Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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La stagnazione eterna

L'Italia va indietro invece che avanti. (Nella foto: Giorgio Armani)

di Giuseppe Turani |

La rivoluzione industriale 4.0 non c’è stata. Anzi, la produzione è tornata indietro dell’1,3 per cento e di fatto si è tornati a dove si era sei anni fa. Tante parole, ma zero fatti. Curiosamente, poi, si salva solo l’industria alimentare. Tutto il resto arretra. E è quasi inutile chiedersi perché accada tutto questo.

La congiuntura mondiale non è brillantissima, ma l’Italia ci mette del suo. Una serie di governi con l’aria di essere sempre provvisori o di passaggio e una certa diffidenza di fondo nei confronti dell’attività produttiva. Le incertezze (letali) sull’Ilva di Taranto, non ancora risolte e chiarite. Una serie di atteggiamenti legislativi tali da scoraggiare gli investimenti esteri, ai quali va unito una sorta di nuovo dirigismo industriale, che nemmeno negli anni Cinquanta.

Piero Bassetti, dirigente industriale e ex parlamentare (ha lasciato volontariamente), una volta mi disse: nel dopoguerra noi democristiani non siano stati bravissimi, abbiamo semplicemente lasciato le briglie lunghe al sistema. E le imprese hanno fatto il miracolo.

A questo si aggiunga, e non è un dettaglio, che ogni anno vengono elargiti alla popolazione almeno una ventina di miliardi a titolo gratuito e solo per il fatto di esistere: nulla è più contrario a motivare la gente a intraprendere e a fare. Dopo la guerra eravamo una nazione di contadini, semianalfabeti e con il paese semidistrutto, ma abbiamo saputo risollevarci e siamo diventati la sesta potenza industriale del mondo.

Adesso, siamo istruiti, abbiamo tutto quello che ci serve, ma andiamo indietro invece che avanti.

E la situazione non sembra destinata a cambiare nei prossimi anni, la crescita complessiva sarà molto bassa e anche quella industriale.

Esistono rimedi? Si. Uno solo: liberare gli “spiriti animali” che pure esistono nel sistema italiano, ritornare a quelle briglie lunghe alla quali si riferiva Piero Bassetti. Togliere un po’ di vincoli e lasciare le imprese libere di correre. E, magari, smetterla di distribuire denaro (che non abbiamo nemmeno) come se qui fosse sempre Natale: niente è più diseducativo dei soldi dati gratis a chi sta sul divano di mamma in attesa degli spaghetti. Il ”made in Italy” è stato un marchio vincente per almeno vent’anni, può esserlo ancora: basta lasciarlo andare per il mondo. Insomma, i politici facciano i politici (se ci riescono)  e il resto lascino fare a Armani e a Bombassei.

(Dal Quotidiano nazionale dell'11 febbraio 2020)