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La politica inutile

I nostri personaggetti si agitano, ma nel mondo nessuno se li fila. Tutti hanno capito che sono sopratutto degli incapaci. 

di Giuseppe Turani |

Quelli più esperti di me nell’arte delle previsioni insistevano su un concetto: se dici quello che accadrà, non dire la data. Se dici la data, non dire quello che accadrà.

Ormai la politica italiana non è più nemmeno una commedia, un teatro, uno spettacolo. È una farsa, con gente che entra e esce dalla scena, e che sembra provenire da altre storie.

Quindi non so dirvi quello che succederà, ma sono abbastanza sicuro che il nostro sistema politico (tutto) deve saltare per aria. E non è difficile capire perché.

1- A destra abbiamo Forza Italia, per molti anni arbitro della politica italiana, che sta di fatto morendo. E probabilmente scomparirà al primo coccolone (fra cento anni) di Silvio Berlusconi.

2- Sempre a destra sta guadagnando voti Giorgia Meloni, il super zero della politica. Non ha un’idea dell’Italia, di quello che andrebbe fatto o non fatto. È solo capace di avvolgersi nel tricolore o di guardarvi fisso con quegli occhioni che a me fanno anche un po’ paura. E di gridare Viva l’Italia. È in gara, dicono, con l’ex amico Salvini, altro trombone da strada. Una battaglia fra chi ne sa meno, ma grida più forte.

3- A sinistra abbiamo il Pd, affidato alle cure dell’abate Zingaretti, che lo sta conservando come una sorta di reliquia. Anche se non richiesti esplicitamente, hanno fatto tutti il voto del silenzio.

4- Poi ci sono Calenda e Renzi, quelli che una volta si sarebbero definiti i cavalli di razza. Ma non è vero. Più che altro sembrano due ragazzini che stanno litigando nel sottoscala per il possesso del pallone. Se sommiamo i loro voti probabilmente non arrivano al 5 per cento. Ma sui social e sui giornali sembra abbiano il 70 per cento.

Purtroppo, il paese è alle prese con una crisi (da coronavirus) fra le più pesanti degli ultimi 70 anni. E nessuno ci può aiutare perché stanno tutti nei guai come noi. Mentre la politica si diverte con le sue dichiarazioni e i suoi giochini, migliaia di aziende stanno chiudendo. Molte di loro non riapriranno mai più. Su Fca, ex Fiat, una delle poche disposte a investire, si è aperta una polemica che sembra arrivare dritta da un altro secolo. Con dei signori, tipo Andrea Orlando (ma anche molti altri), incapaci a tutto, ma capaci di dettare condizioni a Fca, come se in passato avessero gestito la General Motors e non quattro tessere di partito, magari pure false. Poi ci si meraviglia perché arrivano pochi investimenti esteri: forse si ritiene che le grandi multinazionali aspirino a farsi dire quello che possono o non possono fare da gente come Orlando.

Tutti, questa folla di incapaci, in coro a dire che nessuno, fra quelli che ci presteranno dei soldi per non affogare, deve permettersi di dettarci delle condizioni da rispettare. Siamo un grande paese. Sì, ai tempi di Giulio Cesare.

Ora siamo di fatto falliti, e non portiamo i libri in tribunale perché sono in sciopero.

Tutti questi personaggi non possono tirarci fuori dalla crisi. O saltano loro o saltiamo noi.

La mia previsione è che salteranno loro.