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Gli eurobond

Tutti li chiedono, luci e ombre. 

di Fabio Colasanti |

Sarebbe bello se si riuscisse ad avere un'emissione di eurobond per finanziare o un aumento delle spese per la sanità di tutti i paesi, o un aumento degli investimenti pubblici europei o qualsiasi altra cosa. Un'emissione del genere avrebbe un significato politico forte.   Varrebbe la pena di farlo anche solo per ragioni politiche, anche solo per lanciare un segnale di ritrovata unità.

 

Dobbiamo chiedere che si faccia questo passo avanti, ma non dobbiamo ignorare le ragioni per le quali tanti cittadini europei e tanti paesi sono molto restii. Molte frustrazioni sulla mancanza di decisioni a livello europeo che ci sembrano ovvie derivano dal fatto che i nostri politici e i nostri media non spiegano mai perché altri paesi siano contrari a certe proposte. Spesso si tende a spiegare tutto con l'espressione "egoismi nazionali", che è una maniera pigra di evitare di esaminare i problemi.

 

Prima di tutto bisogna ricordare che – di fatto – gli eurobond esistono già. I 290 miliardi di titoli a varie scadenze emessi dal MES e dal suo predecessore (EFSF) sono praticamente degli eurobond, dei titoli messi sul mercato con la garanzia di tutti gli stati membri dell'eurozona.

 

Avere degli eurobond sarebbe utile per dare una maggiore profondità e liquidità al mercato dei titoli in euro.   Questa ridurrebbe la volatilità dei prezzi dei titoli di stato dei vari paesi, che a volte può creare problemi non trascurabili.  Nel corso degli ultimi anni, gli operatori finanziari hanno avuto sempre più la necessità di disporre di titoli sicuri (safe assets).   Oggi però sul mercato finanziario europeo non ci sono abbastanza titoli di questo tipo.

 

I titoli sul mercato finanziario in euro che possono essere considerati dei safe assets sono essenzialmente le emissioni del MES appena ricordate e, soprattutto, il debito pubblico tedesco.   Ma nel corso degli ultimi anni (a partire dalla fine del 2012, quest'ultimo si è ridotto di circa 200 miliardi di euro (adesso la crisi lo farà aumentare di nuovo).

 

Se è vero che gli eurobond sarebbero utili da questo punto di vista, è anche vero che esistono molte altre maniere di crearli con operazioni finanziarie che non creerebbero un indebitamento pubblico europeo e incontrerebbero meno ostacoli.   Gabriele Giudice, nel numero 1 di Politica Economica del 2019, spiega, per esempio, il funzionamento degli E-bonds proposti inizialmente nel 2010 da Mario Monti nella sua "Relazione sul mercato unico" e affinato successivamente da vari altri studiosi.   Una soluzione come gli E-bonds permetterebbe di creare safe assets in euro in quantità che sono impensabili con gli eurobond.

 

Ma al di là di questi importanti aspetti finanziari, gli eurobond vengono proposti perché permetterebbero di ottenere dei fondi dai mercati finanziari ad un costo più basso di quello che alcuni stati devono oggi sopportare.

 

Perché gli eurobond per finanziare nuove spese provocano resistenze ? In parte, perché sono visti come una maniera di aggirare le disposizioni dei Trattati che stabiliscono che il bilancio dell'Unione europea deve essere in equilibrio. Sono visti come un trasferire a livello europeo le cattive abitudini di alcuni.

 

Molti italiani non lo sanno, ma nel 2019 ben 15 dei 28 paesi dell'Unione europea hanno avuto un avanzo di bilancio; hanno ripagato una piccolissima parte dei loro debiti pubblici. Il governo socialista portoghese ha fatto adottare dal parlamento qualche mese fa una legge di bilancio che prevede avanzi di bilancio nel 2020, 2021 e 2022. La Germania, tra la fine del 2012 e la fine dell'anno scorso, ha rimborsato 200 miliardi del suo debito pubblico.

