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Sliding doors

La politica italiana è dominata dal caso.

di Ernesto Trotta |

“Ma guarda che combinazione! Chi l’avrebbe mai detto?”
 
Tutti sappiamo che spesso la nostra vita prende una certa direzione a causa di associazioni di eventi assolutamente imprevisti, imprevedibili e imperscrutabili.
Si incontra la donna (o l’uomo) della vita perché si è perso un treno, oppure si evita un incidente per avere fatto due chiacchiere in più al bar, o si trova un lavoro per un incontro fortuito, e via così. Cose che ti cambiano la vita e, se ci ripensiamo, non facciamo fatica ad individuare due, tre, quattro, forse più momenti nei quali poteva andare tutto diversamente e dopo ci saremmo trovati chissà come, chissà dove, … sliding doors (porte scorrevoli di una metropolitana, che possono cambiare tutta un’esistenza) … vecchio film americano sull’argomento.
Chiamiamo caso, o destino, tutto ciò di cui ci sfugge la concatenazione logica … che forse c’è, ma è del tutto inaccessibile alle nostre menti limitate.
Molto sfugge alla nostra logica; lo sappiamo e lo accettiamo, di buon grado o meno.
 
Nelle faccende politiche, che condizionano la vita delle nostre società e quindi nostre personali, milioni, miliardi di individui, non saremmo però così disposti ad essere dominati dal caso, o dal cosiddetto destino.
Millenni di storia ci hanno piano piano condotto ad organizzare sistemi che cercano di rendere la cosa pubblica meno preda della sorte e più delle coscienti decisioni degli umani.
Organizzazioni politiche, formazione e selezione delle classi dirigenti, sistemi elettorali complessi, istituzioni pubbliche e private, regole, norme, consuetudini, qualche millennio di storia passato appunto a cercare di tenere sotto controllo l’evoluzione delle nostre civiltà. Con risultati alterni, è vero, anche se nel complesso esiste ed è riscontrabile quello che chiamiamo progresso, cioè il consolidato dei nostri annosi sforzi.
 
Oggi però in Italia stiamo vivendo un momento da sliding doors: la nostra politica è dominata da fattori casuali, da concatenazioni di eventi che si sono verificati per pura combinazione.
Il nostro Presidente del Consiglio, ad esempio, si trova lì non perché quella fosse una sua possibile e ragionevole destinazione, ma perché Salvini e Di Maio, padroni del precedente Governo, lo hanno scelto nel circuito fortuito dei simpatizzanti cinquestelle: era presentabile, sufficientemente fuori del giro, anche se con esperienza zero, gli è toccato un posto che mai lui avrebbe potuto immaginare. E poi ci è rimasto per i noti motivi.
Di Maio stesso si ritrovò a capo di un partito con undici milioni di voti senza avere nessuna esperienza alle spalle, nessuna referenza, nessuna motivazione, se non essersi trovato al posto giusto nel momento giusto.
Per lui, ovviamente. Molto meno, per noi. E così tanti altri, essenzialmente sul lato cinquestelle, che infatti rappresentano la variabile impazzita della nostra politica.
Non sono mica tutti così … Salvini e Meloni, per dire due dell’altra parte, hanno praticato la politica fin da adolescenti, lo stesso dicasi per quasi tutti sul fronte del centrosinistra; persone che hanno studiato a lungo da amministratore, da ministro, o anche da premier, che hanno preparato, o cercato di preparare, il loro futuro per anni e anni; penso a persone come Franceschini, Del Rio, Zingaretti, Renzi, per non parlare di Draghi, o Prodi, e potrei continuare a lungo.
Tutti hanno più titoli, più esperienza, anche più competenza tecnica, dell’avvocato Conte che ci ha rappresentato a Bruxelles in un momento così delicato. Tutti. Ma sono rimasti a casa.
Ora Conte può certamente rappresentarci in modo degno ed efficace, per carità, ma perché lui? Perché non altri, con una storia diversa e certamente più congruente al compito?
È andata così, e chissà come andrà a finire. Abbiamo sempre lo stellone, o “il culo di Sacchi” di americana memoria! Ma non dovremmo confidare in quello: io preferirei confidare in persone che abbiano passato un processo di selezione, pubblico e controllabile. Persino un UFO come Trump ha fatto un anno e più di campagna elettorale, raccogliendo comunque svariate decine di milioni di voti popolari. Non ci piace, ma comunque rappresenta direttamente una bella fetta di popolazione americana che lo ha scelto. E a novembre sarà comunque sottoposto ad un esame molto severo (e noi incrociamo le dita).
 
Insomma, la selezione della classe dirigente è una cosa seria e da essa possono derivare i destini di interi popoli. Meno casualità c’è, meglio è. Banale? Forse.
Ma guardiamoci intorno: in quale Paese del mondo moderno e civilizzato c’è una situazione paragonabile alla nostra?
Siamo il Paese delle sliding doors. E da fuori si vede, si vede benissimo, e non possiamo stupirci troppo se qualcuno ci guarda con diffidenza. Spetta a noi guadagnarci il rispetto e la fiducia degli altri, soprattutto se gli chiediamo di darci soldi che noi da soli non potremmo procurarci.
Il credito si guadagna, giorno per giorno, non è dovuto sulla parola o sulla storia pregressa, anche se contiene Leonardo e Galileo. Che c’è di strano?
 
 
Ernesto Trotta
Torino