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Giorgia on my mind

Meloni si confonde pure sulle canzoni. "Imagine" sarebbe marxista.

di Ernesto Trotta |

E poi tocca sentire profonde riflessioni, del tipo:
“Il testo di Imagine è un inno dell’omologazione mondialista”.
Al che, uno si chiede: “Ma che vuol dire?” Niente paura, c’è pronta la spiegazione, per il colto pubblico e l’inclita guarnigione.
L’”omologazione mondialista” è quella cosa che ci farebbe diventare tutti consumatori nelle grinfie delle multinazionali.
Roba forte, roba che non si sentiva dal tempo dei comunicati delle Brigate Rosse negli anni Settanta-Ottanta (SIM, non ancora scheda dei cellulari, che non esistevano, ma Stato Imperialista delle Multinazionali), solo che stavolta a spararla (no, devo cambiare verbo, questo è troppo allusivo…) a proporla, in un estivo talk show serale, è una (poco) gentile signora bianca, madre, cristiana, di nome Giorgia.
Bianca di bianco vestita, occhio vispo proteso alla telecamera, la signora ci spiega che il povero John Lennon, icona del pacifismo e dell’amore universale, “peace not war”, “make love, not war”, “bed in” nel lettone bianco (anche lui!) con Yoko Ono, vittima dell’esaltazione di un fan che vedeva in lui tutto ciò che non poteva capire, né raggiungere, né ottenere e quindi andava distrutto, ebbene, quel John Lennon, del cui assassinio celebriamo il quarantennale tra pochi mesi, quel John Lennon lì, ci butterebbe nelle grinfie del consumismo delle multinazionali.
Immaginare un mondo senza confini, senza religione, senza nulla per cui uccidere o morire, senza avidità o ingordigia, per quanto utopistico, ingenuo, anche folle o infantile, se proprio si vuole, diventerebbe così un invito al consumismo, una sottomissione al potere di generiche multinazionali (tra cui la Spectre, ovviamente, insieme al Priorato di Sion), che tesserebbero una terrificante rete di dominio mondiale sulle nostre povere menti, deboli ed esposte alla propaganda.
Che confusione, cara Giorgia! Che mistificazione! Che ridicolo!
Perché, vedi, non ha importanza alcuna l’uso che qualche spregiudicato creativo pubblicitario può fare delle parole scritte da altri (voi avete cercato di strumentalizzare Viva l’Italia di De Gregori, saltando l’ultima strofa sull’Italia che resiste…). Nessuna importanza. John Lennon è e resta John Lennon, a 80 anni dalla nascita e 40 dalla morte, e l’omologazione mondialista, qualunque cosa possa voler dire una formula così approssimativa e confusionaria, non ha nulla a che fare con i diritti umani, con la libertà, con la solidarietà, con la laicità di cui egli scriveva e dei quali si faceva paladino. Mediaticamente, provocatoriamente, ironicamente, ma quello rappresentava per chi lo apprezzava.
Tu adesso cerchi di piegare il fenomeno mediatico alle tue povere finalità propagandistiche, con la faccia seria di chi ha capito tutto e adesso ci spiega (devono averle tradotto il testo da poco, perché ha detto che è pur sempre una bella canzone), raggiungendo vette di goffaggine difficilmente eguagliabili.
Non ci aspettavamo nulla di diverso o di più intelligente. Tutto in linea con il livello culturale della destra nostrana.
E poi dice che uno si butta a sinistra…!
 
Ernesto Trotta
Torino