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Non sparate sul pianista

Il governo peggiore nel momento peggiore. Ma scelto dagli italiani.

di Giuseppe Turani |

Il governo peggiore (ma quello di prima era peggio) nel momento peggiore. Ma scelto dagli italiani, che hanno votato in massa per populisti e sovranisti. Ci sarebbe da riflettere. Subito dopo la fine della guerra, un’Italia ancora al 90 per cento contadina, in gran parte analfabeta, ebbe comunque l’intelligenza di scegliere la repubblica e l’amicizia con gli Stati Uniti, il mondo occidentale, le due mosse che hanno fatto di noi quello che siamo e che ci hanno regalato l’attuale benessere, il welfare e tutto il resto.

Oggi, tutti istruiti, scolarizzati, con giornali e tv in gran quantità, riusciamo solo a mandare in parlamento la peggior classe politica della nostra intera storia.

Ricordo sempre con non veniamo dal nulla. La gente non sa, di solito, ma per mille anni in Europa l’economia era l’economia di Roma, oggi ridotta quasi a discarica a cielo aperto dalla moda di votare per grillini e roba simile.

Chi non sta da quella parte, prega e spera in Renzi, quasi fosse Gesù. E, di nuovo, dimentica che Renzi (che è e rimane il migliore oggi sulla piazza) ha una storia breve, ma complessa. Aveva vinto tutto, partito e governo, ma ha perso tutto nel giro di poche settimane. Fuoco amico, si dice. Ma non basta. Troppo facile.

Questo per dire che se il governo è male e debole, non è che si abbiano alternative straordinarie.

La conclusione alla quale si arriva è piuttosto semplice: non sparate sul pianista, cioè sul governo. La situazione, coronavirus imperante, non consente cambi veloci. Salvini, Meloni e altri strepitano e hanno chiesto un dibattito parlamentare. Si farà. Ma mi aspetto poco e niente. Le solite chiacchiere. D’altra parte, idee strepitose non se ne sono viste.

Conte era un ignoto avvocaticchio, ha perso un sacco di tempo, ma è stato uno dei primi a realizzare il lockdown. Diamogliene atto. Sequestrare in casa 60 milioni di italiani non era facile. Lo ha fatto.

Contro questo virus al momento non abbiamo alcuna arma, se non quella di affamarlo, cioè di toglierli gente da infettare, chiudendola in casa. Strategia povera, ma anche l’unica possibile. Semmai, Conte va rimproverato per non aver preso subito misure più rigide e severe contro i balordi che continuavano a fare corsette e a andare a spasso, su e giù per l’Italia, con scuse varie.

Salvini adesso urla “Chiudete tutto”, ma fino a qualche settimana fa urlava “Aprite tutto”. Forse è più confuso persino del suo barbiere. La povera Meloni non sa nemmeno perché è al mondo, grida forte, come sapesse che cosa fare.

La politica, e mi spiace per i retori dei confronti politici, oggi è di fatto sospesa, anche se fa finta del contrario. Prendiamone atto. Tutti parlano, ma tutti noi abbiamo capito che esiste una sola, vera scelta politica: stare chiusi in casa. A tutto il resto si penserà dopo.

Come dobbiamo prendere atto del fatto che a giugno-luglio, se si riuscirà a tornare alla normalità, la ripartenza sarà una faccenda complessa. Già si leggono gli idioti che pensano che questo sia il momento di varare una sorta di socialismo all’italiana.

È possibile che alla fine questo maledetto incidente costi all’Italia almeno 100 miliardi di benessere, e con patte del sistema produttivo bruciato. Si ripartirà, quindi, più poveri. Cerchiamo di non aggiungervi anche confusione. E ringraziamo il cielo, e Tina Anselmi, per avere un servizio sanitario nazionale. Fatto peraltro da gente che in questi giorni ha avuto, e sta avendo, comportamenti eroici.

La politica oggi ha poco da dire. Comanda il virus. Un’occasione per riflettere. Per tutti.