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La crisi infinita

Per tornare al 2019 serviranno dai cinque ai dieci anni.

di Giuseppe Turani |

L’altro giorno scendo in paese per comperare il pane. Davanti al negozio vedo una fila di appena due persone. Miracolo. Parcheggio al volo e mi fiondo. Immediatamente bloccato da un urlo collettivo. All’ombra di un platano c’erano altre dodici persone in attesa del loro turno (il negoziante ne ammetteva, giustamente, solo due alla volta). Me la sono cavata in una mezz’oretta.

Un paese così messo (non per colpa sua), costretto a far la fila ovunque come in tempo di guerra, non può andare in ripresa, può solo vivacchiare. Se il primo trimestre si è chiuso con un meno 40 per cento di attività, il secondo (che è già finito) non andrà molto meglio. Le previsioni ufficiali dicono che quest’anno la nostra creazione di nuova ricchezza sarà inferiore del 12 per cento a quella dello scorso anno. Ma sarà di più. Vicina al 20 per cento. Cioè con oltre 300 di nuova ricchezza che avremmo dovuto fare e che invece non vedremo.

Altri esperti, infatti, che serviranno almeno cinque anni per poter tornare ai livelli di benessere del 2019.

La verità, quindi, è molto semplice: fino a quando non ci liberiamo del covid 19 siamo costretti a correre con il freno a mano tirato, ben distanziati, mascherina, e il più possibile chiusi in casa.

I cinque anni per tornare al 2019 sono abbastanza realistici nell’ipotesi che entro l’anno si riesca a sbattere fuori dalle nostre vite questo virus. In caso contrario, i cinque anni possono anche diventare dieci. E il nostro Deficit/Pil è già arrivato a quota 160. Il governo promette di ridurlo, ma intanto programma nuove spese per almeno cento miliardi.

Insomma, niente crescita, anzi arretramento, e finanza pubblica nel caos. Un esperto, Giuseppe Rao, sostiene addirittura che sia arrivata l’ora di fondare di nuovo l’Iri, considerato che molte aziende spariranno, travolte dalla crisi covid.

Il futuro immediato è questo. Buona giornata.