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La fisica del potere

Non esiste solo la casta dei politici.

di Ernesto Trotta |

Romano Prodi da Bologna denuncia la “lentezza delle decisioni” e la “mancanza di forza e di energia” di questo Governo. E Prodi, si sa, è uomo d’onore.

In termini fisici, l’”energia” è l’applicazione di una “forza”, che con la variabile tempo (lentezza) si esprime in “potenza”; la risultante del suo giudizio è quindi una mancanza di “potenza”, traducibile come “impotenza”. Il Professore sa essere molto tagliente, quando vuole.

C’è stato un momento nel quale la rapidità, la forza e l’energia erano viste con sospetto dai politici, dagli autorevoli ed austeri commentatori dei politici, dai tenutari di talk show, dai gran commis dello Stato e dei cosiddetti corpi intermedi, maggiorenti col passo di velluto e le voci flautate (tranne i tenutari di talk show, che invece solitamente prediligono toni più da mercato del pesce).

Era pericoloso avventurismo, poco rispettoso degli equilibri, delle diverse sensibilità, soprattutto poco rispettoso delle rendite e dei privilegi delle innumerevoli caste che dominano questo Paese da tempo immemorabile.

E già, perché i dioscuri Stella e Rizzo (correva l’anno 2007) hanno fatto la fortuna loro e dei loro editori mettendo alla gogna (peraltro pure meritata) la deplorevole “casta” dei politici, ma lastricando così la strada all’avvento dei cosiddetti non-politici o antipolitici: ovvero casalinghe, steward e assistenti di stadio, segretarie, disoccupati e sfaccendati vari, che attendevano arcigni e sbavanti sulla soglia delle stanze del potere.

Si “dimenticarono” del tutto, i due valenti giornalisti, delle altre caste, degli altri intoccabili, dai magistrati ai giornalisti, dai sindacalisti ai dirigenti pubblici, alti, bassi e medi burocrati, caste che avevano ampiamente già dimostrato la loro “potenza”, dettando i tempi e i modi della politica italiana.

Il Professor Prodi, come si sa, ebbe modo di sperimentare sulla sua pelle, e per ben due volte, le capacità di resistenza di questo mostruoso agglomerato consociativo di potere.

L’ha sperimentato anche Walter Veltroni, fondatore del PD, ed infine Matteo Renzi, con il risultato di ritrovarci prima un governo sovranista ed euroscettico, fortunatamente naufragato nelle acque dell’Adriatico lo scorso agosto, e poi il governo attuale, frutto di una ardita “mossa del cavallo”, più degna di un rodeo texano che dei minuetti romani. Efficace sul momento, ma alla lunga incapace di garantire la “potenza” necessaria al decollo delle riforme: quindi sostanzialmente “impotente”.

Che fare allora? Armarsi di certosina pazienza e rassegnarsi ai passi infinitesimi, mai del tutto risolutivi, sempre incerti e soggetti a successive, ipotetiche, aleatorie “intese”?

È del tutto evidente che questo Governo ha il freno a mano tirato, non spunta, non accelera, avanza con una sequenza interminabile di “stop and go” tra la confusione del M5S, una palude senza guida, senza idee, ma solo con alcuni miti residui, ormai vecchi e stantii (NO qui, NO lì, manette, vendette, pastette), e la prudenza patologica di un PD che evidentemente non ce la fa ad assumere la leadership, a diventare egemone, a farsi paladino di riforme coraggiose e definitive. D’altronde quella “prudenza” ha bloccato Prodi, ha disarcionato Veltroni, ha boicottato Renzi. Perché dovrebbe essere diverso oggi? Con Leu ostaggio del sindacato massimalista, resta solo Italia Viva con l’innominabile Renzi, grillo parlante malvisto, mal sopportato e giudicato sommamente fastidioso da tutto l’establishment.

“Ma ‘ndo vai?” dicono a Roma.

In realtà di cose da fare ce ne sarebbero a bizzeffe, visto lo stato della nostra economia, della nostra finanza pubblica e dei rapporti sociali in generale. Ci sarebbe da chinare la testa e partire di gran carriera a fare quello che tutti sappiamo essere obbligatorio fare, dal MES alla concessione ai Benetton, dalla riforma fiscale all’avvio di nuovi e vecchi cantieri di opere pubbliche indispensabili, dalla sburocratizzazione alla riforma della giustizia. Tutti lo sanno, tranne gli incerti, i confusi, i prudenti, ma soprattutto quelli che nel marasma ci sguazzano, perché mantengono i loro poteri di interdizione, le loro rendite di posizione, il loro status dominante.

Prodi non disdegnerebbe il coinvolgimento di Forza Italia, il vecchio arcinemico Berlusconi, pur di allargare la base parlamentare, per un Governo più efficiente. Ma basterebbe? Basterebbe mettere pressione ai parlamentari incerti, recalcitranti, paurosi e succubi di interessi più o meno confessabili? O con Berlusconi (e i suoi, di interessi…) si amplificherebbe la cacofonia di voci e quindi l’inconcludenza?

Come diavolo si fa a rispondere a queste domande?

Siamo dunque condannati a traccheggiare all’infinito, di rinvio in rinvio, senza che a nessuno sia riconosciuta la leadership, l’autorevolezza e l’autorità indispensabili per aprire la strada e procedere spediti? È ragionevole pensare di rifondare un Paese (perché è di quello che si tratta) senza pestare i piedi a nessuno, senza urtare sensibilità, senza toccare interessi precostituiti, senza scontentare nessuno? Non è una pia illusione?

Da dove può nascere un movimento che chieda a gran voce concretezza, risolutezza, determinazione? La famosa “società civile” che fa? È sveglia? Batte un colpo o si lamenta e basta? E le generazioni più giovani sono disposte, sono pronte, a fare il diavolo a quattro per cambiare le cose? Non mi pare.

Sento nell’aria zaffate di anestetico, cui ogni tanto si aggiunge quel po’ di rabbia irrazionale ed inconcludente che accende gli animi e poi li riprecipita nel torpore.

Serve una “classe dirigente” vera: senza, non saremo in grado di fare fronte a nessuna delle sfide che la storia, l’Europa, il mondo, ci lancia.

Non so se è chiaro, ma stiamo giocando col fuoco, e il rischio di bruciarci è sempre più elevato. Alla fine, non godranno neppure quelli che oggi frenano, sopiscono, smorzano. Non resterà più molto da spartire. I più preoccupati dovrebbero essere quelli che hanno venti, trenta, quarant’anni. Forse pensano di cavarsela lo stesso.

“Più energia!” chiedeva il capitano Kirk in Star Trek.

“La Forza sia con noi” era l’augurio dei Jedi di Star Wars.

Roba del secolo scorso, passata di moda. Adesso basta sballarsi con gli aperitivi, come il “lattepIù” di Arancia Meccanica, sempre secolo scorso, ma tremendamente moderno. E poco auspicabile.

Ernesto Trotta

Torino