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Le bugie sulla Germania non aiutano

C'è un'ondata di falsità sui tedeschi. Pericolosa e inutile.

di Fabio Colasanti |

Sappiamo tutti che la crisi dei debiti sovrani di alcuni paesi dell'eurozona ha avuto un effetto collaterale molto grave: la forte caduta della fiducia reciproca tra i paesi membri.   Di colpo, grazie anche a molte dichiarazioni irresponsabili di leader politici, sono riapparsi nei media e nei social network tutti gli stereotipi e pregiudizi che l'intelligenza e il vivere civile avevano fatto mettere da parte.

 

C'è un fortissimo rischio che le tensioni di questi giorni conducano ad un nuovo ulteriore deterioramento dei rapporti tra i cittadini dei vari paesi dell'Unione europea.  I leader politici, i media e ogni persona con una certa visibilità hanno una grossa responsabilità nell'evitare che si arrivi ad un punto che metta in pericolo il futuro stesso dell'Unione europea.

 

Purtroppo i media devono "vendere" per sopravvivere e quindi sfruttano le peggiori tendenze dell'animo umano.   La cosa diventa particolarmente grave però quando a rendersi responsabile di comportamenti del genere è la nostra televisione di servizio pubblico.

 

Stasera, 31 marzo, il TG2 ha commentato le notizie sulle discussioni in corso a livello europeo con delle immagini di Berlino distrutta tratte dal film di Rossellini, con delle immagini della riunione di Londra del 1953 sul taglio del 50 per cento del debito estero della Repubblica Federale Tedesca che ha commentato dicendo che questa decisione era stata cruciale per il miracolo economico tedesco.   I sottintesi di questo servizio sono ovvii.  

 

Secondo il conduttore, il servizio sarebbe stato su di un "un tema che sarebbe ritornato a galla".   Nel servizio, l'accordo del 1953 è stato definito "clamoroso".   Il cancelliere Kohl, dopo la riunificazione tedesca, avrebbe "dimenticato buona parte dell'accordo di Londra".   Il miracolo economico tedesco sarebbe quindi "stato dovuto a questo accordo, oltre che alle capacità tedesche".

 

La parzialità di questo servizio è deprecabile.   L'accordo del 1953 fu sicuramente una decisione importante e generosa, anche se incoraggiata dalla guerra fredda.   La sua importanza economica fu significativa, ma non certo decisiva per il futuro economico della Repubblica Federale Tedesca.   Il 50 per cento di taglio del debito estero della RFT è stato equivalente a circa il 15 per cento del suo PIL del 1953.  Per situare gli ordini di grandezza, il taglio del debito greco operato nel 2012 (126.6 miliardi di euro) è stato pari al 66 per cento del PIL greco di quell'anno e gli aiuti concessi dall'eurozona alla Grecia (260 miliardi di euro) sono pari al 137 per cento del PIL greco del 2019.   Dopo la riunificazione tedesca, il cancelliere Kohl non dimenticò un bel nulla.   Ci fu un accordo che decise la cancellazione della parte delle riparazioni che nel 1953 si era deciso di congelare fin al giorno di una eventuale riunificazione tedesca. 

 

Durante la crisi greca il governo Tsipras riapri il capitolo delle riparazioni di guerra tedesche che era stato chiuso appunto nel 1990.   Il governo fece una stima delle cifre dovute e arrivò ad una cifra quasi identica a quella del debito della Grecia nei confronti dell'eurozona.   Le relazioni tra Germania e Grecia sono ancora oggi estremamente tese.   Quello che si legge a volte sulla stampa tabloid dei due paesi è disgustoso.

 

In questo contesto sono molto rammaricato dall'iniziativa di alcuni politici italiani di pubblicare nel Frankfurter Allgemeine Zeitung un appello all'emissione di eurobond - operazione originale, ma legittima – nella quale c'è però un paragrafo dove si ricorda il taglio del debito estero tedesco del 1953.   Nel testo non si suggerisce un qualsiasi legame logico tra questo taglio e l'emissione di eurobond.   Il riferimento all'accordo del 1953 è chiaramente un messaggio di un tipo molto spiacevole.   Non escludo che il servizio di oggi del TG2 sia legato a questa iniziativa.

 

Stiamo giocando con il fuoco.   Sarebbe molto positivo che si raggiungesse un accordo per l'emissione di eurobond.   Questo farebbe fare un salto di qualità alla gestione dell'unione monetaria.   Gli eurobond potrebbero aiutare a correggere il bias deflazionistico che esiste nelle regole di bilancio europee.   Sicuramente permetterebbero di dare maggiore liquidità al mercato dei titoli "sicuri" in euro e rafforzerebbero il ruolo internazionale dell'euro.   E l'emissione di eurobond darebbe un segnale politico forte di una ripresa del processo di integrazione europea.

 

È logico che chi è favorevole ad una maggiore integrazione europea voglia utilizzare questa crisi per far fare all'UE un salto di qualità.   Nel passato questo è quello che è successo spesso: durante le crisi l'Unione europea ha trovato la forza di fare notevoli passi avanti.

 

Ma dobbiamo fare attenzione ai messaggi che diamo direttamente o indirettamente ai cittadini italiani e a quelli degli altri paesi.   Un lotta efficace alla recessione causata dal Covid-19 è possibile anche senza eurobond.   Se non si arrivasse ad un accordo per la loro emissione sarebbe sicuramente un peccato dal punto di vista di chi vuole un'Europa più unita ed efficace, ma l'assenza di eurobond non ridurrebbe di un solo euro le cifre che ogni paese, Italia compresa, dovrà e potrà mettere a disposizione di cittadini e imprese.   L'Italia non è alla bancarotta e può rivolgersi ai mercati finanziari per tutto quello di cui abbia bisogno.   Certo, se potesse ricorrere a MES o eurobond risparmierebbe sugli interessi da pagare sui fondi ottenuti in questa maniera.   I risparmi non sarebbero trascurabili, ma non avrebbero un impatto significativo sulle cifre da spendere per lottare contro la recessione.

 

Sarebbe però sicuramente utile, disporre di una linea di credito precauzionale con il MES.   Questo non solo permetterebbe alla BCE di intervenire in maniera più mirata (OMT) se necessario, ma rassicurerebbe di per se i mercati finanziari.   Vari economisti italiani hanno fatte proposte in questo senso.

 

Dobbiamo tutti però fare attenzione a quello che diciamo e scriviamo.   Soprattutto chi ha una forte visibilità.   Un aggravamento ulteriore delle ferite, evidentemente mai rimarginate, tra i paesi europei sarebbe molto più negativo per la costruzione europea dell'assenza di eurobond.

 

Nella storia dell'Unione europea abbiamo assistito a tanti scontri tra governi.   Alcuni sono stati molto aspri e sono durati molto.   Ne vedremo sicuramente tanti altri ancora.  

 

Ma è sbagliato e pericoloso trasformare gli scontri tra governi in scontri tra i paesi.   È sbagliato perché in ogni paese ci sono persone con punti di vista molti diversi.   È pericoloso perché va contro il motivo principale per il quale il processo di integrazione europea è stato lanciato negli anni cinquanta: riconciliare i paesi europei dopo quasi un secolo di guerre tra di loro.