Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Gli eroi del web

I primi protagonisti di Internet non hanno guadagnato niente. Dopo sono arrivati gli avidi.

di G.T. |

I milioni, ormai miliardi, di persone che usano Internet tutti i giorni probabilmente non lo sanno ma devono tutto a un gruppo di persone rimaste anonime e a Tim Berners Lee. I primi sono quegli informatici che, di notte, sulle linee telefoniche messe a disposizione dalla Darpa (agenzia di ricerca del Pentagono dai fondi quasi illimitati), poi regalate alle università, hanno scritto i primi protocolli di Internet.

Tim Berners Lee è quello che ha messo a punto il web vero e proprio, che oggi ci consente di vagare su Internet e scambiare testi, foto, musica, video e altro ancora. Tim Berners era allora un ingegnere inglese che lavorava al Cern di Ginevra. Conclusa la sua invenzione, invece di coprirla con decine di brevetti, la mise su un server Apache del Cern e disse: prendetevela. È ancora lì oggi. Le cronache dicono che ci sono volute quasi tre settimane prima che un utente esterno al Cern scoprisse il dono. Da allora il www è dilagato. Tim Berners ha ricevuto centinaia di premi e la regina lo ha fatto baronetto, ma credo che non abbia mai visto un solo penny.

Dopo questi primi eroi, tutti hanno cercato di fare soldi (a miliardi) con la Rete. Sono stati usati tutti i trucchi possibili. In genere, società madre irlandese e società operativa caraibica o olandese. I big del web hanno sempre pagato poche tasse, giocando sul fatto che la loro è un’attività mobile e non-localizzabile, e anche un po’ vaga: in Italia, secondo Mediobanca, 64 milioni a fronte di fatturati miliardari, una vera presa in giro.

Adesso, però, l’Unione europea ha deciso di chiudere la partita e le tasse si devono pagare. I big del web di origine americana, allora, stanno rientrando in patria, e sperano di essere graziati da Trump. Altri, non ancora domati, pensano di continuare a non pagare tasse usando Malta. Insomma, moderni, ma senza tasse.