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Primo Piano

Un paese fermo

Non c'è crescita, troppa politica confusa.

di Giuseppe Turani |

Da tempo cerco di spiegare che l’Italia è entrata in una fase di stagnazione (crescita zero o assai vicino). Ma tutti sembrano distratti da altre cose più urgenti, dal Festival d San Remo alla sorte della prescrizione.

Ieri è arrivato l’ultimo report di Oxford Economics e i sospetti iniziali vengono confermati. Il 2020 (“sarà un bellissimo anno”) si chiuderà con una crescita uguale esattamente a zero. E fin qui niente di male: un anno non brillante può capitare. Le cose si complicano quando si cerca di proiettare in avanti le performance del nostro sistema produttivo.

Nei prossimi cinque anni non conosceremo mai una crescita superiore all’1 per cento. Anzi, navigheremo (se tutto andrà bene) intorno allo 0,7 per cento di crescita annuale. E, di nuovo, pazienza: cinque anni di fila smorti possono capitare.

Il problema nasce quando gli esperti di Oxford Economics tentano di guardare ancora più lontano, e cioè fin quasi al 2030. Ebbene, non esiste un solo periodo in cui l’economia italiana presenti una crescita superiore all’1 per cento. Anzi, verso la fine del periodo considerato ci si stabilizza su una crescita dello 0,4-0,6 per cento.

Queste previsioni (abbastanza sensate perché fatte moltiplicando la gente disponibile al lavoro con la loro produttività) che cosa ci dicono? Che il sistema Italia è arrivato al capolinea. Ormai siamo collocati nella parte bassa della crescita europea. Il peso delle riforme sempre annunciate e mai fatte e della mancanza di competitività reale si sta facendo sentire.

Queste previsioni potranno essere contestate, e lo saranno, ma la verità è quella che ho appena spiegato: in queste condizioni l’Italia riesce solo a galleggiare. Qualche anno fa potevamo ancora essere considerati una locomotiva europea. Ormai siamo una sorta di trolley trascinato a forza dalla spinta degli altri.

E non esistono rimedi facili, se non quello di diventare davvero un paese moderno, con una politica meno invadente, meno burocrazia e più decisioni rapide. In una parola: con più mercato.

Ma il mercato all’Italia ha sempre fatto un po’ di paura: magari poi spuntano dei poteri forti o dei signori che pretendono di fare affari. Meglio stare tutti sotto l’ala comprensiva della politica, non irritare nessuno, e tirare a campare. Così, però, nel 2028 avremo ancora quasi il 10 per cento di disoccupati. La tranquillità si paga, a caro prezzo.

(Dal Quotidiano nazionale del 10 febbraio 2020)