 

Negli anni novanti i governi svedesi hanno lanciato un programma multi annuale di riduzione del debito pubblico.    In proporzione al PIL, il debito pubblico svedese aveva raggiunto quasi il 70 per cento (69.8) nel 1996.   Nel 2000 questo rapporto era sceso al 50 per cento.   Ma l'orientamento di questo programma è stato accettato da tutti i governi che si sono succeduti e alla fine del 2019 il rapporto debito pubblico/PIL della Svezia era a circa il 35 per cento.   Lo slogan con il quale il programma era stato annunciato negli anni novanta era "Chi è indebitato, non è libero".

 

Noi, con i nostri sessanta anni di disavanzi ininterrotti, anche quando la crescita era accettabile o addirittura buona, non siamo certo visti come un esempio da seguire. Gli altri paesi seguono più correttamente gli insegnamenti keynesiani che prevedono il sostegno dell'economia con spesa in disavanzo durante una recessione, ma la realizzazione di avanzi per ripagare l'aumento di debito fatto durante la recessione non appena la crescita ritorna.

 

E poi c'è il problema fondamentale di chi avrebbe un'utilità dall'emissione di questi titoli. Noi avremmo sicuramente bisogno degli eurobond (emessi direttamente dall'Ue o attraverso il MES) perché si tratterebbe di fondi sui quali pagheremmo tassi di interesse sensibilmente più bassi di quelli che paghiamo sui nostri titoli di stato. Ma molti paesi del centro e nord Europa non ne avrebbero grandi vantaggi. Possono indebitarsi tranquillamente sul mercato e molti possono spuntare più o meno le stesse condizioni che si avrebbero con gli eurobond. La richiesta di emissione di eurobond è, di fatto, una richiesta di aiuti comunitari all'Italia.

 

Visto lo stato della nostra economia ancora prima della crisi del coronavirus (nel quarto trimestre del 2019 il nostro PIL si è leggermente ridotto) è giustificato che si parli di aiuti all'Italia, cosi come nel passato questi sono concessi a Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e, molto parzialmente, alla Spagna. Ma è immaginabile che si possa concedere un aiuto all'Italia per cifre consistenti senza alcun impegno del nostro paese sull'uso di questi fondi e/o sulla politica economica dell'Italia ? Questa è la linea ufficiale del nostro governo. Di fronte a questa richiesta del nostro governo non c'è una grande simpatia anche da parte dei paesi che nel passato hanno avuto bisogno di aiuti. Come potrebbero spiegare alle loro opinioni pubbliche di aver dovuto sottostare a stringenti condizioni di politica economica mentre l'Italia ne sarebbe esente ?

 

Spero che si arrivi ad una decisione positiva sull'emissione di nuovi eurobond per finanziare spese dovute alla crisi del Covid-19, ma mi sembra irrealistico pensare che questo possa avvenire senza condizioni di qualche tipo, o sull'utilizzo effettivo dei fondi raccolti e riprestati o sulla politica macroeconomica.

 

Ho affermato che varrebbe la pena di emettere eurobond anche solo per dare un segnale di unità tra i paesi europei.   Questo presuppone però una fiducia reciproca tra i paesi europei che la crisi dei debiti sovrani (2010-2015) ha ridotto enormemente.   L'Italia è, per le ragioni che ho spiegato, il paese che più preme per l'emissione di eurobond.   Ma i governi italiani si portano dietro un'eredità politica pesante.    Gli altri paesi non hanno dimenticato gli attacchi contro l'Unione europea di Matteo Renzi (soprattutto tra l'ottobre 2015 e il febbraio 2016) e i comportamenti erratici e spesso ostili del governo giallo-verde.   Giuseppe Conte, forse in una vita anteriore, è stato il primo ministro anche di quel governo.

 

La speranza che ho è legata ai paragoni che si possono fare con l'inizio del processo di integrazione europea: una reazione coraggiosa e grandiosa agli orrori di due guerre mondiali.   Si potrebbe sperare che le dimensioni della crisi del coronavirus possano spingere i leader dei governi europei ad un gesto molto coraggioso e che sicuramente sarebbe menzionato nei libri di storia europea futuri.   Sperare non costa molto.