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Primo Piano

Salvini chi?

Totalmente inutile e irrilevante, ormai. Lo hanno capito anche i suoi governatori.

di Ernesto Trotta |

Povero Salvini!
Ci voleva la crisi del coronavirus per fargli sperimentare una totale irrilevanza, una completa inutilità, una evidente subalternità a chi il potere deve giocoforza gestirlo veramente (e forse lo eviterebbe pure volentieri, dato il momento…!), come i Governatori delle regioni amministrate dalla Lega (Fontana e Zaia).
Chissà come deve sentirsi: dalle spacconate del Papeete (solo sette mesi fa, e sembra un secolo) alla passeggiatina fuorilegge con la sua fidanzata in via del Tritone. Forse in un barlume di lucidità potrebbe anche essere contento di non essere lui lì al Viminale a gestire un casino così (non oso pensare come avrebbe potuto reagire ad un’emergenza vera e non inventata …) oppure semplicemente rosica perché resta inevitabilmente fuori da tutti i riflettori, accesi giustamente su chi le decisioni deve prenderle per forza, e con quelle incidere sulla vita di decine di milioni di cittadini.
Così va il mondo! Vorrebbe essere il capo dell’opposizione, e non lo è, il ruolo è conteso; e così l’uomo si sbraccia, sbraita, chiede petulantemente colloqui con il Presidente Mattarella il quale, santa pazienza, se pure lo ricevesse, gli offrirebbe un tè con due biscottini e lo congederebbe con una pacca sulle spalle: “Vai, ché c’ho da lavorare, io!”.
 
Il suo arcinemico Giuseppe Conte fa dirette notturne dove manca solo la scala luminosa del Pentagono, quando si passa da Defcon 5 a Defcon 4, e poi 3, 2, e basta perché 1 è la guerra atomica, Giuseppe, lo statista “de’ noantri”, che il 27 gennaio scorso dichiarava a Lilli Gruber: “SIAMO PRONTISSIMI ad ogni evenienza”, salvo constatare che mancano ancora adesso le banali mascherine. Ma lui, il Salvini, intanto al massimo fa una diretta Facebook per i suoi amici, manco i suoi compagnucci Fontana e Zaia hanno tempo per lui, ché hanno gatte da pelare che sembrano tigri.
Per carità, troppo facile fare ironia su un disastro globale di queste dimensioni e, con i chiari di luna che si prospettavano solo un anno fa, ora possiamo essere contenti di avere un Governo che almeno ascolta gli scienziati, che decide e si prende responsabilità, in modo forse confuso e non lineare, ma almeno nella direzione giusta, o perlomeno giudicata tale anche dalla maggioranza dei governi occidentali.
 
Certo, vedere e sentire (cercatela su internet) il Ministro degli Esteri Sudcoreano, signora Kang Kyung-wha (impronunciabile), che in un inglese perfetto sottolinea “quanto il popolo sia esigente nei confronti del governo e come quest'ultimo sia al suo servizio”, senza un filo di enfasi e come se fosse la cosa più naturale del mondo, e spiega con calma come e perché il suo Governo abbia preso decisioni delicate come il tracciamento dei contagiati, insomma sentire quel livello di sicurezza, di chiarezza, di confidenza nel rapporto con i cittadini, ci fa porre molte domande sul livello della nostra classe politica e sui processi di selezione che hanno portato in posizioni apicali persone senza alcuna preparazione specifica, senza alcun addestramento, senza alcuna caratteristica di eccellenza. Un processo casuale: può andare bene, può andare male. Carta che vince, carta che perde, e un Paese di 65 milioni di persone, settima, ottava, fate voi, potenza economica del mondo, si trova nel mezzo di una bufera con una barca un po’ malconcia e un equipaggio raffazzonato. Ma, ripeto, poteva andarci molto peggio.
 
Salvini, sempre lui, avrebbe ricette draconiane, gente del suo ambiente invoca i militari, ma non come supporto democratico, no, come gestori del potere. Bloccare tutto, militarizzare, chiudere frontiere, blindare, costruire muri. Solo questo sono in grado di proporre: indicare nemici e difendersi coi muri.
Peccato che il virus intanto ci costringe a muri individuali, altro che nazionali. “Distanziamento sociale”, si chiama. Ognuno con sé stesso, a due metri dagli altri, meglio di più. Sembra un contrappasso: abbiamo passato gli ultimi anni a vaneggiare su muri, barriere, chiusure, e adesso il caso beffardo ce ne fa costruire intorno ad ognuno di noi, per tenere alla larga il possibile contagiato che ci può contagiare.
 
Quando tutto questo finirà, avremo l’onestà di rivisitare il nostro recente passato per scoprirne l’assurdità? Avremo la forza di riconoscere che il sovranismo, il populismo, la democrazia senza mediazioni, uno vale uno, l’uomo qualunque (senza qualità) che diventa ministro, sono state gigantesche prese in giro, attentati alla storia centenaria e insanguinata delle democrazie occidentali? Oppure insisteremo pervicacemente negli errori? Donald Trump, Boris Johnson, i Visegrad, Salvini, i cinquestelle (non faccio nomi perché sono tutti uguali) avranno ancora la capacità di attrarre consensi o i cittadini (non il popolo) li ricacceranno nell’anonimato dal quale sono venuti?
 
Siamo noi tutti che dovremo ricostruire una società funzionante, tutti noi; avremo le capacità, avremo la lucidità di imparare dagli errori e migliorare?
Tocca a noi cittadini, italiani, europei, e dobbiamo cominciare a prepararci da subito. Non avremo molto tempo. Le persone in gamba le abbiamo anche noi, mica solo i coreani. Dovremo scovarli, metterli nei posti giusti ed aiutarli.
Chissà che non venga fuori qualcosa di buono, di migliore …
 
Ernesto Trotta
Torino