno portati a terra e a terra si fanno gli accertamenti necessari. Proprio per questo i Pm chiedono di poterlo processare, con grande gioia dei grillini che non vedono l’ora di liberarsi del fastidioso concorrente.

In realtà, Salvini ha commesso un solo errore, che a volte capita ai milanesi doc: ha fatto troppo il bauscia, credeva di essere al Giambellino con gli amici al bar invece era al governo.

Adesso, però, è fuori, per sua scelta, e non sa che cosa fare. Accanto ai rosari, ha aggiunto il presepe: nei comizi ne porta uno sul palco, cercando di accreditarsi come estremo difensore dell’Occidente cristiano. Uno che crede a Alberto da Giussano (mai esistito) …

Insomma, si arrampica sugli specchi. E infatti sta cominciando a perdere terreno elettorale. Ma i voti sono tutto quello che ha (idee zero): se perde quelli, può solo andare a casa.

Non se ne rendo conto (o forse sì), ma il suo tempo sta finendo. Non è stato Soros a organizzare le sardine, ma queste esistono: Salvini potrà consolarsi, in vecchiaia, spiegando ai nipoti di essere stato l’unico uomo politico capace di sollevare un movimento spontaneo di massa contro se stesso: sabato scorso, cento mila persone a Roma.

Entrerà nella storia come il più detestato e inutile personaggio del terzo millennio, capace di balle colossali. Tipo: ho difeso i confini della patria. Da cento disgraziati, mezzo morti di fame, assiderati e con un solo cesso per cacare, trasportati dalla brava Carola, che alla fine lo ha mandato a quel paese e è entrata a Lampedusa di forza, fatta arrestare e subito liberata dalla magistratura ordinaria.

Un personaggio, diciamolo, sospeso fra la tragedia e la comicità, che agita immaginari spadoni in immaginari combattimenti contro nessuno. Forse anche di notte, a casa.