Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Lumi e ombre del futuro

Dibattito a più voci sul liberal-socialsmo. 

di Ernesto Trotta |

Liberal-socialismo o liberalismo socialista, come preferite: un ircocervo, il mitologico animale metà caprone e metà cervo, o una mirabile sintesi progressista?
Negli ultimi giorni se ne sta discutendo molto, a seguito di un importante intervento di Massimo Cacciari (pregevole maître a penser, quando sui trattiene dal fare concorrenza a Sgarbi), con la successiva partecipazione di Emanuele Macaluso, Luigi Berlinguer, Eugenio Scalfari, insomma tanta intellighenzia di sinistra, tutti un peu âgée a dire il vero, ma comunque...
 
Perché tanta attenzione? Dopotutto non è proprio una novità, sono decenni che se ne parla e che si cerca anche di metterlo in pratica. In realtà, le nostre società occidentali sarebbero tutte ispirate ad una sintesi tra parte delle istanze storiche del socialismo e parte di quelle del liberalismo: il Welfare State ne è l’esempio più lampante. Uno Stato non dirigista, non invadente, ma regolatore, moderatore e garante di equità, che comunque garantisce la libertà individuale di iniziativa e di impresa, oltre che di espressione, di associazione, di religione, l’accesso universale ai servizi ed alla formazione, l’uguaglianza dei punti di partenza, e quant’altro. Non più solo socialismo né solo liberalismo. Qualcuno tempo fa l’ha anche chiamato terza via, qualcun altro l’ha posto alla base del cosiddetto “migliorismo”.
D’altronde, non è questo che tutti auspichiamo, avendo constatato (storia docet) che l’eguaglianza da sola ammazza la creatività umana e spegne lo stimolo al progresso, mentre le libertà individuali da sole invece finiscono per provocare prevaricazioni da parte dei più forti verso i più deboli, e quindi non garantiscono equità?
Non è così semplice, purtroppo. Qualcuno potrebbe equivocare con le posizioni del tipo “né destra né sinistra”, un ipotetico ed impossibile “centrismo” equidistante e cerchiobottista. No, proprio no.
 
Sia il liberalismo che il socialismo sono figli dell’età moderna, età nata dall’Illuminismo e forgiata attraverso le Rivoluzioni americana e francese di fine Settecento. Entrambi combattono e superano l’Ancient Regime, basato sulle caste, sui diritti di sangue, sulla nobiltà, sul latifondo, sull’assenza dei diritti universali. Entrambi danno voce all’emancipazione popolare, ai diritti umani, al razionalismo, alla laicità, alla “borghesia” prima, ed al “proletariato” poi, comunque ai ceti produttivi, ai soggetti economici che creano le possibilità di sviluppo e promuovono il progresso nella società. Entrambi, nel corso della Storia moderna, hanno pure dato origine a fenomeni estremizzanti, fortemente ideologici, socialmente pericolosi. Ne abbiamo patito le conseguenze per tutto il Novecento ed ancora oggi una parte importante delle opinioni pubbliche risulta influenzata da uno schematismo di pensiero e da una semplicità di linguaggio che, come si dice con abusato luogo comune, parlano alla pancia delle persone, specie quelle meno attrezzate culturalmente.
 
E già, perché il liberalsocialismo è una sintesi avanzata, è un‘evoluzione niente affatto scontata, che richiede coscienza civica, sensibilità all’equilibrio sociale, volontà di uscire dagli schematismi ideologici, necessità infine di cercare, momento per momento, l’equilibrio più avanzato tra istanze a volte opposte come, ad esempio, l’equilibrio tra l’imposizione fiscale progressiva e la libertà di accumulazione.
È un lavoraccio, niente affatto semplice, ragion per cui siamo ancora qui a parlarne, ben lungi dal poter dire di avere raggiunto risultati consolidati.
Abbiamo anzi una paura fottuta di soccombere alle spinte autoritarie che vengono da regimi sostanzialmente illiberali e neanche lontanamente socialisti. Russia, Turchia, Ungheria, Polonia, Cina, India, persino antiche democrazie come Stati Uniti (l’avventura trumpiana) e Regno Unito (il frutto avvelenato della Brexit), miliardi di persone che del liberalsocialismo si fanno un baffo, abbagliate come sono dal fascino del Potere riconoscibile, personale, del Potere protettivo e paternalistico degli autocrati. Ora, nessun dubbio che USA e Regno Unito abbiano anticorpi per superare uno sbandamento si spera momentaneo, ma gli altri …
 
Ecco che allora diventa fondamentale riflettere sulle reali possibilità che la cultura politica occidentale ha di realizzare quella sintesi mirabile tra libertà, uguaglianza e giustizia sociale di cui ci riempiamo la bocca e la testa da due secoli e passa, ma che non ancora riusciamo a consolidare in un sistema robusto ed affidabile.
 
A costo di dire una banalità, voglio comunque ribadire che c’è una sola possibilità per far crescere il desiderio, la voglia, di una società più equa, più libera e più giusta tra le popolazioni: è la cultura, il sapere, la conoscenza, la formazione, la cura della mente. Il liberalsocialismo non è adatto a, anzi spaventa, persone che non siano abituate a riflettere, a guardare fuori e guardarsi dentro, laicamente, razionalmente. Richiede il culto della responsabilità che, come si sa, pesa sulle spalle di chi se la prende.
 
Serve quindi un sistema formativo ed informativo adeguato. Scuola efficace e informazione onesta, insegnanti preparati e giornalisti (e editori) liberi, oltre all’esempio del buon governo. Che però da solo non basta, non illudiamoci! Il buon Governo non è banale, spesso è difficile da comunicare, può essere nel breve anche molto “impopolare”. Solo la coscienza, il sapere, il senso civico, possono aiutare a guardare oltre i vincoli del breve termine e scommettere sul futuro. Serve fiducia nelle capacità umane, serve coraggio, e serve visione. Insomma, serve umanesimo, scienza e coscienza.
 
Altrimenti vincono gli altri, e torniamo tutti indietro di un paio di secoli.
 
Ernesto Trotta
Torino