Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

La partita di Conte

Molte, troppe esitazioni, ma alla fine il premier ha fatto quello che doveva fare.

di Giuseppe Turani |

Per aver manifestato scarso entusiasmo nei confronti di coloro che urlano perché si riunisca il Parlamento (Salvini, Merloni, Renzi, Forza Italia) mi son preso quasi del fascista. Ma non cambio opinione. Chi dubita della mia assennatezza chieda a Burioni (o a altro virologo di fiducia) se riunirebbe davvero 600 deputati in quell’emiciclo. Sarebbe un puro atto criminogeno. Poi, siccome i deputati tornano a casa, da Catania a Bolzano, il corona virus correrà come su un’autostrada a nove corsie.

Non si può fare, a meno di non essere pazzi. Ma va spiegato. Non basta urlare: si riunisca il Parlamento. Bisogna dire come e dove. Video conferenza, stadio di calcio, ecc.?

Poi c’è la sostanza.

Il governo ha fatto molti errori. Ma va anche detto che nessun governo italiano si è mai trovato a affrontare una cosa del genere. Chiudere in casa 60 milioni di persone per settimane era una cosa impensabile, folle. Ma era anche l’unica strada, come oggi sappiamo. Comprensibili, anche se non gradite, retromarce e esitazioni.

Quelli che stanno strepitando perché si riunisca (comunque) il Parlamento sono in buona sostanza (e con le dovute, ampie differenze) quelli che la situazione determinata dal coronavirus ha messo in un angolo della politica. Che cosa volete che importi alla gente delle lagne di Salvini, della Meloni e anche di Renzi. La gente vuole solo sapere quando potrà tornare a una vita normale: spiagge, ristoranti, negozi.

Certo Conte non è stato abilissimo politicamente: doveva fare subito un gabinetto di guerra con dentro anche i partiti di opposizione.

Nell’ultima guerra che abbiamo fatto, nel Cln c’erano tutti e tutti, ad esempio, hanno firmato per la fucilazione immediata di Mussolini. Lo schema era quello. Ma in fondo Conte è una specie di apprendista grillino, e non gli si può chiedere di capire la grande saggezza politica di quattro fuoriusciti, reduci dalle carceri. Vuoi mettere Pertini contro Conte? Pertini che da clandestino va alla radio e lancia il suo proclama ai fascisti ancora in giro: “Arrendersi o perire”. Lì c’era grande stoffa di statista, con Conte abbiamo qualche grisaglia. E una capigliatura un po’sospetta, cravatte discrete. O la brava Tina Anselmi (Gesù la benedica, ci ha dato il servizio sanitario grazie siamo quale siamo vivi) che armi in pugno va a occupare il provveditorato agli studi di Milano. Altri tempi, altra gente.

Conte, comunque, alla fine ha fatto quello che doveva fare: ha chiuso gli italiani in casa, 60 milioni.

Molti gli assegnano un grande futuro in politica. Non credo. Farà esattamente la fine di Churchill: vinta la guerra a prezzo di sacrifici e ostinazione sovrumana, è stato spedito a casa dagli inglesi.

E i nostri Meloni, Salvini e Renzi, chiedendo la riunione quasi impossibile del Parlamento, che faranno? Capisco i loro sforzi per rientrare nel gioco. Ma questa, piaccia o non piaccia, è la partita di Conte. Lui vince, lui perde. E noi con lui. Il resto è rumore di fondo.