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Primo Piano

Tornare al capitalismo selvaggio

Briglie lunghe a chi vuole fare.

di Giuseppe Turani |

Il chiacchiericcio dei politici italiani è sempre meno sopportabile. La questione è abbastanza chiara. Già non eravamo messi molto bene prima. La pandemia ci ha dato il colpo di grazia: siamo finiti cioè sul sentiero di una lunga depressione economica. Inutile farsi illusioni. Quando si potrà davvero ripartire, lo si farà con una base produttiva ridotta del 20 per cento, se non di più. Abbiamo perso un pezzo di Italia per strada, dentro la crisi coronavirus. E questo significa declino.

Esiste un modo per evitare questa sorte? In sostanza. Che cosa si dovrebbe fare?

La risposta è semplice. Oggi l’Italia ha bisogno di crescere del 3 per cento all’anno, almeno per dieci anni di fila.

Cosa che abbiamo fatto solo nei primi anni dopo la guerra.

Ma è possibile crescere del 3 per cento all’anno per dieci anni?

Si può fare. E non è nemmeno difficile.

Basta provocare un’ondata di investimenti, anche dall’estero.

E come si può fare?

Semplificando il tutto. Bisogna tagliare la burocrazia con l’accetta. Rinunciare anche a qualche norma magari giusta, ma paralizzante: chi vuole fare, faccia. Avremo qualche truffa in più, qualche costruzione abusiva in più, qualche ingiustizia in più.

Ma anche crescita. Una torta più grande da spartire.

L’alternativa è quella attuale. Un paese comunque disordinato, ma in declino. Meglio tornare a un capitalismo un po’ selvaggio.

Anni fa Piero Bassetti lo aveva spiegato in termini più eleganti: i governanti del miracolo italiano non erano dei geni, erano gente modesta, ma avevano capito una cosa fondamentale: avevano lasciato le briglie lunghe al paese. E il paese si è messo a correre.
Insomma, il contrario esatto di quello che vogliono i politici italiani. E i sapienti di Facebook.