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Primo Piano

L'incubo permanente

Dal rigore di Giolitti siamo piombati nel disordine dei grillini e dei leghisti, attaccati alle poltrone come cozze agli scogli.

di Giuseppe Turani |

Tanti anni fa la Fiat commise una piccola mascalzonata. Giolitti, che era allora presidente del Consiglio, fece convocare Agnelli dal prefetto di competenza territoriale, cioè Torino, con l’incarico di impartirgli una severa ramanzina. In una successiva occasione, uno dei ministri di Giolitti, avvocato, volle difendere la Fiat in una vertenza. Giolitti, che era quello che era, non un santo, lo fece però dimettere.

In quell’Italia, tormentata dal procedere dell’industrializzazione, dall’affermarsi della classe operaia, e con l’ombra del fascismo già presente, c’era ancora un po’ di senso dello Stato. Tutta roba che si è persa.

Il presidente della Lombardia, non un genio a cui si debba chissà che cosa, ma un semplice yes-man di Salvini, è ufficialmente indagato, ma non accenna proprio a un gesto di chiarezza. Sta sulla sua poltrona, felice come una Pasqua. E se ne frega.

Confesso che questi che hanno fatto carriera gridando ogni dieci minuti honestà-ta-ta-ta non mi sono mai piaciuti. L’onestà, come sa chiunque non sia un idiota, è un pre-requisito. Si può essere onesti e incapaci. Onesti e francamente stupidi. Onesti e pasticcioni.

In anni giovanili sono stato molto amico di Gianni De Michelis, che pure qualche imbroglio avrà anche fatto, ma ci vogliono 100 leghisti per fare uno come Gianni, che a casa sua non chiudeva nemmeno più la porta, tanto i ladri entravano e uscivano come volevano.

Ma aveva visione, voleva fare dell’Italia una potenza moderna. Come Claudio Martelli: il suo discorso su meriti e bisogni andrebbe fatto leggere nelle scuole.

Ma mi accorgo che sto parlando di un’altra generazione, di uomini cresciuti quando il vento della Resistenza e dell’esilio politico di molti soffiava ancora. Nessuno di noi, per ragioni anagrafiche, ha mai fatto la Resistenza o è mai stato esule a Nizza (come Pertini), o a Vienna (come Saragat), o a New York come Don Sturzo, nessuno di noi ha mai fatto tanta galera come Pajetta, ma abbiamo conosciuto da vicino tutti quelli che quelle vite hanno fatto.

E non ce ne siamo mai dimenticati. Adesso invece abbiamo i Buffagni, le Lezzi, le Taverna, le Azzolina, i Grillo, e un’infinità di cassiere, commesse, qualche pescivendola, poltroniste e poltronisti. Tutta gente uscita dal nulla e che nulla sa. Che pensa alle sedie e ai banchi per le scuole con le rotelle come suprema riforma della scuola. Gentile era un fascista, e infatti fu giustiziato dai partigiani comunisti dei Gap toscani, ma rispetto a questi era una divinità.

Più che una classe dirigente, questi sono un incubo permanente.