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Renzi e la giostra dei balordi

Servirebbe in questa crisi un governo "alto", autorevole. Invece abbiamo una banda di guitti. Renzi vuole cambiare, ma dicono che è matto.

di Giuseppe Turani |

Matteo Renzi è uno dei pochi toscani, forse l’unico, che alla fine riesce a non essere simpatico. È comunicativo, intelligente, ha idee, ma spesso gli scappa la frizione. A volte non si capisce che cosa vuole fare. Come adesso, anche se il suo disegno (destinato, temo, al fallimento) è chiarissimo:

1- Con questa storia del corona virus l’Italia sta facendo una figura fra le peggiori. Di fatto stiamo impestando il mondo.

2- E la banda di poveracci, guitti (salvo pochissime eccezioni), che guida il governo certo non aiuta.

3- Vi immaginate la credibilità internazionale di un Di Maio, che dall’alto del suo essere niente, minaccia il mondo intero, come se fosse a capo delle legioni di Cesare (quelle che a piedi andavano a conquistare la Scozia) e non di quattro netturbini che nemmeno riescono a pulire le strade di Roma?

È in questo quadro di sputtanamento internazionale (la gente non ci ride in faccia solo per buona educazione), che si innestano le agitazioni di Matteo Renzi: vorrebbe un altro governo, più decente, più presentabile. Uscire da questa crisi (anche economica) sarà un lavoro lungo e servirà l’appoggio di tutti. Un governo diretto da una persona stimata sul piano internazionale. Per nostra fortuna di questi personaggi ne abbiamo almeno una decina. Insomma, Conte e Di Maio renderebbero un meritato servizio al paese facendo una cosa molto semplice: andando a casa e lasciando al presidente Mattarella il compito di mettere su un governo di standard europeo (da Cottarelli in avanti…).

Ma Conte e Di Maio, che hanno un futuro da peones precari, non si schiodano nemmeno con le bombe. Da qui le insistenze di Renzi, che tentano di far passare per matto (una volta in cui è lucidissimo, invece)

Purtroppo, abbiamo a che fare con degli idioti, che però sanno che questo è il loro ultimo giro. Si sono legati a doppio filo ai cavallucci della loro giostra, intenzionati a non andarsene mai.