Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Più poveri per ripartire

Per il sistema produttivo questa sarà una catastrofe mai vista. Ripensare tutto.

di Giuseppe Turani |

Il marchese Paolo Gentiloni, nostro ex presidente del Consiglio e attualmente commissionario europeo per gli affari economici, persona prudente e assennata quanti altri mai, di recente ha dichiarato che la crisi coronavirus potrebbe distruggere la comunità europeo e quindi anche l’Italia.

Allarmismo? Difficile, se non impossibile, immaginare un Gentiloni allarmista.

 

GLI  ALLARMI

Purtroppo, potrebbe anche aver ragione.

I conti sono presto fatti. Il Pil di quest’anno va giù, ovunque, di circa 8-9 per cento. Ma si tratta di una stima prudenziale e fatta un po’ leggendo i fondi di caffè. Le cose andranno molto peggio.

Ma prima o poi ci sarà a ripresa, si dice, soprattutto se riusciremo a liberarci del coronavirus: la variabile indipendente, oggi, è questa. La variabile sulla quale per ora non abbiamo alcun controllo, se non le mascherine e stare in casa.

Proprio per questo tutti i paesi hanno scelto di chiudere i lockdown e di riprendere l’attività, sia pure in mezzo a rischi notevoli. Si è tornati a passeggiare, un po’, nelle città e, almeno in Italia e soprattutto il benedetto apericena senza il quale sembra che molti italiani non possano vivere (io detesto da sempre la patica, ma sto benissimo). Anche il calcio, sia pure senza pubblico, è partito. E questo è un bene, così tanti virologhi improvvisati sono tornati a fare gli allenatori di calcio e a litigare sui rigori.

 

LE ATTIVITA’ PRODUTTIVE

Sono quelle importanti. Tutti avranno notato, però, che molti negozi sono chiusi, altri sono aperti, ma non hanno clienti: solo commessi e commesse con mascherina e pistola per misurare la temperatura ai clienti (pochissimi), Molti di questi negozi e esercizi non riapriranno mai più. La stessa cosa si può dire delle fabbriche È probabile che l’Italia che ripartirà sarà solo il 50-60 per cento di quella che c’era l’anno scorso. È come se alla vostra auto avessero tolto un paio di cilindri, o una ruota.

Ma non basta. L’Italia da trent’anni è ultima in Europa come crescita perché soffre di bassa produttività. Con le regole del distanziamento imposte dal coronavirus siamo alla follia: non esiste più alcuna produttività, si fa quello che si può.

In sostanza, un buon pezzo di sistema produttivo semplicemente scompare, quel che resta (forse metà o poco più) dovrà rispettare le regole del distanziamento e quindi invece di cento prodotti al giorno ne sfornerà 50. Ma gli impianti e gli operai sono li stessi. Costi, quindi, iperbolici. È probabile che alcuni di questi coraggiosi decidano alla fine di lasciar perdere e di tirare giù la saracinesca.

 

ESISTONO RIMEDI?

Pochi. Il primo che mi viene in mente è quello di far scomparire il cuneo fiscale, in modo da abbassare violentemente il costo del lavoro. Naturalmente vanno soppressi con decreto urgente sia quota 100 che reddito di cittadinanza: sono due lussi che non ci possiamo più permettere. Ma non basterà. Invece di giocare con l’Iva, forse è il caso di cominciare a pensare a un taglio secco degli stipendi e delle pensioni più consistenti di almeno il 20 per cento.

 

PIU’ POVERI

Il coronavirus ci ha resi tutti meno ricchi, più poveri. Solo accettando lealmente questa verità, si potrà pensare di ripartire davvero, gettando nell’immondizia monopattini, biciclette e quasi tutti i decreti di Conte insieme ai suoi mille bonus.